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Tabacci, Melloni e i cattolici della resa al mondo

Tabacci che "salva" la Bonino per le elezioni, Melloni che esalta quell'Università Cattolica che ha sfornato politici che hanno firmato le leggi su divorzio e aborto. Due esempi di una concezione del cristianesimo che va per la maggiore e teorizza l'irrilevanza dei cattolici nella società.

Caro direttore,

un giovane amico, segnato dall’esperienza cattolica, mi ha segnalato un brano scritto da Blaise Pascal nel suo libro “Le Provinciali”, che spiega molte cose circa lo strano vento che sta spirando in tanta parte del mondo cattolico, vento che mi pare sia quello della resa incondizionata ai voleri del mondo. Scrive Pascal che «il nostro scopo principale sarebbe stato di non istituire altre massime se non quelle del Vangelo in tutta la loro severità», mentre poi, per condiscendenza, «concediamo qualche rilassamento negli altri uomini». E Pascal aggiunge: «Gli uomini oggi sono talmente corrotti che, non potendo farli venire verso di noi, siamo per forza noi a dover andare verso di loro: altrimenti ci abbandonano; anzi, possono fare di peggio: lasciarsi andare del tutto. Ed è per trattenerli, che i nostri casuisti hanno studiato i vizi verso i quali le persone di ciascuna condizione sono maggiormente inclini, al fine di stabilire alcune massime tanto dolci, senza però offendere la verità, che, a non essere contenti, si deve proprio essere difficili da accontentare».

Mi pare che Pascal, con molti anni di anticipo (come capita a certi profeti), abbia drammaticamente descritto l’atteggiamento di molti attuali cardinali, soprattutto di area nord europea, che pensano, ingenuamente, di trattenere gli uomini moderni nella Chiesa allentando l’impegno morale delle persone e allargando la “porta stretta” di cui parla il Vangelo. Mi pare che sia una pia illusione. Tale allentamento potrà interessare qualche peccatore piccolo borghese, ma non i veri peccatori, che mi sembrano disposti a convertirsi solo di fronte a proposte chiare, decise ed impegnative.

Cristo non è venuto per i «bravi ragazzi», che, essendo già tali, non hanno bisogno di Lui; è venuto per chi vive drammaticamente le domande della propria vita. A grandi domande occorre rispondere con grandi proposte, non con un cristianesimo annacquato. Mi pare, invece, che molti cattolici si siano fatti prendere da una sorta di ossessione buonista, che, tra l’altro, sta svuotando sempre di più le nostre chiese.

Questo atteggiamento sta rendendo sempre più irrilevanti (uso questo termine per non essere cattivo) i cattolici, non solo nella vita privata, ma anche in quella pubblica, come dimostrano due episodi di questi giorni.

Il primo si riferisce al comportamento del cattolico ed ex democristiano Bruno Tabacci, che, come si sa, ha “salvato” la Bonino, la quale, in tutta la sua vita politica, non ha fatto altro che portare micidiali attacchi alla concezione cristiana della vita sociale, ottenendo, a livello legislativo, l’approvazione del divorzio, che sta aiutando lo sfacelo della famiglia, e dell’aborto, che (al di là di ogni contraria demagogia) sopprime la vita di una persona innocente. La Bonino è poi costantemente protagonista nelle “battaglie” per ottenere forme diverse di famiglia così come configurata dall’articolo 29 della Costituzione, per ottenere la liberalizzazione delle droghe e per affermare costantemente una cultura che la nostra storia non può accettare. Malgrado tutto questo, il cattolico Tabacci ha aiutato la Bonino nella sua opera di distruzione della concezione antropologica umana prima ancora che cristiana.

Il secondo episodio si riferisce all’indegno articolo che Alberto Melloni ha scritto il 4 gennaio su La Repubblica. Ogni volta che Melloni viene invitato a qualche trasmissione televisiva o radiofonica, viene definito come storico della Chiesa. Leggendo tale articolo (sul quale, magari, interverrò in altra occasione), non mi pare che egli abbia le qualità equilibrate e oggettive dello storico, manifestando una sorta di odio teologico verso chi non la pensa come lui, il che fa impressione. In questa sede, caro direttore, vorrei soffermarmi solo su un aspetto che riguarda il ragionamento che sto sviluppando in questa lettera.

Melloni sogna una Università Cattolica che sforni, come nel passato che è nella sua mente, «un pregiato e ristretto nucleo di giuristi, economisti, filosofi, storici con un ritmo costante». Al termine dell’articolo, egli definisce tale nucleo ristretto e pregiato (ah, la nostalgia per l’oligarchia intellettuale!) come «figure di riserva» a disposizione del Paese pluralista. Cioè Melloni chiede che i cattolici si riducano a fare la Croce Rossa dei disastri combinati da altri.

La storia del dopoguerra ha dimostrato quale sia stato (e sia comunque destinato ad essere) il compito passivo di tali “figure di riserva”, visto che le leggi sul divorzio e, soprattutto, sull’aborto sono firmate da ministri cattolici formati dall’Università Cattolica che Melloni vorrebbe. I cattolici, secondo questa tesi, dovrebbero essere gli umili e taciturni esecutori del potere gestito da altri. Del resto, in quest’ultima legislatura è stato un capo politico cattolico a volere a tutti i costi la legge sulle unioni civili e quella che apre la porta all’eutanasia.

Troppi cattolici sognano di essere irrilevanti, rinunciando così alla loro funzione di lievito e di sale. Ma perché tutto questo? Hanno forse vergogna di Cristo?