• L'ALLARME

Tremate, le streghe sono tornate (e sono 1,5 milioni)

Più i giovani abbandonano il cristianesimo più aumenta la stregoneria, come hanno notato diversi osservatori tra cui anche il laicissimo Newsweek. Secondo la Catholic News Agency, il culto neo pagano della Wicca interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri da capogiro che dimostrano come tra l’«andare in Chiesa» o il «vivere da atei» c'è uno spazio di nuovi culti pericolosi. 

Più i giovani abbandonano il cristianesimo, più aumenta la stregoneria. Messa così, l’equazione apparirà a tanti semplicistica ed anche un po’ bigotta. Eppure era esattamente questo che titolava non un periferico bollettino parrocchiale, bensì il laicissimo Newsweek in un articolo di novembre riproposto nelle scorse ore sulla pagina Facebook del settimanale. Per quale motivo, ci si potrebbe chiedere, la stampa non religiosa e neppure sospettabile di simpatie conservatrici inizia ad occuparsi in questo modo, con toni cioè abbastanza preoccupati, del fenomeno stregoneria? Per una ragione semplice, e cioè l’aumento esponenziale di questa forma di religiosità, antica e nuova al contempo.

Basti pensare che nel 1990, negli Stati Uniti, le streghe Wicca, quelle cioè che si identificavano nella galassia del neopaganesimo, erano – a detta di uno studio del Trinity College – circa 8.000. Non pochissime, si potrebbe osservare. Peccato però che nel 2008 risultassero 340.000 e, nel 2018, siano addirittura quadruplicate. Con il risultato, secondo la Catholic News Agency, che oggi questo culto interessa da 1 a 1,5 milioni di persone. Numeri impressionanti se si pensa, tanto per fare un esempio, in totale i presbiteriani praticanti ammontano a 1,4 milioni.

Non solo. Va precisato come negli Stati Uniti esistano persone avvicinatesi al mondo della stregoneria le quali, però, rigettano l’etichetta neopagana, perché la considerano limitante o perché, semplicemente, si riconoscono in una spiritualità individualista. Questo significa che, per quanto i dati del Pew Research Center stimino in appena lo 0,4 percento la popolazione Usa aderente alla fede Wicca, è possibile che le streghe e simpatizzanti possano essere anche più di 1,5 milioni. E l’Italia? Pure nel nostro Paese questa tendenza religiosa ha attecchito, anche se le stime più affidabili, come quella del Centro studi sulle nuove religioni, risultano caute e parlano di appena, si fa per dire, 3.000 wiccan, soprattutto donne e nel nord Italia.

D’accordo, ma come si spiega questo macabro dilagare di culti legati alla stregoneria? Date le dimensioni e la crescita del fenomeno, la curiosità appare più che lecita. Secondo il pensiero di diversi osservatori - al quale, come si è visto, si accoda l’insospettabile Newsweek - il successo dell’occulto e dei suoi giovani adepti, se a lato pratico è favorito soprattutto dalla Rete e dai social network, in una prospettiva più generale è inquadrabile come diretta conseguenza dell’allontanamento, in particolare quello giovanile, dalla fede cristiana. Dunque l’equazione d’apertura ha una sua plausibilità, se non altro perché il bisogno religioso di chi si allontana da un determinato credo – essendo esso qualcosa di connaturato all’essere umano – solo da un nuovo credo può essere soddisfatto.

In questo senso, sarebbe il caso che nel mondo cattolico la si smettesse d’immaginare la vita delle persone divisa in caricaturali dicotomie, come se per esempio si dovesse scegliere tra l’«andare in Chiesa» o il «vivere da atei», e s’iniziasse a ragionare sulla pericolosità di questi nuovi culti. Perché, nell’ambito di un mercato religioso ben più vivace di qualche tempo addietro - per usare una categoria cara al sociologo della religione Rodney Stark -, accade che, nella misura in cui una determinata religione trascura di fare proselitismo, accade un fatto molto semplice: si fanno avanti altri culti. Come la Wicca. Il bisogno religioso, infatti, non sopporta vuoti. Una verità elementare, ma che purtroppo oggi pare sfuggire anche a tanti pastori.