• LETTERE IN REDAZIONE

Silenzi di cui saremo chiamati a rispondere

Dopo le violenze contro le Sentinelle in Piedi: ogni dittatura, ogni violenza, ogni oppressione può esistere soltanto a patto che vi sia una ipocrita e pigra società che accetta supinamente e non lotta, una indifferenza dei più di cui nutrirsi. 

Caro direttore,

Scriveva de Maistre: “Le bugie somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente sono poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo. Così la bugia, soprattutto se detta da persona autorevole o di successo, corre in tutte le direzioni  e lentamente si trasforma in verità, se non ci sottomettiamo alla fatica della verifica e della critica”. 

Le oltre cento Sentinelle in piedi che il 5 ottobre hanno vegliato nella città di Padova, rispettando, nel loro silenzio, anche l’opinione di chi le insultava e le offendeva gratuitamente, dimostra che qualcuno oggi ancora si sottomette alla fatica della verifica e della critica. Queste cento persone hanno dimostrato che c’è un popolo in Italia che non ha intenzione di piegarsi al pensiero unico, che non crede alle bugie della gender-theory, che si oppone alla cosificazione dell’essere umano, alla mercificazione dei bambini che si nasconde tra le pieghe di diritti declinati in base al desiderio. 

Più di cento persone, accanto alla Cappella che Giotto dipinse, hanno accettato di essere derise mentre altri – inaspettatamente, improvvisamente, senza nemmeno far trapelare la notizia sul web – occupavano, in nome della “libertà” o qualcosa di non meglio definito, la piazza che avrebbe dovuto essere scenario della loro pacifica e legittima manifestazione di pensiero. Da un lato, chi chiedeva solo di tacere. Dall’altro, chi urlava. E anche questa volta il silenzio è stato accusato d’essere “fascista”, “omofobo”, addirittura “razzista”. 

Quel che gli “urlanti” non possono e non vogliono vedere, però, è palese: il silenzio delle Sentinelle è quello che si unisce, che ricalca quello dei bambini che ancora non possono parlare – e che forse mai potranno farlo – e sul quale, ugualmente, ci si accanisce con violenza. Il silenzio delle sentinelle non è assenza di argomenti, non è rifiuto di dialogo, non è frutto di superbia, di volontà di scontro, di atteggiamento antidemocratico o “fascista”. Le Sentinelle sono persone che tutti i giorni lottano “a voce” per questi temi. In prima linea, mettendoci la faccia. Scrittori, giornalisti, professori, medici, insegnanti e semplici utenti della rete che ogni giorno pubblicano notizie, articoli, dati scientifici che dimostrano l’assoluta dittatura di pensiero nella quale oggi siamo costretti a vivere. 

Oggi, non solo l’Italia deve lottare contro un decreto che minaccia gravemente la libertà di espressione, la libertà di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni, finanche la fondamentale libertà di religione; non solo deve far aprire gli occhi ai “pigri”, a quelli che ancora credono ai trafiletti dei giornali e che non hanno compreso che parlare di “Unioni Civili” non significa riconoscere diritti (che già ci sono) a soggetti “discriminati”, ma significa privare i futuri bambini – i non nati - dell’unico amore gratuito che la vita regala, salvo tragici eventi, a ogni essere umano: quello di mamma e papà. A tutto questo si aggiunge che il tentativo disperato di sconfiggere la verità si sta armando non soltanto di potere “economico”, ma della forza della legge.

Già da molti anni è difficile, quasi impossibile, difendere pubblicamente tesi che non facciano che confermare quel che da duecento anni la psicologia difende – e che il buon senso dell’essere umano sin dal principio della storia aveva dato per acquisito; neurologi, biologi, immunologi e psicanalisti non possono più difendere la necessità della famiglia naturale, la sua bontà ai fini della crescita, dello sviluppo della personalità, della salute – fisica e mentale – degli uomini: le riviste non pubblicano queste “bigotte e discriminatorie  bugie”, sponsorizzate, come sono, da chi verso l’uomo non nutre interesse alcuno (se non quello monetario). Ma oggi a tutto ciò si aggiunge che chiunque tenti di difendere i diritti propri e dei più deboli, che chiunque tenti di non sovvertire un ordine realmente naturale, foriero di bene per tutti, sia zittito prima ancora d’aprire bocca e accusato di atti criminali. 

