• PRIMARIE DEL PD

Se Zingaretti vince, il PD sarà più vicino al M5S

Il PD cerca di attirare di nuovo l'attenzione di un elettorato comatoso, con le sue nuove elezioni primarie, per il rinnovo della leadership. I sondaggi danno in vantaggio l'attuale governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Che è molto più vicino all'ala di Fico del M5S. Così, in caso di crisi di governo...

Zingaretti e Martina

Mentre le difficoltà delle forze di governo sembrano aver risvegliato dal letargo le opposizioni, si celebra oggi un appuntamento sempre molto atteso in casa Pd: le primarie per la scelta del nuovo segretario. 

Oltre 7000 i seggi allestiti in tutt’Italia, nella speranza che almeno un milione di militanti e simpatizzanti vada a votare per esprimere una preferenza tra i tre candidati in lizza: Nicola Zingaretti, il favorito, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Se si raggiungesse quella soglia, i leader del partito si riterrebbero comunque soddisfatti, anche se si tratterebbe di quasi la metà dei votanti delle primarie che meno di due anni fa incoronarono Matteo Renzi e di circa un terzo dei votanti delle primarie del 2013. Affinchè la partecipazione ai seggi sia massiccia si sono peraltro spesi alcuni “padri nobili” della sinistra, tra cui Romano Prodi e Walter Veltroni.

Il rito delle primarie sembra aver perso molto del suo significato. Nella stagione maggioritaria e bipolare, l’investitura derivante da una votazione del genere era forte e significativa perché proiettava il vincitore verso la guida del partito ma anche del Paese. Si ricorderà le diatribe interne al Pd sul doppio incarico di segretario e presidente del consiglio, previsto come naturale nello statuto del partito. Oggi che il Pd è all’opposizione e che nulla lascia presagire che possa tornare al governo in tempi brevi, una consultazione simile appare più che altro un’occasione propagandistica per risvegliare l’interesse partecipativo di una base molto delusa e distante dalle polemiche tra i maggiorenti del partito.

Zingaretti, attuale governatore del Lazio, dovrebbe aggiudicarsi questa battaglia, stando ai sondaggi che lo danno in netto vantaggio su Martina, che lo insegue ma molto a distanza, e su Giachetti, che dovrebbe arrivare terzo.

Si fa fatica, in verità, a riconoscere reali differenze programmatiche tra i tre sfidanti. Sui programmi in materia di economia, fisco, lavoro le distanze tra di loro sono assai ridotte. Forse la distinzione più netta tra i tre riguarda la discontinuità rispetto all’era renziana. Mentre Zingaretti vorrebbe davvero voltare pagina e far dimenticare l’epoca della guida di Matteo Renzi, Giachetti difende a spada tratta quell’esperienza e Martina si colloca a metà strada e cerca di riannodare i fili del dialogo tra le diverse anime interne, anche quella che fa capo all’ex sindaco di Firenze.

Dunque i renziani voteranno abbastanza compatti per Giachetti, che nonostante i loro voti potrebbe arrivare terzo. Il che fa anche capire quanto si sia dissolto il dominio di Matteo Renzi all’interno del partito. Se prevarrà Zingaretti gli effetti potrebbero essere due: la riunificazione della sinistra, visto che Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani e altri big del passato si sono più volte espressi in favore dell’attuale governatore del Lazio, anche nella speranza di poter dare una spallata definitiva al renzismo; il riavvicinamento tra Pd e Cinque Stelle, che Renzi vedeva come fumo negli occhi e che invece potrebbe riproporsi grazie agli ottimi rapporti tra lo stesso Zingaretti e l’ala più filo-sinistra dei pentastellati, che si riconosce nelle posizioni del Presidente della Camera, Roberto Fico.

In caso di naufragio dell’esperienza di governo giallo-verde, prima di sciogliere le Camere certamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella tenterebbe di favorire la formazione di una nuova maggioranza in Parlamento, e a quel punto il dialogo tra Pd e Cinque Stelle potrebbe rappresentare un’alternativa, anche se i gruppi parlamentari dem risultano ancora a maggioranza renziana. Tuttavia, il noto spirito di sopravvivenza che domina tra i parlamentari potrebbe riservare delle sorprese.

Ecco perché, alla luce dell’attuale precarietà del quadro politico, le primarie Pd non vanno viste come un semplice evento di partito, ma come una tappa di un rimescolamento di carte a sinistra, destinato a incidere nel medio periodo sugli equilibri politici nazionali.