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Sarah: «Le persone Lgbt hanno diritto alla verità»

“È possibile rimanere fedeli agli insegnamenti della Chiesa senza voltare le spalle a milioni di persone”: così si intitola un editoriale che il cardinale Robert Sarah ha pubblicato sul Wall Street Journal del 31 agosto, per esprimere la sua opinione su un argomento che, dopo Dublino, sta lacerando la Chiesa: e cioè la questione delle persone omosessuali, e del modo in cui possano essere nella Chiesa stessa. Come abbiamo visto, il gesuita attivista LGBT James Martin ha rubato largamente la scena mediatica al Meeting delle Famiglie, con una relazione estremamente discutibile – e contestata - . Il cardinale Sarah risponde, con equilibrio, ribadendo principi fondamentali.

 «La Chiesa cattolica è stata criticata da molti, compresi alcuni dei propri seguaci, per la sua risposta pastorale per la comunità LGBT. Questa critica merita una risposta — non per difendere come reazione le pratiche della Chiesa, ma per determinare se, come i discepoli del Signore, stiamo cercando efficacemente un gruppo in stato di bisogno. I cristiani devono sempre cercare di seguire il comandamento nuovo di Gesù nell'ultima cena: ‘amatevi, come io ho amato voi’».

Ma sottolinea il porporato, «per amare qualcuno come Cristo ci ama significa amare quella persona nella verità».  E proprio per questo «il Catechismo della Chiesa cattolica riflette questa insistenza sull'onestà, affermando che il messaggio della Chiesa al mondo deve ‘rivelare in tutta chiarezza la gioia e le esigenze della via di Cristo’».

 Già in un’altra occasione, se la memoria non ci tradisce, il cardinale Sarah aveva ricordato al gesuita americano che lui non è una persona qualsiasi, ma un sacerdote, e fra l’altro, direttore editoriale della più importante rivista dei gesuiti americani.

«Chi parla a nome della Chiesa deve essere fedele agli insegnamenti immutabili di Cristo, perché solo attraverso una vita  in armonia con il disegno creativo di Dio le persone trovano appagamento profondo e duraturo», e cita il Vangelo di Giovanni  e le parole di Gesù sulla gioia. «I cattolici credono che, con la guida dello Spirito Santo, la Chiesa attinga i suoi insegnamenti dalle verità del messaggio di Cristo».

Il Prefetto cita poi James Martin, sj. «Tra i preti cattolici, uno dei critici più schietti del messaggio della Chiesa nei riguardi della sessualità è padre James Martin, un gesuita americano. Nel suo libro "Building a Bridge", pubblicato all'inizio di quest'anno, egli ripete la critica comune che i cattolici sono stati duramente critici dell'omosessualità, trascurando l'importanza dell'integrità sessuale tra tutti i suoi seguaci. Padre Martin è corretto nel sostenere che non dovrebbe esserci alcun doppio standard per quanto riguarda la virtù della castità, che, impegnativa come può essere, fa parte della buona novella di Gesù Cristo per tutti i cristiani. Per i celibi — non importa quale sia la loro attrazione — la castità fedele richiede astenersi dal sesso».

 Certo, nel mondo odierno, le difficoltà sono grandi: «Questo potrebbe sembrare uno standard elevato, soprattutto oggi. Eppure sarebbe contrario alla saggezza e bontà di Cristo richiedere qualcosa che non può essere realizzato. Gesù ci chiama a questa virtù perché ha fatto i nostri cuori per la purezza, proprio come ha fatto la nostra mente per la verità. Con la grazia di Dio e la nostra perseveranza, la castità non è solo possibile, ma diventerà anche la fonte per la vera libertà». Il porporato illustra le “tristi conseguenze” del rifiuto del piano di Dio per quanto riguarda l’amore e l’intimità umana, e la cosiddetta liberazione sessuale. La promiscuità ha provocato sofferenze senza fine. «Come una madre, la Chiesa cerca di proteggere i suoi figli dal danno del peccato».

«Nel suo insegnamento circa l'omosessualità, la Chiesa guida i suoi seguaci a distinguere la loro identità dalle attrazioni e dalle azioni. Prima ci sono le persone stesse, che sono sempre buone, perché esse sono figlie di Dio. Poi ci sono attrazioni verso lo stesso sesso, che non sono peccato se non volute o seguite da azioni, ma sono comunque in contrasto con la natura umana. E infine ci sono le relazioni dello stesso sesso, che sono gravemente peccaminose e dannose per il benessere di coloro che vi prendono parte. Le persone che si identificano come membri della comunità LGBT hanno diritto a questa verità nella carità, soprattutto da parte del clero che parla a nome della Chiesa su questo argomento complesso e difficile».

«La mia preghiera è che il mondo dia finalmente attenzione alle voci dei cristiani che esperimentano attrazione verso lo stesso sesso e che hanno scoperto la pace e la gioia col vivere la verità del Vangelo. Sono stato benedetto dai miei incontri con loro, e la loro testimonianza mi commuove profondamente. Ho scritto la prefazione a una tale testimonianza, il libro di Daniel Mattson, "Perché non mi definisco gay – Come ho recuperato la mia identità sessuale e trovato la pace" con la speranza che la sua e voci simili siano megli ascoltate».

Uno dei (numerosi) rimproveri che vengono rivolti all’attivista LGBT James Martin è che questa categoria di persone è molto trascurata nella sua predicazione. E invece dice il card. Sarah, «questi uomini e donne testimoniano la potenza della grazia, la nobiltà e la resilienza del cuore umano e la verità dell'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità. In molti casi, essi hanno vissuto lontani dal Vangelo per un periodo, ma sono stati riconciliati a Cristo e alla sua Chiesa. La loro vita non è facile o senza sacrificio. Le inclinazioni omosessuali non sono state vinte. Ma hanno scoperto la bellezza della castità e della casta amicizia. Il loro esempio merita rispetto e attenzione, perché hanno molto da insegnare a tutti noi su come migliorare l’accoglienza e accompagnare i nostri fratelli e sorelle in autentica carità pastorale».

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