• COMBATTIMENTO SPIRITUALE

San Teodoro e lo spirito del soldato (di Cristo)

La Chiesa ha riconosciuto la santità di molti uomini che furono anche soldati: uno di questi fu san Teodoro, un martire festeggiato oggi. Il suo esempio ci ricorda il significato cristiano del termine «guerriero», cioè colui che è sempre pronto a difendere la propria famiglia, la propria patria, la propria fede. Avendo Gesù per Capitano.

Non possiamo nasconderci che le notizie che a volte ci giungono sono tali da metterci in allarme. Sembra che ciò che è bianco debba essere chiamato nero e viceversa. Negli ultimi tempi si parla molto della virilità come se fosse un possibile oggetto di discussione e non invece un attributo fondamentale dell’uomo. Purtroppo alcuni vogliono confondere la forza della virilità con la violenza, in modo che con questa identificazione si squalifica la virilità in se stessa. In realtà criticare la virilità sarebbe come criticare la femminilità, che è certamente una caratteristica bella e qualificante di ogni donna.

Tra le manifestazioni di virilità dell’uomo c’era (e ci dovrebbe essere) quella dell’essere guerriero. Anche qui, prevengo i possibili critici: guerriero non significa guerrafondaio, assetato di sangue, ma colui che è sempre pronto a difendere la propria famiglia, la propria patria, la propria fede, con i mezzi necessari. Si può battagliare anche scrivendo libri e articoli al giorno d’oggi. Quindi si parla di “spirito guerriero”, in riferimento proprio a coloro che si rifanno all’ideale cavalleresco. La Chiesa ha riconosciuto la santità di molti santi che furono anche soldati, uno di questi fu san Teodoro, che la Chiesa festeggia il 7 febbraio.

C’è da dire che su san Teodoro martire esiste un poco di confusione, in quanto ci sarebbero nel calendario due san Teodoro, un soldato e un generale, ma in realtà si tratterebbe della stessa persona. Egli era un soldato romano vissuto intorno alla fine del III secolo, inizio del IV. Gli fu chiesto di sacrificare agli dei ma, essendo cristiano, Teodoro rifiutò. Anzi, incendiò il tempio della dea madre Cibele. Per questo fu martirizzato. Le notizie che abbiamo su di lui le dobbiamo a un celebre discorso di san Gregorio di Nissa.

Antonio Borrelli su santiebeati.it racconta: «Il suo culto si propagò in tutto l’Oriente cristiano e successivamente nell’impero Bizantino. In Occidente la prima traccia di un culto a lui tributato deve considerarsi il mosaico absidale tuttora esistente nella basilica dei santi Cosma e Damiano al Foro Romano eretta nel 526-30.  Monasteri a lui dedicati esistevano già alla fine del secolo VI a Palermo, Messina, Ravenna, Napoli; a Venezia fino al sec. XII fu invocato come patrono della città e poi sostituito con san Marco.  Secondo un’antica tradizione il suo corpo fu trasferito a Brindisi dove è conservato in un’urna-reliquiario di argento nella Cattedrale. Venezia lo ricorda nelle figure di una vetrata e nel portello dell’organo di due chiese e poi anche con la colonna posta in piazzetta San Marco sulla cui sommità vi è una sua statua in armatura di guerriero, con un drago ai suoi piedi simile ad un coccodrillo.  Nel sec. IX Teodoro era l’unico santo con questo nome, ma poi appare un altro Teodoro non più soldato ma generale il quale sarebbe morto ad Eraclea al tempo di Licinio il 7 febbraio e anche lui sepolto ad Euchaite [nel Ponto, ndr] il 3 giugno. Questo sdoppiamento dell’unico martire Teodoro generò una doppia fioritura di leggende di cui rimangono relazioni in greco, latino e altre orientali e influirono a loro volta nei giorni delle commemorazioni.  Nei sinassari bizantini il T. generale è ricordato l’8 febbraio mentre il soldato il 17 febbraio. Nei martirologi occidentali invece il generale è ricordato il 7 febbraio e il soldato il 9 novembre. A volte compaiono tutti e due insieme in mosaici o affreschi riguardanti santi militari. Comunque trattasi della stessa persona commemorata in due giorni diversi».

La causa del martirio di san Teodoro quindi non fu una battaglia contro un nemico esterno ma innanzitutto la battaglia contro un nemico ancora più pericoloso: se stesso. Forse sacrificando agli idoli avrebbe ricevuto favori, onori, avanzamento di carriera. Ma non lo ha fatto. Ha preferito essere fedele alla propria fede con spirito di guerriero, virile, coraggioso. Quanti piccoli atti di martirio ci sono chiesti nella vita e quante volte ci capita di rifiutarli? Molte volte preferiamo fuggire e soccombere al nemico che è dentro di noi: orgoglio, ambizione, debolezza della carne. Ecco perché l’eroismo della santità, che Teodoro ben testimonia, deve essere sempre un obiettivo della nostra vita cristiana. E questa battaglia non è passività ma è azione, a volte reazione. Il nemico è sempre vigile.

