• ALLARGAMENTO

Si allontana ancora l'ingresso della Turchia nell'Ue

L'Ue ha diffuso il suo rapporto sullo stato delle relazioni con la Turchia. E' una presa di posizione di Bruxelles contro Ankara senza precedenti. Che, in sostanza, è stata bocciata su economia, politica e diritti umani. Il ripetuto impegno di Erdoğan nel tentativo di ottenere l'ingresso nell'Unione ha visto una ennesima battuta d'arresto.

Ue e Turchia

L'Ue ha diffuso il suo rapporto sullo stato delle relazioni con la Turchia. E' una presa di posizione di Bruxelles contro Ankara senza precedenti. Che, in sostanza, è stata bocciata su economia, geopolitica e diritti umani. Il ripetuto impegno di Erdoğan nel tentativo di ottenere l'ingresso nell'Unione ha visto una ennesima, e questa volta più brusca, battuta d'arresto.

Il rapporto dell'Unione Europea sulla Turchia è stato presentato dal capo della diplomazia europea, Federica Mogherini e dal commissario europeo per i negoziati di vicinato e per l’allargamento dell'Ue, Johannes Hahn. Il quale ha evidenziato come dal documento si evinca che oltre alle violazioni dei diritti umani commesse nel paese, una grave retrocessione nei settori della democrazia, dell’economia e del libero mercato. Il percorso di adesione iniziato nel 2005 ha trovato in queste ore una Commissione europea capace di mettere a nudo tutte le pecche di casa Erdoğan. È per questo che hanno scritto, "i negoziati si sono effettivamente fermati". Mentre, dall'altro lato, il governo turco si è difeso sostenendo di essere vittima del sentimento anti-islamico nell'Ue e di esser costretto a misure repressive per combattere il terrorismo. Una diversa visione d'intenti, insomma, esemplificata nella replica di Faruk Kaymakci, vice ministro turco degli Esteri, per il quale "non è possibile accettare critiche ingiuste e sproporzionate e dichiarazioni incoerenti presenti nel rapporto: la Turchia fa parte dell'Europa, la Turchia è l'Europa". 

Il rapporto risulta particolarmente indigesto per Ankara, non solo perché s'inserisce nello scontro navale in atto nel Mediterraneo orientale con la nave turca che ha avviato perforazioni illegali nella Zee cipriota, ma soprattutto per la condanna senza mezzi termini alla minaccia che Erdoğan rappresenta per i Diritti Umani, libertà di stampa e di espressione. I numeri, a riguardo, sono implacabili. A dicembre 2018, erano 57.000 gli arrestati senza una chiara accusa o processo. Sorvolando la questione dell'annullamento delle elezioni a sindaco di Istanbul, l'Ankara Bar Association ha annunciato pochi giorni fa di avere informazioni credibili circa la detenzione preventiva e le torture ai danni di ex diplomatici turchi nella capitale. Il rapporto si basa su una indagine condotta in base alla raccolta di dichiarazioni di sei ex membri del personale del Ministero presso la sede della polizia di Ankara, dove sono detenuti. I sei hanno dichiarato di essere stati trascinati in una stanza buia, dove sono stati ammanettati e bendati dagli inquirenti che affermavano di lavorare per l'agenzia di spionaggio nazionale della Turchia, il MIT. E i dettagli sono davvero macabri.

Si pensa che gli ex diplomatici siano stati epurati per quella che è ormai l'accusa di Erdoğan diventata mantra, "presunti legami con Fethullah Gulen" - il politologo promotore dell'islam moderato accusato di aver orchestrato il fallito golpe del 2016. Migliaia di altri diplomatici sono stati espulsi dal ministero con la motivazione di aver imbrogliato l'esame di ammissione con l'aiuto di agenti gulenisti. Emma Sinclair-Web, direttrice della Turchia per Human Rights Watch, ha monitorato il caso. E ha dichiarato, "abbiamo accuse credibili di tortura a Şanlıurfa". La  direttrice allude a un caso di abuso di potere della polizia. L'Associazione degli avvocati di Urfa ha affermato che i detenuti includevano donne e tre bambini, e che almeno dodici adulti erano stati picchiati duramente, alcuni soggetti a scosse elettriche. Sono solo alcuni dei casi più eclatanti in cui sono le forze dell'ordine del "califfo" a stabilire l'ordine in maniera arbitraria. 

Che è quello che è stato poi sottolineato dalla Ue, che nel rapporto ha messo nero su bianco le "continue gravi restrizioni alla libertà di espressione e la tendenza a perseguitare scrittori, utenti dei social media e altri membri del pubblico, persino bambini, per aver insultato il Presidente Erdoğan". L’Unione Europea ha fatto poi notare che "la mancanza di trasparenza sulla proprietà dei media continua a mettere in dubbio l’indipendenza della stampa e la libertà di espressione". In sostanza si tratta di pesanti critiche che resterà da vedere come verranno gestite dal "califfo". Anche perché in pratica bloccano qualsiasi futuro negoziato di adesione dello Stato turco all'Unione europea, e potrebbero mettere a rischio anche il più recente accordo sull’unione doganale.

"La Turchia continuerà ad impegnarsi per entrare nella Ue, nonostante le azioni di quelli che stanno tentando di allontanarla dalla comunità europea: senza la piena partecipazione della Turchia, tutti gli sforzi dell'Ue per garantire i valori professati sono destinati a fallire, l'Unione Europea ha bisogno della Turchia più di noi," - aveva affermato Erdoğan in una riunione della task force sull'attuazione delle riforme ad Ankara solo poche settimane fa.