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Stop a riforma penale aborto ma in corsia entra la kill pill

Ieri doveva fare il suo ingresso in Senato a Buenos Aires la revisione del codice penale che avrebbe rivisto l'articolo che condanna l'aborto, ma a sorpresa il presidente Macri l'ha congelato a data da destinarsi. Decisiva la sconfitta degli abortisti di appena venti giorni fa. Ma il processo va avanti per altre vie: autorizzando ad esempio il misoprostol negli ospedali. 

Doveva fare il suo ingresso nel Senato Argentino ieri, ma l’aborto fa slittare la riforma del codice penale di molti mesi. Forse si arriverà a dicembre e considerato il motivo per cui il Senato non procederà ad esaminare il lavoro di revisione della commissione incaricata, l’articolo 88 sull’aborto, è probabile che la legislazione di Maurizio Macri si chiuderà con un’assenza di una legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2019 infatti, il presidente si ricandiderà per riottenere la fiducia degli argentini ed è dunque improbabile che utilizzerà gli ultimi mesi di legislatura per introdurre una depenalizzazione dell’aborto che il popolo ha sostanzialmente bocciato l’8 di agosto.

Andiamo con ordine. In occasione del voto in Senato che ha bocciato il progetto di legge di depenalizzazione dell’aborto, il presidente della Repubblica, anche per tenere buona l’opinione pubblica del cosiddetto “fazzoletto verde” con le lacrime agli occhi sotto la casa Rosada, aveva annunciato che sarebbe approdata in Senato la revisione del Codice penale dopo il lungo lavoro in commissione. Una mossa astuta, per mettere a tacere i fautori della causa pro aborto e gelare così le speranze del popolo pro life argentino, maggioranza nel Paese, che al motto di Salvemos las dos vidas, aveva di fatto esercitato una pressione più forte sui senatori.

La revisione del codice penale infatti, avrebbe toccato anche l’articolo 88, che tratta proprio dell’aborto come reato e definisce il carcere per i trasgressori. Secondo molti osservatori era un modo per introdurre una depenalizzazione dell’aborto non entrando dalla porta principale, quella parlamentare, a seguito di un voto su uno specifico progetto di legge, ma dalla finestra di un decreto molto più tecnico, che comprendeva anche altri punti di revisione. Una sorta di passaggio indolore per sdoganare l’aborto almeno dal punto di vista del reato in sé. A cui, facilmente e consequenzialmente, sarebbe stato più facile attaccare un progetto di legge.

Ebbene: il provvedimento doveva approdare in Senato il 21 agosto, ma a sorpresa, il presidente Macri ha deciso di cancellare dai lavori del Parlamento proprio la revisione del codice penale. Secondo le prime ricostruzioni il motivo è da ricondurre proprio a divergenze nella maggioranza di governo sulla revisione dell’articolo 88, quello sull’aborto. Troppo vicino il voto del Senato, troppo rischiosa la possibilità di una nuova polarizzazione della maggioranza di governo, a un anno dal voto di rielezione e dopo gli scontri che già si erano verificati con il presidente di commissione Mariano Borinsky che proponeva di cancellare tout court l’articolo.

Così Macri ha deciso di sospendere la riforma che in ultima istanza prevedeva comunque una revisione parziale dell’articolo 88 portando da 3 a 1 anni gli anni di reclusione per la donna che si reca ad abortire e mantenendo le sanzioni per medici e cliniche clandestine.

Il presidente non ha motivato la decisione, ma è molto probabile che si presenterà agli elettori nell’autunno del 2019 senza una legge di depenalizzazione. Fino a marzo prossimo infatti nessun provvedimento sull’aborto potrà essere ridiscusso dopo la bocciatura di agosto ed è dunque molto improbabile che Macri decida di andare alle urne con un dibattito che si preannuncerebbe di nuovo lacerante. Meglio lasciare le cose così come stanno.

Questo per quanto riguarda il versante legislativo. Questo non significa però che il tema dell’aborto sia completamente congelato in tutta l’Argentina. E’ di questi giorni la notizia che la Anmat, l’agenzia del farmaco dipendente del Ministero della Salute di Buenos Aires, ha autorizzato per la prima volta un laboratorio nazionale per la produzione di misoprostol, la protaglandine utilizzata in ostetricia proprio per favorire i processi di aborto. Si tratta dunque di un “farmaco” abortivo a tutti gli effetti che verrà autorizzato al momento soltanto nel ristretto recinto della somministrazione ospedaliera. E’ ovviamente uno degli ennesimi cavalli di Troia per rendere comunque sdoganato l’aborto in una qualche sua forma.

Certo, la Anmat, dopo l’uscita di alcuni articoli di stampa si è affrettata a dire che l’autorizzazione alla somministrazione di Misoprostol è relegata allo stretto ambito ospedaliero nei casi esclusivi previsti dalla legislazione in tema di aborto. Si tratta dei casi di gravidanza da stupro e rischio di vita per la madre, entrambi regolati dall’articolo 86 del codice penale, anch’esso discusso in questi mesi. Ma è chiaro che una introduzione di un farmaco abortivo non farebbe altro che favorire il piano inclinato verso un aborto del tutto libero anche in Argentina.

Questo anche alla luce della volontà del governo di Macri di intensificare le attività di consultorio per aiutare le donne a non abortire facendole optare per vie alternative, quali ad esempio le contraccezioni ad effetto prolungato. Un maquillage, che, come abbiamo visto, nasconde pur sempre una mentalità abortiva, quando non proprio una pratica, come dimostrato dall’utilizzo del Misoprostol.