Non tutti sanno che parlare di “ovodonazione” è una menzogna e un ossimoro.  Non tutti sanno che biologicamente, neurologicamente, psicologicamente parlare di “mamma e papà”, o di “nessuna” o di “due mamme”, o di “tre padri che si susseguono e una mamma che li ama a turno”, non è uguale. Le sentinelle hanno taciuto domenica, a Padova e in tutto il Paese, perché questo è il loro “metodo”: vogliono che chiunque le veda finalmente si interroghi sul perché di quel loro gesto e finalmente prenda la briga di informarsi. Di informarsi non tanto, e non solo, sul “decreto Scalfarotto” e sulla legge sull’omofobia. Ma di comprendere cosa significhi, in termini di principio, fondare il diritto, i diritti, sul desiderio del singolo. 

Le conseguenze catastrofiche si sanno: ci sono donne schiave che vendono i loro ovuli perché questa “donazione” è il loro strumento per avere qualcosa in più da mangiare o di cui vivere. Ci sono ricchi che, pagando, sanano la loro smania di essere “padroni” di bambini: padroni e non padri, perché solo il padrone pretende che l’oggetto di sua proprietà sia immune da vizi. Questo è ciò che già accade a questi bambini, perché quello reclamato è il diritto a un bambino sano, bello, intelligente, longevo, (bianco o nero, alto o basso, magro o grasso… ). Si sa già. Lo sanno tutti quali siano i prezzi di questi “giochi sull’umano”. E i “bambini scartati”, i feti che non nascono, ne sono solo l’aspetto più terribile ed eclatante. Le stragi sistematiche ed eugenetiche di cui oggi si macchia chiunque lavori (tanto nella medicina, quanto nel diritto) a servizio di questi “desideri” e “diritti impazziti”, per quanto gravi, infatti, si aggiungono a danni sociali che non possono nemmeno essere oggetto di “opinioni” o di tesi “religiose”. 

I nuovi (fortunati perché sopravvissuti alla selezione) bambini, che non nascono più “per amore”, cresciuti disordinatamente da coppie instabili e mutevoli, retoricamente accolti da coppie omo-genitoriali, ma inevitabilmente strappati, a tal fine, dal loro genitore biologico, sono soggetti che più deboli degli altri e, per questo, più pericolosi. Un bambino lasciato a se stesso, privato di quei passaggi che la natura aveva deciso essere idonei alla sua vita nel mondo, ha problemi di relazione e di apprendimento: crescono, così, i problemi educativi e sociali e queste sono cose di cui la società, noi tutti, dovremo pagare il prezzo. 

Anche i già nati dovranno prima o poi fare i conti con queste selezioni. Anche chi abbia “donato” sperma e “uova” prima o poi sente la mancanza, il dubbio, la paura di essere stato e di essere veramente padre o madre, … di illustri sconosciuti. E quando anche i selezionati saranno vecchi, nulla vieta che chi, a quel tempo, sarà divenuto loro nuovo “padrone”, possa decidere di liberarsene. Perché se il principio è che l’uomo sia una cosa, e che come tale possa essere gestita secondo il desiderio altrui, o le altrui fantasie, di quella “dignità di ogni essere umano” non resta che un vago e illusorio ricordo. 

Tutte queste cose, tutte queste informazioni, tutte queste riflessioni ci sono già – e scritte e illustrate molto meglio di così. Il silenzio delle Sentinelle dice soltanto, a chi ancora sia solo inerme spettatore, di non attendere che la bugia si trasformi in verità, di non rendersi colpevole utilizzando anch’egli, sia pur inconsapevolmente, quella moneta falsa. Le colpe di medici e giuristi, infatti, sono relative. Ogni dittatura, ogni violenza, ogni oppressione può esistere soltanto a patto che vi sia una ipocrita e pigra società che accetta supinamente e non lotta, una indifferenza dei più di cui nutrirsi. 

La colpa è di tutti. Chiunque oggi non si informi e non agisca sarà un giorno chiamato a rispondere. E il giudice non potrà, se una Giustizia esiste, avere clemenza.