• LA LETTERA

Tra il Me Too e la Gillette, quel che dimentica il laicismo

Quelli che tentano di ridurre la Chiesa a una Ong dimenticano le conseguenze del peccato originale, che come diceva Chesterton è la cosa più evidente del mondo. Solo l’affezione a Cristo e la frequentazione della Compagnia nata da Lui possono aiutarci innanzitutto a capire che tale ferita esiste in ognuno di noi e che vi è una via per essere salvati dal baratro. E questa via è appunto una sola: Gesù Cristo.

Caro direttore,

mi pare che gli storici nemici della Chiesa (quelli che tentano di ridurla a una Ong senza Cristo) vogliano far fuori il “peccato originale” a colpi di decreto e di immagini pubblicitarie. Essi non vogliono sentir parlare di tale peccato (che, per il grande Chesterton, è la cosa più evidente del mondo), ma ne vedono le conseguenze. Vedono le cattive azione dell’uomo e della donna (in questo periodo vedono soprattutto quelle dell’uomo) e cercano di porvi rimedio senza chiedersi cosa stia all’origine delle varie malvagità. La tradizione giudaico-cristiana ha individuato con molta lucidità e credibilità tale origine: la ribellione della libertà concessa all’uomo al criterio creativo e morale del Signore.

La cultura illuminista e laicista ha rifiutato questa spiegazione del male e pensa, appunto, di potervi porre rimedio con delle proprie iniziative, che, in breve tempo, si dimostrano sempre fallimentari, perché non hanno l’intelligenza e l’umiltà di andare alla radice dei problemi. Abbiamo sotto gli occhi un esempio abbastanza clamoroso. La Chiesa ha sempre indicato, come uno degli effetti del “peccato originale”, anche la lussuria, a cui ha sempre cercato di rimediare con l’educazione al rispetto della donna e con il sacramento della Penitenza, che permette di riprendersi correttamente dopo eventuali errori. Il mondo laicista derideva la posizione della Chiesa, bollandola come reazionaria e bigotta, reclamando per sé la massima libertà sessuale (il Sessantotto docet), con le conseguenze che ora tutti possiamo constatare, soprattutto in relazione alla stabilità della famiglia.

Ora, improvvisamente, il movimento Me Too reclama rispetto per la dignità delle donne, di tutte le donne, contro le troppo disinvolte avance maschili. Per carità, la richiesta è giusta e sacrosanta, anche se appare tardiva e soprattutto non tiene conto di quel “mostro” che è insediato dentro l’animo di ogni uomo e di ogni donna. Tale “mostro”, che rende l’uomo spesso “cacciatore” e la donna spesso “vittima consenziente”, può essere vinto solo da una Forza esterna e non da regolette, peraltro molto unilaterali. La giusta protesta delle donne ripete l’errore di non andare al fondo del problema, sperando di trovare facili soluzioni a un problema complesso. Soluzioni che, tra l’altro, finiscono con il complicare in modo artificioso (e a volte ridicolo) i rapporti tra uomo e donna, già resi difficili dall’impero del pensiero unico.

E ora ci si mette anche la pubblicità a voler rieducare, come un qualsiasi regime totalitario, i propri clienti. La famosa fabbrica di lame da barba Gillette, quella che si definisce “il meglio di un uomo”, per educare questo uomo violento e sessista ha preparato un video pubblicitario nel quale un uomo impedisce a un altro uomo di accostare una bella donna e nel quale un papà impedisce a due bambini di litigare: che barba! Anche gli imprenditori si adeguano al pensiero unico dettato dal politicamente corretto, che ha una caratteristica molto precisa e ripetitiva: ogni lustro cambia l’oggetto del proprio moralismo. Intanto mi è caduto il mito delle Gillette che per anni mi hanno tagliato la barba, ma che ora mi costringono a ricorrere alla concorrenza. La Gillette dovrebbe anche ricordare che a un uomo troppo svirilizzato non cresce più la barba e quindi non ci sarà più nulla da tagliare. Dovrà chiudere i battenti?

Caro direttore, voglio solo dire (spero di non essere stato confuso) che il peccato originale non può essere rimosso da nessuno e da nessuna misura umana, anche se il delirio di onnipotenza che sta invadendo l’umanità rischia di far credere che ciò sia possibile. Solo l’affezione a Cristo e la frequentazione della Compagnia nata da Lui possono aiutarci innanzi tutto a capire che tale ferita esiste in ognuno di noi e che vi è una via per essere salvati dal baratro. Perché Cristo e solo Cristo è la via, la verità e la vita. E anche noi cristiani non dovremmo mai dimenticarlo.