a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Un parlamentare del Rajasthan accusa i cristiani di convertire gli indù in cambio di denaro

Un parlamentare del Rajasthan, Vasudev Devnani, esponente del partito induista al governo, il Bjp, ha accusato i missionari pentecostali locali di gestire una “fabbrica delle conversioni”. Lo ha fatto il 25 luglio durante una conferenza stampa nella municipalità del Kishangarh. Devnani ha portato l’esempio di tre missionarie che a suo dire da qualche tempo radunano donne e bambini con il pretesto di pregare insieme, poi cercano di convertirne le famiglie al cristianesimo e fanno loro rimuovere le immagini sacre indù. Approfittando del fatto che molte famiglie sono povere, i missionari offrono denaro in cambio della conversione, sostiene  Devnani: “il modo in cui vengono attirate verso il cristianesimo attraverso il denaro è da condannare – ha dichiarato alla stampa – la società indù non accetterà mai che i missionari cristiani provino a convertire i fedeli in cambio di soldi”. Il parlamentare ha inoltre annunciato che intende rivolgersi al governo centrale: “chiediamo che intervenga subito contro queste persone. Vorremmo sapere da dove provengono i loro fondi”. Il presidente del Global Council of Indian Christians, Sajan K George intervistato dall’agenzia AsiaNews ha spiegato che quelle di Devnani sono invenzioni, accuse del tutto infondate: “non ha avuto luogo alcuna attività di conversione. Qualsiasi cosa abbia a che fare con la piccola comunità cristiana è vista con sospetto. Anche i pentecostali sono poveri: come possono convertire qualcuno offrendo denaro, quando loro stessi non ne possiedono?”. Benché l’India sia un paese democratico secolare alcuni stati hanno adottato una legge anticonversione. Il Rajasthan lo ha fatto nel 2006. La legge prevede pene severe, incluso il carcere da due a cinque anni, per chi “porta avanti attività di conversione tramite frode o manipolazione”.