• RAPPORTO CENSIS

Tra gli italiani e il sesso c'è di mezzo la pornografia

L'ampia diffusione e la normalizzazione della pornografia è il dato che maggiormente spicca nel rapporto del Censis dedicato alle abitudini sessuali degli italiani, a vent'anni dal precedente. E si scopre che l'esplodere del sesso senza amore e del sesso virtuale sta portando semplicemente al rifiuto del sesso. È l'esito della mentalità edonistica del "tutto e subito", del ripudio culturale e valoriale del "per sempre". Un'occasione per riscoprire il valore dell'eternità.

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A due decenni dall’ultima volta, è stata effettuata una nuova indagine sulle abitudini sessuali degli Italiani. Si tratta del rapporto Censis-Bayer, volto ad indagare i nuovi comportamenti amorosi di coppie e single nel nostro Paese. Basato su un campione di 1.860 persone tra i 18 e i 40 anni, sondato dal primo al 15 marzo 2019 con metodologia Cawi, esso risulta sociologicamente interessante non solo per il tema affrontato, ma anche perché consente un raffronto storico. Come c’era da aspettarsi, i grandi media hanno scelto di diffondere i risultati della ricerca in modo ora enfatico ora neutro, senza però cogliere sfumature ed implicazioni gravi che, in quanto tali, meritano invece una riflessione.

Due, in particolare, sono gli aspetti critici – e a loro modo concatenati - che il lavoro del Censis ha fotografato. Il primo riguarda un preoccupante radicamento della pornografia, fuori ma anche dentro la vita di coppia. «La pornografia nella vita di coppia», ha commentato Massimiliano Valeri, direttore dell’istituto di ricerca fondato nel 1964 da Giuseppe De Rita, «non è più proibita come un tempo. Anzi, è diventata il fulcro di pratiche molto diffuse nella sessualità quotidiana». Suffraga questa considerazione l’affermarsi di una dinamica a dir poco avvilente e, fino a pochi anni or sono, marginale: il sesso senza amore, che vent’anni fa era ammesso dal 37,5% delle donne, mentre invece oggi è accettato, pare, addirittura dal 77,4% di esse.

Una svolta evidentemente connessa all’affermarsi del porno, il quale non è tanto e solo uno strumento di piacere, quanto un veicolo di una concezione meramente materialistica, anzi genitale delle relazioni, ridotte ad evanescente pratica ginnica. Ne deriva un’eclissi della dimensione amorosa che, dice il Censis, non solo viene sempre più messa in secondo piano, ma risulta addirittura concepita ormai come accessoria: se c’è, bene, altrimenti fa lo stesso.

Un secondo aspetto su cui non si può non riflettere è quello dell’aumento degli italiani sessualmente «inattivi», categoria nella quale oggi pare rientrino 1,6 milioni di persone, pari al 10% della popolazione italiana: vent’anni fa erano esattamente la metà, il 5%. Trattasi di soggetti che non hanno mai avuto un rapporto completo nella vita, mentre hanno vissuto in astinenza, mediamente per 6 mesi, almeno una volta nella vita, ben 13 milioni dei 15,5 milioni di italiani tra i 18 ed i 40 anni.

Morale della favola, ad oggi non sono più di 220.000 i giovani 18-40enni che hanno una relazione affettiva stabile. Curioso, anzi «sorprendente», per dirla proprio con il Censis, è poi che il 12% delle persone che non ha mai avuto rapporti sessuali nella propria vita abbia relazione affettiva stabile con un’altra persona; il 4% di costoro addirittura convive.

Per quanto allarmanti, sono dati che si inseriscono in un quadro internazionale. Basti pensare che una ricerca ancor più vasta di quella del Censis – condotta su un campione di oltre 26.000 adulti statunitensi tra i 18 ed i 96 anni e pubblicata sulla rivista Archives of Sexual Behavior – ha riscontrato come la «Generazione Y», coloro cioè che sono nati negli anni Novanta, sia sul piano erotico poco attiva e quindi più simile a quella dei nonni che a quella dei genitori, che pure faceva i conti con una società dalle idee morali, per quanto in evoluzione, più rigide rispetto alle attuali.

Ora, non possiamo a questo punto non chiederci di cosa sia espressione da un lato il diffondersi della pornografia e, dall’altro, la crescita degli italiani sessualmente «inattivi». Si tratta infatti di due facce di una stessa medaglia, che potremmo definire come quella della delusione del sesso, ossia di un piacere che, semplicemente, non piace più. Come mai? Le risposte possibili sarebbero molte.

La principale sta però forse nel ripudio culturale e valoriale del «per sempre», esito di una mentalità edonistica da decenni improntata al «tutto e subito». Con la conseguenza che le relazioni all’inizio si svuotano di senso, ma alla fine pure – sembra un gioco di parole, non lo è – di sesso. Il rimedio a tutto ciò non può quindi che essere la riscoperta di quell’eternità della quale, nonostante tutto, l’anima di ciascuno sente la nostalgia e per la quale ognuno sente d’essere stato creato.

Questo il Censis non lo precisa né è suo compito farlo, ma i cattolici meglio di altri dovrebbero sapere che, essendo fatto a immagine e somiglianza di Dio, l’uomo ha un cuore esigente, per il quale è troppo breve tutto ciò che non è per sempre. Una verità controcorrente che è urgente di tornare ad affermare e testimoniare.