Don Marcello Stanzione così parla del combattimento spirituale: «Siamo in un’epoca triste per la fede e tutte le difficoltà sociologiche attuali (ateismo di massa, pornografia, droga, alcolismo, omosessualismo, ideologia gender, crollo della famiglia e dell’istituzione Chiesa come per secoli è stata vissuta) ci spingono ad un cristianesimo dove il combattimento spirituale è pane quotidiano del cristiano militante. Tutto il Cattolicesimo, quello autentico…, è intriso di eroismo. La cresima, tradizionalmente, rende i ragazzi cattolici “soldati di Cristo”; e il buffetto che il vescovo appoggia sulla guancia destra del cresimato, previsto dal rituale, deriva dalla alapa militaris, lo schiaffo che veniva inferto alle reclute dell’esercito romano e che simboleggiava la prima ferita. La parola sacramentum, che nel III secolo comincia a indicare i sacramenti cristiani del battesimo, della cresima e dell’eucarestia, indicava in origine il giuramento prestato dai legionari romani e significava l’iniziazione a una nuova forma di vita, l’impegno senza riserva, il servizio fedele fino alla morte. La Bibbia nel Nuovo Testamento con san Paolo ci parla di armatura spirituale e notiamo come  Efesini 6, 11-17 contiene la descrizione dell’attrezzatura del militare che ci è stata data, affinché la usiamo nella guerra spirituale. Paolo era stato imprigionato a Roma, probabilmente incatenato da un soldato romano, quando scrisse l’epistola agli Efesini. La descrizione dell’armatura spirituale è basata su quella di un soldato romano equipaggiato per il combattimento corpo a corpo. L’armatura di Dio rappresenta la verità relativa al nostro stile di vita e indossarla non vuol dire mimare delle azioni simboliche. La parola greca usata indica che la indossiamo solo una volta, non ogni giorno, anche se dobbiamo camminare in essa ogni giorno» (su riscossacristiana.it). Non nascondiamoci che la battaglia più grande, come sanno i veri cavalieri, è contro le proprie mancanze e debolezze. Solo il dominio di queste, che non è semplice, aiuta poi a vincere le battaglie contro i nemici esterni.

Un trattato classico è Il combattimento spirituale di padre Lorenzo Scupoli (1530-1610): «Poiché sempre piacquero e piacciono tuttora a vostra Maestà i sacrifici e le offerte di noi mortali quando da puro cuore vengono offerti a gloria vostra, io presento questo trattatello del Combattimento spirituale dedicandolo alla divina vostra Maestà. Né mi tiro indietro perché questo trattato è piccolo: infatti ben si sa che voi solo siete quell’alto Signore che si diletta delle cose umili e disprezza le vanità e le pretese del mondo. E come potevo io senza biasimo e senza danno dedicarlo ad altra persona che alla vostra Maestà, Re del cielo e della terra? Quanto insegna questo trattatello tutto è dottrina vostra, avendoci voi insegnato che, non confidando più in noi stessi, confidiamo in voi, combattiamo e preghiamo. Inoltre se ogni combattimento ha bisogno di un capo esperto che guidi la battaglia e animi i soldati, i quali tanto più generosamente combattono quanto più militano sotto un invincibile capitano, non ne avrà forse bisogno questo Combattimento spirituale? Voi dunque eleggemmo, Gesù Cristo (noi tutti che già siamo risoluti a combattere e a vincere qualunque nemico), per nostro Capitano: voi che avete vinto il mondo, il principe delle tenebre, e con le piaghe e la morte della vostra sacratissima carne avete vinto la carne di tutti quelli che hanno combattuto e combatteranno generosamente».

Ricordiamo che la santità non può che essere eroismo che viene dalle battaglie che riusciamo a vincere, battaglie contro lo sconforto, la depressione, i vizi, la malattia, la paura, le ossessioni, gli egoismi. Solo con lo spirito del soldato, come ci insegna l’esempio di san Teodoro, riusciremo ad andare dietro al nostro Capitano, Gesù Cristo. Nel libro del Deuteronomio, citato anche da padre Scupoli, c’è questa esortazione: «Ascolta, Israele! Voi oggi siete prossimi a dar battaglia ai vostri nemici; il vostro cuore non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate dinanzi a loro, perché il Signore vostro Dio cammina con voi per combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi» (Dt 20, 3-4). Se ci abbandoniamo a Lui gli consegniamo in mano le sorti della battaglia. Tra i consigli che Gesù avrebbe comunicato a santa Faustina Kowalska per vincere il demonio c’era questo: «Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te». Ci sembra difficile andare oggi controcorrente, ma non è impossibile. Certo, si ‘paga’, ma con l’aiuto di Dio e l’intercessione della Beata Vergine Maria possiamo mettere da parte le battaglie che abbiamo perduto per puntare decisi a vincere lo scontro finale.