• L'ANALISI

Scandalo assegni, miopia sull'inverno demografico

La "cresta" dell'Inps sugli assegni familiari non erogati è figlia della dabbenaggine della classe politica: un avanzo di cassa avrebbe dovuto interrogare partiti di governo, come il Pd, sulla sua genesi, il calo demografico e su come allargare i beneficiari o aumentare l'assegno. Invece si è fatto finta di niente alimentando il sospetto che l'Inps abbia distratto altrove questi 6 miliardi. Che ora devono tornare in un qualche modo ai legittimi proprietari: le famiglie con figli, soprattutto le numerose. 

Lo scandalo raccontato anche dalla Nuova BQ sui sei miliardi in assegni famigliari non erogati alle famiglie italiane rappresenta un perfetto esempio di come nel disinteresse della politica possano crescere le più grandi ingiustizie. E di come sia solo grazie all’operosità dei corpi intermedi, in questo caso le associazioni per le Famiglie numerose e il Forumfamiglie, se si può dare una sveglia ad una classe politica addormentata e inefficiente.

Responsabilità e sussidiarietà perché se non fosse stato per le denunce ripetute di Mario Sberna prima e di Gigi de Palo poi – che ha dovuto stanare le Iene – non conosceremmo la portata di questo enorme scandalo italiano di fronte al quale la politica ora deve dare delle risposte.

A cominciare dalla prima scadenza, che non può essere la spiegazione che il presidente dell’Inps ha promesso alle Iene, ma è l’interpellanza che il senatore leghista Simone Pillon ha presentato per ottenere quella giustizia che le famiglie meritano. La quale non è, si badi, semplicemente la restituzione di un maltolto. Né è solo un problema dell’Inps come se l’Inps fosse un ente scollegato dalla politica.

Si tratta di un qualche cosa di più profondo ed entra nel cuore del problema dei problemi: la crisi demografica, l’asfissia delle politiche famigliari e il disinteresse, quando non la dabbenaggine, dei partiti al governo dal 2013 ad oggi che non hanno voluto saperne di cambiare. Quindi in questa storia c’è molta parte di responsabilità del Pd che è stato al governo di questo Paese in questi anni.

Quel miliardo che non veniva erogato dall’Inps alle famiglie infatti, è solo politicamente frutto di un maltolto, ma non tecnicamente. Se fosse una semplice sottrazione, sarebbe stato facile accorgersene, indignarsi e nel giro di due o tre campagne stampa, restituirlo. Quel miliardo rimasto nelle casse dell’Inps è in realtà un miliardo in eccedenza e questa sarà con ogni probabilità la risposta che il presidente dell’Inps Pasquale Tridico fornirà da qui a un mese, come ha promesso.

La “cresta” dunque – come abbiamo titolato - sta tutta in questo sistema di cui nessuno ha voluto accorgersi, ma ha fatto comodo e che adesso invece va immediatamente corretto. E’ ad esempio in quel miliardo di avanzo di cassa che l’emendamento proposto da Pillon, che ricalca l’analisi fatta dall’Osservatorio dell’associazione Famiglie Numerose, vuole andare a raddoppiare l’assegno per le famiglie numerose e a estenderlo per tutti i nuclei fino al compimento di 25 anni dei figli, non 18 come oggi.

Ma l’avanzo di cassa si generava e si genera per un motivo molto semplice: si raccoglie molto di più, dalle buste paga di tutti i lavoratori, e si eroga ad una platea di famiglie con figli che negli anni si è assottigliata sempre più. Le famiglie che – infatti – hanno fatto richiesta in questi anni dell’assegno famigliare, non si sono viste private di soldi che spettavano a loro. Le tabelle dell’Inps, parametrate ogni anno sul rapporto tra numero di figli e reddito annuale famigliare sono state rispettate al centesimo. Quello che era promesso è stato erogato. Solo che l’avanzo di cassa avrebbe imposto alla politica di fare un ragionamento di bene comune: erogare in misura maggiore o allargare la platea dei beneficiari. Ma comunque quei soldi dovevano restare per legge del 1988 nel sistema ANF (Assegni Nazionali Famigliari)e non potevano essere spesi – come è evidentemente accaduto – per altro.

Non dimentichiamo che in questa storia c’è una componente di discriminazione notevole. Un lavoratore dipendente con tre figli riceve gli assegni famigliari, ma un libero professionista, sempre con tre figli, no. Anche se alla fine dell’anno hanno lo stesso redito.

E per quanto riguarda le famiglie numerose, quelle che hanno pagato di più la crisi di questi ultimi anni, l’assegno di fatto ha rappresentato solo una piccola goccia nel mare: anche a loro si poteva e si può aumentare l’assegno almeno del doppio.

E’ quanto proponeva nel novembre scorso lo stesso Pillon in una serie di emendamenti alla Finanziaria che però non sono passati. E che ora il senatore bresciano ha rilanciato sull’onda della denuncia delle Iene. Le obiezioni non mancheranno, ma è bene attrezzarsi fin da subito a rispondere ad esse: l’articolo 31 della Costituzione dice che lo Stato deve avere un particolare riguardo per le famiglie numerose. E’ a loro, primariamente, che vanno i soldi eccedenti degli assegni familiari dato che le famiglie sono in grado di svolgere quella funzione di acceleratore di Pil grazie ai consumi che molte famiglie invece non fanno. E vanno in una misura strutturale, non una mancia. Né estemporanea.

La palla ora è anche al ministro della Famiglia che nel gestire questa partita che gli è capitata tra le mani può davvero mostrare se in Italia l’inversione di tendenza sulle politiche famigliari è vera o se è solo la solita operazione di facciata.