Sant’Isidoro l’Agricoltore

Dalla Spagna il suo culto si è propagato pressoché ovunque e oggi diventa un’impresa contare le località in cui sant’Isidoro l’Agricoltore (c. 1082 - c. 1172), Isidro Labrador in spagnolo, è invocato come patrono dei contadini e dei raccolti

Dalla Spagna il suo culto si è propagato pressoché ovunque e oggi diventa un’impresa contare le località in cui sant’Isidoro l’Agricoltore (c. 1082 - c. 1172), Isidro Labrador in spagnolo, è invocato come patrono dei contadini e dei raccolti. Diversi scrittori ispanici sono rimasti attratti e si sono occupati dell’umile figura di Isidoro, dedito alla vita dei campi e prima ancora all’adorazione del suo Creatore. Tra tutti va ricordato il celebre drammaturgo Lope de Vega, che nel 1599 gli dedicò un poema agiografico, dopo essersi accuratamente documentato sulla sua vita e aver avuto accesso ai documenti per la sua causa di beatificazione, allora in corso, dopo secoli di venerazione e una fama di miracoli attestata da almeno il 1212, quando il suo corpo incorrotto venne traslato nella Chiesa di Sant’Andrea a Madrid (oggi riposa nella Collegiata di Sant’Isidoro).

Isidoro nacque a Madrid da una famiglia di contadini intorno al 1082, quando la città castigliana era ancora sotto la dominazione islamica, dalla quale sarà definitivamente liberata, tra alterne vicende, solo ottant’anni più tardi, in una delle fasi più calde della Reconquista. Lavorò presumibilmente come colono nelle proprietà di don Juan de Vargas, un cavaliere appartenente a uno dei più antichi lignaggi madrileni. Isidoro era conosciuto perché ogni giorno, prima di iniziare il lavoro nei campi, si recava alla Messa del mattino e veniva abitualmente rimproverato per il suo ritardo. Alcuni agricoltori al servizio dello stesso padrone lo accusarono di essere un cattivo lavoratore e di donare ai poveri beni che non gli appartenevano, ma la famiglia Vargas dovette constatare che il santo non si risparmiava in fatiche e il suo era sempre il raccolto più abbondante.

A causa del costante stato di guerra dovette trasferirsi per qualche tempo a Torrelaguna, una cinquantina di chilometri più a nord, dove sposò Maria Toribia, conosciuta pure come Maria de la Cabeza, beatificata nel 1697 e anche lei contadina. I due ebbero un figlio, che un giorno cadde in un pozzo ma fu salvato grazie alla fede del padre: la fervida orazione di Isidoro fece innalzare il livello dell’acqua e gli permise di recuperare il bambino. Tra gli altri miracoli a lui attribuiti - all’inizio tramandati oralmente e poi raccolti nel Codice di Sant’Isidoro, composto intorno al 1275 - vi è quello dei buoi guidati dagli angeli, mentre il santo era raccolto in preghiera.

Dopo la scoperta dell’America la devozione verso Isidoro si diffuse nel Nuovo Mondo, per opera dei contadini che lasciavano la Spagna. Qui intanto, a partire da Isabella la Cattolica, moglie di Ferdinando II (il sovrano sotto il quale si era completata la Reconquista nel 1492), si era radicato l’uso di invocarne l’intercessione ogni volta che una regina si ammalava. A canonizzare Isidoro fu Gregorio XV, che lo proclamò santo nel 1622 assieme a quattro figure enormi nella storia della Chiesa: Francesco Saverio, Ignazio di Loyola, Teresa d’Avila e Filippo Neri. Diversi carismi, ma sempre con una sconfinata fiducia nella Provvidenza. Lui, l’agricoltore, al quale oggi sono collegate svariate tradizioni come la benedizione dei buoi e delle spighe di grano, ha raggiunto le vette della santità proprio fidandosi dell’invito di Gesù a dare la precedenza ai bisogni dell’anima anziché a quelli del corpo: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 25-34).