• ACCUSE DI ABUSI

Si indaga su Zanchetta, timori su un nuovo caso McCarrick

E' passata  inosservata la notizia dell'apertura dell'indagine di una procura argentina contro il vescovo Gustavo Zanchetta per presunti abusi sessuali. Oltre alle accuse precedenti si è aggiunta la denuncia di una presunta vittima, ex membro della Congregazione religiosa diretta dal vescovo. Gli inevitabili paralleli con il caso McCarrick, di cui il Vaticano inziò a interessarsi solo dopo l'avvio dell'indagine penale. E il rischio che il suo caso scoppi nelle mani di Papa Francesco, che lo ha inspiegabilmente promosso in Vaticano dopo aver lasciato la sua diocesi. 

Come è stato annunciato ufficialmente dalla Congregazione per la Dottrina della fede e divulgato “urbi et orbil’ex cardinale Theodore McCarrick è stato ridotto allo stato laicale. Vale a dire che da ora in avanti sarà niente più che il signor McCarrick. Volente o nolente il caso è esploso nelle mani e in faccia a Papa Francesco. Questo anche data la copertura che è stata offerta a questo triste e scandaloso personaggio, a seguito delle rivelazioni rese pubbliche dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò nell’agosto scorso con fatti drammatici che egli ha presentato e che non sono stati smentiti da Francesco e nemmeno da alcuna istituzione vaticana.

Nei giorni scorsi il vaticanista Marco Tosatti ha riportato che Papa Francesco non si sarebbe curato di questa denuncia (di Viganò) e che non abbia dato ad essa alcuna importanza, proprio come ha mostrato lo scrittore francese Federic Martel, nel suo libro appena pubblicato Sodoma: potere e scandalo in Vaticano, nel quale afferma che la cerchia ristretta che gravita attorno a Papa Francesco “ha indicato che Francesco fu informato inizialmente da Viganò che il cardinale McCarrick aveva tenuto relazioni omosessuali con seminaristi maggiorenni, ma la cosa non era sufficiente ai suoi occhi per condannarlo”.

Un antico detto dice che “chi semina vento raccoglie tempesta”. L’attuale signor McCarrick ha seminato vento per moltissimi anni con la sua condotta predatoria, ora è arrivato il tempo della raccolta e della tempesta che lo ha lasciato scoperto, totalmente indifeso e abbandonato, compreso dai suoi protettori di allora nel suo paese natale e nella Santa Sede, senza alcuno scudo con il quale poter affrontare i prossimi attacchi giudiziari che sicuramente arriveranno.

Però, come hanno posto bene in evidenza Riccardo Cascioli e Marco Tosatti, oltre ad altri, la esemplare misura della riduzione allo stato laicale è stata presa di persona contro McCarrick, ma allo stesso tempo nella Santa Sede sembrerebbe che sia stata data luce verde alla linea “politica predatoria” di chi oggi è caduto in disgrazia, vista la recente nomina del Camerlengo vaticano.

E’ la tipica e storica manovra bipolare di Jorge Mario Bergoglio, come è appunto quella di condannare un’azione ripudiabile da tutti i punti di vista e allo stesso tempo promuovere personaggi che sono sulla stessa linea con l’azione condannata.

In Argentina invece è passata praticamente inosservata una notizia che potrebbe portare a quello che potremmo chiamare “il caso McCarrick argentino”.

Il 12 febbraio è stato reso pubblico che la procura penale che si occupa di violenza familiare e di genere nella città di Oràn, nella provincia di Salta, ha iniziato a procedere d’ufficio nella causa contro l’ex vescovo Gustavo Zanchetta per presunti abusi sessuali. In più il procuratore generale della Provincia, Pablo López Viñals, ha disposto che questa investigazione sia affiancata dall’unità speciale per i delitti contro l’integrità sessuale. A tutto questo è stata appena aggiunta una nuova denuncia penale contro Zanchetta, da parte di una presunta vittima, che era stato membro della Congregazione religiosa diretta dall’ex vescovo.

