• LO SCANDALO

Toghe e politica, noi lo sapevamo. Ora bisogna cambiare

TG e alcuni “giornaloni” riconoscono, ipocritamente scandalizzati, che esiste un indebito legame tra politica e magistratura. Noi lo sapevamo già da tempo che le istituzioni politiche sono sotto ricatto del potere dei magistrati. Ecco perché ora bisogna riformare il Csm e separare le carriere per impedire alle correnti di essere un partito. 

Caro direttore,
vedo che persino i TG ed alcuni “giornaloni” riconoscono, ipocritamente scandalizzati, che esiste un indebito legame tra politica e magistratura, Anzi, stanno finalmente confessando che la magistratura influenza in modo diretto la politica, spesso determinando scelte e governi. Noi, uomini di strada, cioè uomini comuni come li definirebbe il grande Chesterton, lo sapevamo già da tempo che le istituzioni politiche sono sotto ricatto del potere dei magistrati, che sono, di fatto ma anche di diritto, le uniche persone italiane esenti da ogni responsabilità personale.

Lo sapevamo già dai tempi dell’epoca fulgida di “Mani Pulite”, che distrusse solo la Dc  ed il PSI, facendo fuori soprattutto Craxi ed Andreotti, forse per la loro politica di apertura verso il mondo arabo, aperture mal viste nell’ambito dell’Alleanza Atlantica dominata dagli Usa. L’unico grande partito salvato fu il PCI, proprio quello che importava in Italia rubli da parte di un Paese che puntava i suoi missili anche contro di noi. Lo sapevamo da quando  il peggior presidente della Repubblica della storia d’Italia rifiutò, su pressione della magistratura, di firmare un decreto che avrebbe distinto tra finanziamenti ai partiti e finanziamenti illegali per interessi personali e avrebbe dato un corso più equilibrato alla stagione di Tangentopoli.

Lo sapevamo da quando è stata la magistratura a determinare la nascita e la caduta di vari organi esecutivi sia livello locale che a livello nazionale. Lo sappiamo da quando la magistratura ha distrutto politicamente Silvio Berlusconi, figura (allora) fuori dai soliti giochi di potere. E lo sapevamo anche quando persino un governo Prodi cadde grazie alle accuse avanzate nei confronti di un ministro di quel governo, che poi venne assolto (ma era oramai troppo tardi). Lo sapevamo quando ci siamo resi conto che Formigoni è stato condannato ad una pena severissima sulla base di prove che non esistono, come ha avuto modo di dire il suo ultimo difensore. Lo sapevamo da quando abbiamo visto che ogni campagna elettorale, dal 1992 in poi, è stata in qualche misura avvelenata da iniziative della magistratura, che spesso poi si sono concluse con un nulla di fatto.

Tutti gli accenni qui fatti si riferiscono ad un contesto istituzionale nel quale la magistratura avrebbe il solo compito di applicare la legge promulgata dal Parlamento, in un sistema di divisione tra i poteri legislativi, i poteri esecutivi ed i poteri giurisdizionali. Ciascuno di questi poteri è autonomo e indipendente ed “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Le vicende di questi giorni, invece, hanno dimostrato che esiste un'interdipendenza osmotica tra parte importante della magistratura e parte dei partiti, in particolare da parte del PD. Si capisce, ora, perché la sinistra ha sempre difeso a spada tratta e acriticamente la magistratura, come sta facendo l’altra parte della sinistra italiana, costituita dai grillini, che sembrano molto legati alla corrente di Davigo, che guarda caso ora è entrata nel direttivo dell’ANM, organo discutibile, visto che c’è il CSM a difendere l’indipendenza della magistratura.

Quest’ultima non solo influenza in modo improprio la politica, ma si comporta oramai come un vero e proprio partito politico, come è dimostrato dal fatto che esistono vere e proprie “correnti” molto organizzate, che ricordano quelle della buonanima DC. Ma non solo: quasi per ogni iniziativa legislativa, i magistrati si sentono in diritto di dire la propria parola, spesso molto violenta, politicamente parlando. Così facendo, è evidente che i magistrati vanno fuori dal proprio campo d’azione, visto che essi devono far applicare le leggi, non formare le leggi.

Tutto ciò avviene anche per una drammatica debolezza della politica, afflitta da una sorta di complesso di colpa (spesso giustificata) che la rende impotente di fronte all’invasione di campo della magistratura.

Ma ora è giunto il tempo, se vogliamo salvare la democrazia, di assumere qualche iniziativa radicale, come, ad esempio, la distinzione tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, la distinzione tra incarichi politici ed incarichi giurisdizionali (divieto di passare da una funzione all’altra) , cambiare il sistema elettorale del CSM, in modo che le correnti non abbiano più il potere che hanno oggi, cambiamento del metodo dei giudizi disciplinari, secondo quanto suggerito dal Magistrato Alfredo Mantovano in questi giorni.

Caro direttore, occorre non prendere sottogamba quanto sta succedendo alla magistratura. Una magistratura rigorosamente non politica costituisce per tutti che la libertà di ognuno venga garantita senza secondi fini. Una magistratura veramente imparziale ed efficiente assicura a ciascuno libertà ed a tutti una vita veramente democratica, in momenti così difficili per il nostro Paese.