a cura di Benedetta Frigerio
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Shalet Javed, la ragazzina rapita e venduta a un musulmano, è tornata a casa

È libera in Pakistan ed è tornata a Dhandra, il suo villaggio nel distretto pakistano di Faisalabad, Shalet Javed, la ragazza cristiana di 15 anni che il 25 marzo è stata rapita, venduta a un trafficante di donne, costretta a convertirsi all’Islam e a sposare un musulmano (v. notizia pubblicata sul blog il 7 aprile). Grazie all’insistenza dell’organizzazione non governativa British Pakistani Christian Association, Bpca, a cui la famiglia di Shalet si è rivolta per aiuto, nei giorni successivi la polizia, dapprima restia a registrare la denuncia di scomparsa, ha accettato di avviare una indagine, anche perché nel frattempo ai genitori di Shalet era arrivato per posta un certificato di nozze secondo cui la loro figlia era diventata la moglie di un musulmano di nome Zafar Iqbal. La mattina del 10 aprile gli agenti hanno raggiunto l’abitazione di Zafar che però si era già dato alla fuga, informato da qualcuno, lasciando incustodita la “moglie” che ne ha approfittato per fuggire. Shalet ha raccontato di essersi allontanata dalla casa e di aver chiesto a un passante di lasciarle fare una telefonata per chiamare i genitori e informarli di dove si trovava. Così si è conclusa una vicenda che però lascia segni profondi sulla ragazzina che, come ha raccontato al giudice dell’Alta corte di Lahore davanti al quale si è presentata per chiarire i particolari del suo rapimento, è stata più volte violentata dal marito e brutalizzata. Ai volontari della Bpca ha negato di essersi convertita all’Islam spontaneamente: “sono stata costretta sotto minaccia. Continuavo a pregare Dio e lo supplicavo di liberarmi dalla mia umiliante schiavitù. Dio ha ascoltato le mie preghiere e ora sono di nuovo con mamma e papà”.