• IL LIBRO

Togliatti fu ferito. Fu ferito da Pallante

Antonio Pallante, personaggio ignoto con un passato difficile fatto di vandalismi e un eroico (e inconsapevole) sabotaggio ai danni dell'Italia fascista, si rese protagonista di uno dei fatti più drammatici della nascente Repubblica. Il 14 luglio sparò a Togliatti. Stefano Zurlo intervista Pallante in Quattro colpi per Togliatti (Baldini e Castoldi)

Antonio Pallante (al centro) arrestato

Antonio Pallante era nato a Bagnoli Irpino, in Campania, nel 1923. Suo padre era un appuntato della Forestale, spesso trasferito. Il quattordicenne Antonio studiò per quattro anni nel seminario di Cassano Jonio, da cui fu espulso per aver preso a calci il rettore. Il quale lo aveva rimproverato perché aveva fatto un buco nel muro del cortile per spiare le ragazze della colonia estiva lì accanto. A Bronte, in provincia di Catania, col moschetto da avanguardista per gioco centrò la scatola elettrica di un palo del telegrafo. Purtroppo per lui, da quella scatola passavano le comunicazioni tra Roma e Tripoli, cioè tra il governo fascista e la colonia libica, comunicazioni che rimasero interrotte per diverse ore. Il federale locale indagò e scoprì tutto, facendone dettagliata relazione a Roma. Ma il plico non partì, perché il direttore delle poste era amico del padre di Antonio. Quando gli americani occuparono Bronte, il colonnello Charles Poletti, capo dell’amministrazione civile delle zone conquistate, volle conoscere l’eroico sabotatore e gli donò l’astronomica cifra di mille lire.

L’italoamericano Poletti era stato preferito, nel ruolo, a Fiorello La Guardia, celebre sindaco di New York e grande sponsor della Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale di  Padre Pio. La Guardia, a cui  è stato intitolato un aeroporto di New York, fu anche padrino di battesimo di Mike Bongiorno. Poletti, a Napoli, ebbe poi come interprete Vito Genovese, braccio destro di Lucky Luciano. Morì nel 2002, a novantanove anni, a Manhattan. Provvisto di risorse illimitate, rifornì di medicinali e scorte l’ospedale di Bronte. Il giovane Pallante si appropriò di una partita di chinino che rivendette, aggiungendo un altro buon gruzzolo alle mille lire. Quando fu studente di giurisprudenza a Catania, usò quel denaro per comprare al mercato nero una pistola e cinque proiettili. Poi, nel luglio del 1948, acquistò un biglietto di sola andata per Roma. Si sistemò in una pensioncina in zona Termini e cominciò ad aggirarsi attorno al Parlamento. Scoprì che Togliatti, capo del Pci, usava uscire non dal portone principale ma da una porticina laterale che dava su via della Missione, dove lo attendeva l’autista. I carabinieri presidiavano l’ingresso principale, ma non gli altri ingressi.

Il 14 luglio, verso le 11.30, Togliatti uscì al braccio di Nilde Iotti e si trovò di fronte ad Antonio Pallante, che gli esplose contro quattro colpi. La Iotti cominciò a urlare, Togliatti si accasciò, la gente scappava. Solo Pallante rimase immobile. Un capitano dei carabinieri, Antonio Perenze, sentiti i colpi e le urla, scese dalla sua camionetta. Accorso, prese per un braccio Pallante e lo fece salire sul mezzo, salvandolo da un linciaggio sicuro. Quel militare due anni dopo fu protagonista dell’uccisione di Salvatore Giuliano, il bandito siciliano per il quale era stato creato il Cfrb (forze repressione banditismo, polizia e carabinieri, tra cui l’allora capitano Dalla Chiesa). Stefano Zurlo è un giornalista che ha intervistato Antonio Pallante, oggi novantacinquenne, e ne ha tratto un corposo libro: Quattro colpi per Togliatti. Antonio Pallante e l’attentato che sconvolse l’Italia (Baldini+Castoldi, pp. 254, €. 17). Nel quale si ripercorre tutta la vicenda, nonché quel che successe dopo. Innanzitutto si gridò al complotto: i neofascisti, la mafia, la Cia. Si ricamò sulla data: il 14 luglio, il giorno della presa della Bastiglia. In effetti, il giovane Pallante era stato sedotto dalla figura di Charlotte Corday, che aveva pugnalato Marat nella vasca da bagno. Ma era tutto qui, non c’era alcun complotto né riferimenti ai tirannicidi storici. Pallante, poi, non era nemmeno un nostalgico del fascismo; le sue idee politiche si situavano tra il Partito Liberale e quello dell’Uomo Qualunque.

Il 14 luglio era, per giunta, successivo al 18 aprile, data delle elezioni che avevano visto il Pci clamorosamente sconfitto. Ma erano i giorni in cui si doveva decidere la collocazione internazionale dell’Italia. E Togliatti aveva votato contro il Piano Marshall. Nelle piazze i comunisti si scatenarono, ci furono morti. Togliatti sopravvisse e, dal letto d’ospedale, ordinò ai suoi di star fermi: a Yalta era già stato tutto deciso. La vittoria di Bartali al Tour de France smorzò i bollenti spiriti e l’Italia scansò l’insurrezione.