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Stallo sulle autonomie. E il Nord leghista è in subbuglio

Rinviato l’iter parlamentare del progetto per le autonomie voluto da Salvini per Lombardia, Veneto ed Emilia. Decisiva un’analisi di Conte, secondo cui i costi prevarrebbero. Ma Di Maio ha paura che sul tema il leader leghista sia pronto a rovesciare il tavolo. Anche perché i governatori del Nord sono sul piede di guerra.

Molti ritengono che la vittoria di Milano e Cortina alle Olimpiadi sia anche una vittoria delle autonomie. In effetti, se la partita delle candidature fosse stata gestita in modo centralistico, forse il risultato non sarebbe stato lo stesso. Può essere.

Fatto sta che la battaglia per il riconoscimento dell’autonomia regionale si trascina da anni senza che si riesca a imprimere ad essa un’accelerazione decisiva. Uno dei motivi è senz’altro l’inconciliabilità, anche su questo punto, delle posizioni di Lega e Cinque Stelle. La prima, anche per assecondare le aspettative dei governatori delle regioni del Nord, scalpita per farla; i pentastellati invece frenano perché temono di perdere voti al Sud, dove alle ultime elezioni europee hanno dimostrato di reggere un po’ di più, pur avendo perso anche lì tanti voti.

Peccato, però, che al Nord anche i seguaci di Beppe Grillo abbiano sempre appoggiato il disegno autonomista, tanto da fare campagna elettorale, due anni fa, per i referendum pro autonomia promossi nell’ottobre 2017 in Lombardia e Veneto dai governatori leghisti Roberto Maroni e Luca Zaia. È l’ennesima riprova che, su temi così decisivi per il futuro del Paese, alla logica dell’appartenenza partitica si sostituisce la logica della difesa degli interessi territoriali.

Eppure non si riesce a uscire dall’impasse, nonostante la determinazione di Matteo Salvini. Il vertice di governo di martedì sera ha bloccato l'iter parlamentare del progetto di autonomia voluto dal leader leghista per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, eliminandolo dall'ordine del giorno del consiglio dei ministri di ieri. Tutto slittato alla prossima settimana, salvo nuovi rinvii. Durante quella riunione, il premier ha presentato una relazione tecnica, con costi e benefici per l’autonomia delle Regioni, per evidenziare le criticità del progetto e proporre lo stop al provvedimento. Dall’analisi di Conte i costi prevalgono e producono, peraltro, risvolti di iniquità per le regioni meridionali.

Dubbi costituzionali, aumento della spesa pubblica e bilancio dello Stato a rischio: sono queste le ragioni con le quali il Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi ha smontato il progetto di autonomia caro a Salvini. Il ministro degli Affari regionali, Erika Stefani, non ci sta e replica: «Nemmeno un centesimo in meno alle regioni del Sud, ma meno burocrazia e più efficienza, dobbiamo superare le resistenze di qualche burocrate di Stato». I leghisti se la prendono con i "burocrati", ma in realtà è un messaggio in codice ai riottosi grillini, che vorrebbero bloccare interamente il progetto autonomista e rinviarlo a data da destinarsi.

Luigi Di Maio, però, ha paura che sull’autonomia Salvini sia pronto a rovesciare il tavolo e quindi usa il bastone e la carota: «Vedo e leggo un po’ di caos ingiustificato sull’autonomia. La chiedono i cittadini di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ed è giusto che si faccia. Sarà un’autonomia equilibrata, fatta bene, che gioverà veramente a Regioni e Comuni. Non penso che qualcuno voglia tornare ai tempi della secessione della Padania e non ho motivo di dubitare che sapremo trovare insieme la migliore soluzione. Certo, alcune posizioni più estreme mi preoccupano. Non si può pensare di impoverire ancora di più regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, ma anche l’Abruzzo, il Lazio, le Marche, il Molise, la Campania e l’Umbria».

Ma i governatori del Nord sono già sul piede di guerra. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana avverte: «Se il tentativo del Movimento 5 Stelle è quello di portarci a una riforma che sia una non-riforma, io lo dico subito: non la sottoscriverò mai, per cui è inutile che cerchino di portarci in quella direzione. Per cui o è sì, una riforma seria e utile per il Paese, oppure è meglio che dicano no».

Va ricordato che la possibilità di una maggiore autonomia da parte delle Regioni è prevista dalla Costituzione, esattamente dal terzo comma dell’articolo 116. In sostanza, le regioni che hanno bilanci virtuosi possono chiedere allo Stato l’assegnazione di maggiori competenze rispetto a quelle normalmente attribuite. Oltre ad alcune competenze come quelle scolastiche, la questione riguarda principalmente le risorse fiscali, per trattenere in regione fino al 90% delle tasse pagate dai cittadini della regione. Per finanziare le competenze che passeranno dallo Stato alle Regioni, la richiesta è quella di trattenere sul territorio una parte di Irpef oltre ad altri tributi erariali come per esempio l’Iva. Per quanto riguarda la scuola, la novità maggiore sarebbe che docenti e personale passerebbero dalle dipendenze dello Stato a quelle della Regione. Le liste per l’arruolamento si farebbero dunque su base regionale.

Le Regioni richiedenti puntano anche a gestire da sole infrastrutture stradali e ferroviarie, con alcuni tratti di autostrade e di ferrovie che quindi passerebbero di mano. Queste richieste vengono interpretate come secessionistiche da chi non intende modificare in alcun modo la struttura dello Stato, dimenticando che tutti i governi, a prescindere dal colore politico, hanno fatto salire il debito pubblico, ormai fuori controllo, e non sono mai riusciti ad eliminare sprechi e disservizi, proprio a causa di una gestione centralistica e burocratizzata di molti settori cruciali della vita pubblica. L’autonomia semplificherebbe le cose e realizzerebbe quel principio di sussidiarietà verticale che consiste nella gestione dei servizi al livello più vicino al cittadino.

Sia Lega che Cinque Stelle si stanno adoperando per risolvere l’annoso problema dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, ma al momento, al di là della proposta dei minibot, non c’è stata un’iniziativa concreta ed efficace per affrontare quell’emergenza che strangola molte aziende costringendole alla chiusura per mancanza di liquidità. Ma se la Regione Lombardia paga entro un mese le fatture emesse dai fornitori e in generale i tempi dei saldi delle fatture da parte delle Regioni del Sud sono molto superiori a quelli delle Regioni del Nord non sarebbe il caso di responsabilizzare maggiormente le Regioni anche su questo versante? E quale migliore soluzione di un’autonomia ben concepita?