• IL CASO

Scout americani, l'ennesima vittoria della lobby gay

Dal 1° gennaio 2014 anche i ragazzi omosessuali potranno entrare negli scout americani. I 1.400 componenti del Consiglio nazionale riunito a Grapevine (Texas) dal 22 al 24 marzo hanno preso questa decisione, tanto storica quanto forzata e pericolosa.

Scout americani

Svolta negli scout americani: dal 1 gennaio 2014 potranno parteciparvi anche ragazzi omosessuali. I 1.400 componenti del Consiglio nazionale riunito a Grapevine (Texas) dal 22 al 24 marzo hanno approvato il seguente testo che completa le tradizionali condizioni per poter diventare uno scout. “A nessun giovane può essere negato di partecipare ai Boy Scout d’America sulla base del solo orientamento sessuale”. La decisione è stata presa con una maggioranza del 61 per cento. Per il momento la disposizione non riguarda gli educatori adulti, ma solo i ragazzi che partecipano ai gruppi scout.

In febbraio la BSA (Boys Scouts of America) aveva ipotizzato l’apertura sia ai ragazzi che ai leader adulti omosessuali, ma nel Consiglio evidentemente si è preferito andare per gradi. Allo stato attuale un ragazzo omosessuale può essere accettato fino all’età di 17 anni. Oltre questa età, la “Membership Standards Resolution” afferma che mentre la BSA non indaga sull’orientamento sessuale dei propri dipendenti, volontari e membri, non può essere garantita l’accettazione a individui che siano apertamente omosessuali o che assumano comportamenti che possano distrarre dalla missione della BSA.
Insomma, un compromesso per lavarsi le mani sullo scottante problema degli adulti.

È abbastanza curioso che quanto approvato a Grapevine si aggiunge alle tradizionali promesse scout, tra cui osservare i propri doveri verso Dio e il proprio Paese e mantenersi integro moralmente, mentre anche si rammenta che “Lo scouting è un programma per giovani e ogni condotta sessuale, sia omosessuale che eterosessuale da parte dei giovani in età scout è contraria alle virtù dello scouting”.

Alla BSA afferiscono anche gli scout cattolici degli Stati Uniti d’America. Presso la Conferenza episcopale americana c’è il National Catholic Committee on Scouting, che non si è opposto alla decisione.
In un suo comunicato richiama tre punti: le persone omosessuali devono essere trattate con rispetto, l’attività sessuale fuori del matrimonio è immorale, coloro che hanno una condotta omosessuale non vivono conformemente all’insegnamento della Chiesa.

Poiché la decisione della BSA entrerà in vigore solo dal 1 gennaio 2014 – continua il comunicato – il National Catholic Committee on Scouting studierà meglio il caso. Quanti saranno mai – vien da chiedersi – i ragazzi americani già dichiaratamente e apertamente omosessuali nell’età della preadolescenza e della adolescenza? Tali da pretendere di essere pubblicamente riconosciuti come tali quando si iscrivono a un gruppo scout?
È evidente che il problema non si pone nemmeno o si pone come una fase di crisi di identità, ma non come conclamata tendenza omosessuale.

La votazione di Grapevine è stata quindi una forzatura ed è presumibile che la BSA abbia subito le pressioni di alcune lobby omosessuali interessate a creare il caso. Se si apre in un contesto educativo si apre dappertutto.
Nel caso in cui qualche ragazzo manifestasse qualche problema di questo genere, un ambiente educativo come è quello scout dovrebbe aiutarlo a chiarirsi davanti a se stesso per prendere la strada giusta. Cosa che probabilmente sempre gli scout hanno fatto in casi di questo genere. Per farlo, tra l'altro, non servono dichiarazioni propagandistiche, ma solo volere il bene dei ragazzi.

L’intervento educativo, però, diventa impossibile se l’omosessualità è considerata la norma. Ed è proprio questa idea che passa attraverso l’approvazione dell’aggiunta di Grapevine.
È evidente, però, che il vero problema è quello degli educatori adulti. Per ora è stato solo rimandato, ma verrà senz’altro ripreso in futuro.
La presenza di adulti omosessuali negli scout vi farà entrare la cultura omosessualista. A quel punto non solo diventerà impossibile aiutare i ragazzi che vivessero incidenti di percorso nella loro identità sessuale, ma potrebbe addirittura essere proposto come normale quello stesso orientamento. Come si possa poi osservare i propri doveri verso Dio e mantenersi moralmente integri – come afferma la promessa scout – praticando l’omosessualità non si comprende.

Fa bene la Chiesa cattolica, con le parole del vescovo Robert Guglielmone, incaricato dai vescovi americani di seguire gli scout, a sottolineare che non è da colpevolizzare la tendenza, ma solo l’esercizio dell’omosessualità. Giusto, ma quella tendenza rimane un disordine oggettivo e la volontà di condannare solo l’esercizio non può esentare da considerare comunque oggettivamente disordinata la tendenza.
La BSA avrebbe potuto mettere un inciso, ad esempio, che ribadiva il riconoscimento del disordine oggettivo dell’omosessualità e impegnava l’associazione a un impegno educativo per aiutare i giovani che ne fossero soggetti.
Non lo ha fatto, probabilmente perché questo avrebbe impedito di allargare in futuro la disposizione anche agli adulti.
Alla luce di tutto questo è davvero forte il dubbio che la Chiesa cattolica, oltre a prendersi un periodo di studio, avrebbe potuto fare molto di più.