• IL BELLO DELLA LITURGIA

Sant'Andrea, la scelta della croce con gioia

Caravaggio ritrae Sant'Andrea legato, non inchiodato, alla croce mentre ai suoi piedi il proconsole Egeas gli offre l’occasione di essere graziato in cambio della rinuncia alla fede cristiana. Non sa, forse, che Andrea ha già deciso di andare incontro alla morte, addirittura invocandola. 

Michelangelo Merisi, Crocefissione di Sant’Andrea, Cleveland Museum of Art- Cleveland (USA)

 

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».  E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. GV 1, 35-37

Del primo incontro tra Cristo e Andrea si conosce perfino l’ora. Giovanni, nel suo Vangelo, raccontandoci questo episodio sostiene, infatti, che fossero le quattro del pomeriggio, minuto più, minuto meno. Poco dopo fu proprio Andrea a condurre suo fratello Pietro, allora ancora Simone, da Gesù, il Messia. Quel giorno, quell’incontro, segnò l’inizio della storia della Chiesa.

Dell’apostolo Andrea non sono tante le notizie certe. Di lui parlano antichi autori cristiani, forse non tutti attendibili. A detta dell’evangelista Giovanni fu discepolo del Battista e a questa sequela è correlata la fisionomia del santo così come vuole la sua antica iconografia. Lo si riconosce, infatti, per alcune caratteristiche precise legate all’aspetto, incolto come quello del suo maestro. Egli mostra sempre una lunga barba e capelli grigi o bianchi un po’ arruffati.  Così, per esempio, lo presenta Masaccio in uno dei pannelli del polittico di Pisa, oggi smembrato. Il santo, lo sguardo fermo e deciso, sembra quasi un filosofo dell’antichità. Tra le mani tiene un libro, gli Atti degli Apostoli, e la Croce, simbolo del suo martirio.

A questo riguardo la tradizione è unanime: avvenne a Patrasso il 30 novembre dell’anno 60, per crocefissione. Solo che Andrea scelse di morire su una croce diversa da quella cosiddetta latina su cui trovò la morte Gesù, che egli, diceva, non era all’altezza di emulare. Le braccia dello strumento del suo martirio formavano, infatti, la sagoma della lettera X che corrisponde, tra l’altro, all’iniziale del nome di Cristo nella lingua greca.

Iconograficamente parlando la croce, nella sua versione decussata, apparirà solo nell’avanzato XVII secolo. Non è citata neanche dal Caravaggio nella versione del martirio che realizzò nel 1607 per il vicerè del Regno di Napoli, città in cui il Merisi era approdato dopo la rocambolesca e nota fuga da Roma.  Di questa grande tela, poco vista perché custodita in un lontano museo dell’Ohio, esistono in Europa tre copie diverse, dalla discussa attribuzione.

Ancora una volta, anche per il Merisi la fonte letteraria fu la Legenda Aurea, la raccolta di biografie agiografiche sottoscritta dal domenicano Jacopo da Varazze nella seconda metà del XIII secolo.  Caravaggio ritrae il Santo legato, non inchiodato, alla croce mentre ai suoi piedi il proconsole Egeas gli offre l’occasione di essere graziato in cambio della rinuncia alla fede cristiana. Non sa, forse, che Andrea ha già deciso di andare incontro alla morte, addirittura invocandola. Le sue presunte parole ci vengono riferite dal testo del domenicano:

«Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti».

Il centro della scena è la figura del Santo che Caravaggio sceglie di rappresentare con estremo e consueto realismo nell’ultimo attimo vitale. La sofferenza fisica resa così esplicita dal corpo consumato e dallo sguardo ormai sbarrato, è risaltata, e riscattata, dal raggio di luce che in Caravaggio ha sempre una valenza simbolica,  proveniente da sinistra. Dalle tenebre in cui  è avvolta la scena emergono poi figure, più o meno losche, tra cui riconosciamo l’aguzzino e l’anziana donna già incontrati in altri dipinti caravaggeschi.

Negli anni a venire la croce diagonale diverrà simbolo iconografico indiscusso di Sant’Andrea.

La si trova anche nella bandiera scozzese, bianca su fondo blu. La correlazione tra l’apostolo e il paese del Regno Unito è legata ad antiche leggende riguardanti le sue reliquie. La Scozia proclamò Andrea suo santo patrono già intorno all’anno Mille e da allora il 30 novembre è, per gli scozzesi, una grande festa nazionale.