• SCIENTISMO

Sorella morte secondo Piero Angela

A giudicare dai bei documentari di Piero Angela, sembrerebbe quasi che morte prevalga sulla vita, di qualunque specie si parli. Che la morte sia, non solo naturale, ma in qualche modo meravigliosa. Eppure la Scrittura dice l'esatto contrario.

San Francesco e sorella morte

Generazioni di italiani sono cresciuti alla scuola, scientifica scuola, di Piero Angela, recentemente trasformatasi in dinastia col figlio Alberto. Cosa ha insegnato in migliaia di trasmissioni e di splendidi documentari sugli animali questa scuola di pensiero moderno, progressista, obiettivo, positivo, scientifico? Che la morte è una  cosa naturale. Quasi bella. Ovvia. Tutta la fantasia e l’amore divino riversati nella creazione in infinite varietà di forme, di colori, di astuzie e abilità istintive, di cura per i piccoli, di vita sociale, tutto questo immancabilmente e reiteratamente viene servito con immagini di agguati, di crude lacerazioni di membra e di lauti  banchetti. La proporzione fra la vita degli animali e la loro morte è, a occhio, di uno a tre. Sul più bello, ecco lo scatto dell’animale aggressore e l’agonia della vittima. Come se la vita degli animali fosse un continuo, ricco pasto da un lato e un inutile quanto vano tentativo di fuggire alla propria ineludibile sorte dall’altro. Come se la morte fosse la più normale ed in certo senso anche la più spettacolare delle creazioni divine.

Le cose non stanno così e nessuna bella immagine riesce a convincerci del contrario. Abbiamo orrore della morte. Ci fa paura. La fuggiamo tutti i giorni della nostra vita come un incubo cui tentiamo come possiamo, e possiamo male, di sfuggire. Facciamo finta di niente. Di fronte a questo insondabile, mostruoso abisso, che è la morte e di fronte alla nostra insopprimibile passione per la vita, il pensiero scientifico, gnostico, prova a mostrarci che le cose non stanno poi tanto male. Che la morte è la più naturale delle realtà. La scienza, con la sua obiettività, prova a metterci tranquilli, a normalizzarci. Non lo vedete che la morte regna dappertutto? Che siamo sotto il suo  regno?  Non vi accorgete che la morte è una cosa naturale, anzi, la più naturale di tutte?

La Scrittura dice l’esatto contrario della mortifera gnosi che ci circonda. Dice innanzi tutto che è vero, sì è vero, che la morte ci fa paura. Anzi che per la paura della morte, nel tentativo di fuggirla, ci rendiamo schiavi del male durante tutta la nostra vita (Eb 2, 15).

La Bibbia dice anche però che la morte è l’unica realtà a non essere stata creata da Dio: amante della vita, vita Lui stesso, Dio non ha creato la morte (Sap 1, 13-14): “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 2, 24). Tanto la morte fa orrore a Dio che, per salvarci da questo agghiacciante destino, ha mandato suo figlio ad affrontarla e vincerla per noi: “Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere” (Atti 2, 24). Cristo è risorto, annuncia tutto il Nuovo Testamento.  La morte è stata ingoiata per la vittoria è il grido trionfale di Paolo: “dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1 Cor 15, 54-5).

La nostra cultura ha soppresso il creatore e idolatrato la natura. Con la conseguenza che ha considerato la morte una realtà naturale, addirittura banale. E, con la morte, la sopraffazione. La violenza. La volontà di potenza. Il sesso. Se la vita finisce con la morte, mangiamo e beviamo che domani moriremo, scrive Paolo (1 Cor 15, 32). Ma la morte non è l’ultima parola. Il cielo non è chiuso. Questo è il kerygma. Questa è la notizia. Questa la ragione della nostra fede e della nostra speranza.

Non lasciamo che bei documentari, o filmati, o notizie, o romanzi, dall’apparenza neutrale, benigna, oggettiva, oscurino nei nostri cuori la notizia della salvezza. E diciamolo ai nostri figli.