Ciò significa che il caso Zanchetta è uscito dal recinto della Chiesa e ha iniziato a percorrere il cammino del processo giudiziario civile e penale, fuori dunque dall’ambito della Chiesa, che è lo stesso percorso intrapreso alcuni mesi fa negli Stati Uniti contro McCarrick e che è sfociato poi con la sua decadenza cardinalizia e ora con l’espulsione dalla gerarchia ecclesiastica per essere un semplice fedele, a partire dal momento in cui il suo caso è arrivato all’attenzione giudiziale civile.

Però, mentre Francesco, come Papa, aveva ereditato il “pacco” McCarrick, anche se poi lo ha coperto, come ha detto Viganò, invece Zanchetta è una “creazione” dello stesso Francesco, è stata una delle sue prime nomine per la Chiesa Universale e indubbiamente era – fino ad oggi? – un suo protetto, cosa che è ampiamente dimostrata dalla sua inspiegabile nomina all’Apsa vaticana.

Un esemplare sacerdote argentino, monsignor Gustavo Podestà, ex professore dell’Università Cattolica Argentina, pronunciò una storica omelia a seguito di uno scandalo pubblico nel 2005, per comportamenti omosessuali da parte dell’allora vescovo di Santiago del Estero, monsignor Juan Carlos Maccarone, filmato con una telecamera nascosta nella camera da letto del prelato. Un fatto che gli costò il suo pensionamento anticipato come vescovo e la reclusione in una casa della Congregazione di don Orione in Argentina, fino alla sua morte, senza la riduzione allo stato laicale.

In quella omelia, monsignor Podestà si riferiva al rituale della decadenza di un sacerdote e di un vescovo in casi come questi, un rituale che formava parte del Pontificale romano anteriore al Concilio Vaticano II e che anche se non è inserito nel nuovo pontificale, non è stato però abrogato.

Ricordava che quando il delitto era pubblico la Chiesa castigava pubblicamente il responsabile del crimine. Il rituale veniva eseguito nella scalinata che portava alle porte del tempio e lì il vescovo celebrante cominciava recitando una preghiera attraverso la quale si annunciava la privazione di tutti gli incarichi e gli uffici, la sua deposizione e la sua degradazione.

Per proseguire – nel caso di un vescovo – il vescovo ritirava la mitra dalla testa del reo, spogliandolo della sua dignità pontificale, il Vangelo, che gli impediva di predicare, l’anello, simbolo della fedeltà che aveva giurato alla Chiesa di Dio che aveva tradito. E ancora: il pastorale, affinché non osasse più esercitare l’ufficio del comando e infine, con un vetro opaco si raschiavano simbolicamente le dita e le mani del degradato per significare la privazione della sua benedizione sacerdotale e dell’unzione episcopale e sulla fronte per significare che veniva cancellata la sua consacrazione, la benedizione e l’unzione. Una volta concluso il rituale, si esortava il degradato a fare penitenza e a pentirsi e – nel caso fosse stato commesso anche un reato – lo si denunciava al tribunale civile.

In definitiva, con o senza rituale di degradazione pubblica, monsignore Gustavo Zanchetta avrà lo stesso destino che ha avuto il signore McCarrick?

Tutto sembra portare a dire di sì, con grave danno per il vescovo di Roma, che lo ha sponsorizzato e difeso fino ad ora, includendolo nella sua cerchia ristretta di amici e protetti.  Come se la gravità di un peccato dipendesse dalla vicinanza o lontananza che si intrattiene con il vescovo di Roma o con qualunque altro vescovo o cardinale, non dalla materia dell’atto stesso.

Sembra che molti abbiano dimenticato le parole di nostro Signore Gesù Cristo, capo indiscusso della sua Chiesa: “Perché non c’è niente di nascosto che non verrà scoperto un giorno, né niente di segreto che non debba essere conosciuto e divulgato” (Lc 8,17)