a cura di Benedetta Frigerio
  • Cina

Un appello al governo cinese firmato da 34 chiese non ufficiali

 

34 chiese non ufficiali cinesi, protestanti, hanno scritto un appello al governo per denunciare la violazione dei diritti dei fedeli: “la normale vita di un credente è stata violata e ostacolata – si legge nel documento – e questo ha causato danni emotivi ingenti. Si è colpito inoltre il senso di patriottismo che anima i cristiani, aprendo la possibilità a conflitto sociali. La situazione sembra poi peggiorare di giorno in giorno”.  Il riferimento è alle norme varate nel 2016 che hanno notevolmente limitato la libertà religiosa dei cristiani in Cina. In particolare desta preoccupazione la schedatura ordinata all’inizio di luglio delle strutture cristiane non registrate e la chiusura di decine di chiese domestiche. I cristiani cinesi – si legge ancora nell’appello – “non sono una forza di dissenso, un errore da gestire o rettificare, l’obiettivo prescelto di attacchi velati o diretti. Pensare in questo modo è sbagliato. È un errore fondamentale. Le chiese cristiane, anche quelle domestiche, sono animate dal desiderio di dialogo per raggiungere le migliori relazioni possibili con il governo in questa nuova era, per raggiungere il socialismo con caratteristiche cinesi”. Alla agenzia di stampa AsiaNews una fonte ha spiegato che è stata colpita anche una chiesa cattolica: “sappiamo solo che la polizia ha visitato alcune chiese e ne ha ordinato la chiusura”. Ni Yulan, esponente della “Fratellanza dell’amore sacro” ha commentato: “il controllo del governo è sempre più stringente. Si stanno preparando a colpire, per questo raccolgono informazioni. È soltanto l’inizio”.