a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Un ministro paragona le conversioni forzate a chiedere sesso in cambio di favori

Un ministro del governo indiano, Pratap Chandra Sarangi, di recente ha paragonato le conversioni forzate al cristianesimo, di cui vengono spesso accusati ingiustamente i cristiani in India, a “chiedere sesso in cambio di un favore”. Parlando al quotidiano ThePrint – riferisce AsiaNews – il ministro ha detto che le conversioni religiose sono paragonabili “alla violenza fisica nei confronti di una ragazza” e devono essere perseguite come un “crimine e un atto disumano”. “Immaginate – ha detto – che qualcuno aiuti una ragazza in un college di medicina o ingegneria e voglia aggredirla sessualmente. Il caso sarebbe trattato come un crimine, un atto disumano. Allo stesso modo, se qualcuno vuole convertire o sfruttare il proprio credo offrendo servizi e denaro, anche quello deve essere trattato come un crimine: un crimine contro natura e contro l’umanità”. Il ministro Sarangi è stato il capo locale del Bajrang Dal, il gruppo radicale indù che nell’Orissa nel 1999 ha bruciati vivi un Pastore australiano, Graham Staines, e due suoi figli di sette e nove anni. La sua nomina nel governo formato dopo il voto politico appena concluso che ha rinnovato il mandato del primo ministro Narendra Modi ha suscitato – riferisce AsiaNews – indignazione e preoccupazione tra i cristiani. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians , ha commentato le parole del ministro dicendo: “il linguaggio utilizzato dal ministro è degradante, indiscreto, litigioso e sprezzante nei confronti della civiltà”. L’Orissa è stato il primo Stato ad approvare il Freedom of Religion Act nel 1967, la legge che punisce le conversioni forzate.