• L'INTERVISTA ALLA NUOVA BQ

Salvini, tre cose buone dopo la "ribellione" del 4 marzo

Nell'intervista alla Nuova BQ il ministro Salvini ha toccato tre punti cari alla Dottrina sociale della Chiesa: immigrazione con criteri, incompatibilità culturale con l'Islam e ricentratura dei temi antropologici. Una novità rispetto al panorama a cui siamo abituati, ma ancora condizionata dalla ribellione del voto del 4 marzo, dalla quale non può nascere qualcosa di organico e di ben definito.

Ieri il ministro degli Interni Matteo Salvini ha concesso una lunga intervista al direttore Cascioli, toccando molti punti politici cari ai cattolici che possono essere valutati dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa. Bisogna però tenere presente la situazione generale da cui è nato questo governo e che ne ha determinato natura e composizione. L'esito delle elezioni del 4 marzo è il frutto di una ribellione nei confronti di un sistema ormai opprimente che aveva nel Partito democratico il suo perno politico. Si trattava di un consociativismo sistemico di cui facevano parte Confindustria, sindacati, Unione Europea, grande stampa, RAI, opinion leaders del mondo dello spettacolo, preti e cattolici progressisti, Avvenire e Famiglia Cristiana.

Da una ribellione non può nascere qualcosa di organico e di ben definito. Si è potuto respirare qualcosa di nuovo che prima sarebbe stato soffocato dagli interventi coordinati di Saviano, Repubblica, Giovanna Botteri, don Ciotti, Cirinnà, Calabresi, Boldrini e Calenda. Ma il nuovo è ancora incerto. In questo quadro va anche collocata l'intervista a Salvini di ieri che conteneva cose buone e addirittura molto buone. E che però non vogliono dire che la Lega, e men che meno questo governo, le appoggi convinta. Salvini ha detto che "La Lega è per la libertà di educazione, per il diritto alla vita, per la difesa della famiglia naturale". Ma proprio qualche giorno fa il portavoce della Lega in Sicilia ha schierato il partito contro l'omofobia e sappiamo tutti cosa questo voglia dire.

Fatte queste precisazioni, va detto però che l'intervista di Salvini ha toccato tre punti di grande interesse per la Dottrina sociale della Chiesa, ove questa non venga ideologicamente stravolta.

Il primo riguarda il governo dei flussi migratori. Ha senso importare immigrati clandestini per poi farli sfruttare nella raccolta di pomodori a due euro al giorno? La Dottrina sociale della Chiesa dice che le immigrazioni devono (devono, non possono) essere governate da chi ha autorità politica nell'ottica del bene comune, ossia di tutti e di ciascuno. Tra questi tutti e questi ciascuno ci sono gli immigrati stessi, come ci sono gli italiani poveri. Da un'accoglienza senza criteri e fondata su una misericordia senza giustizia non può derivare nessun beneficio né per loro né per noi.

Sempre nell'argomento immigrazione, Salvini ha poi toccato un altro punto caro alla Dottrina sociale della Chiesa. Del bene comune da proteggere fanno parte anche i beni immateriali come la propria identità culturale, la propria storia, la religione professata, tutti quegli elementi, in altre parole, che hanno richiesto secoli per consolidarsi e fruttificare e, se ignorati o negati, comportano la morte di un popolo e un depauperamento per l'umanità intera. C'è spesso una grande superficialità su questo punto e non si considera che una immigrazione incontrollata e massiccia può uccidere l'anima di una nazione. Non c'è bene comune senza una cultura nazionale che esprima una identità spirituale tesa a dare risposta al problema di Dio e dell'uomo.

Collegato al problema immigrazione c'è poi la questione Islam, cui pure si è riferita l'intervista a Salvini. E' un tema urticante ma che va affrontato, non impedendo sistematicamente che le vere notizie sull'Islam in Europa vengano alla luce, ma guardando in faccia i fatti e soprattutto guardando in faccia l'Islam. Se guardiamo l'idea di convivenza umana che emerge dalla Dottrina sociale della Chiesa e la paragoniamo a quella che emerge dalla religione islamica riscontriamo incompatibilità molto profonde, vere e proprie faglie. Questo dipende, come affermano i più grandi conoscitori dell'Islam, da Brague alla Urvoy, da Lewis a Padre Samir, da Huntington a Ratzinger dal fatto che il Dio cattolico è un Dio dal volto umano mentre il Dio del Corano non ha volto. I monoteismi non sono tutti uguali. Il Dio del Corano non è una Essenza ma una Volontà e non c'è una logica veritativa che lo colleghi con il creato e, quindi, con l'uomo. Ne derivano conseguenze diversissime per la vita sociale e politica, per la fondazione del diritto e del potere, per la concezione di persona e di famiglia e così via. Stupisce la leggerezza con cui si pensa ad una impossibile integrazione e con cui ci si illude su un Islam "europeo".

Un terzo e ultimo punto dell'intervista di Salvini tocca le corde della Dottrina sociale della Chiesa ed è la questione antropologica. Vita, famiglia, gender, omosessualismo, fecondazione eterologa, eutanasia, utero in affitto. C'è tutto un mondo cattolico che cavalca spavaldamente questi temi non volendo perdere il treno della moda che esso chiama "segni dei tempi". Ma c'è tutto un mondo prolife e pro family che ha giustamente paura e che non vuole essere rieducato a vincerla. La questione antropologica è in verità una questione teologica. Se l'uomo ha una natura può venirci in mente che sia a somiglianza divina, ma se all'uomo la sua natura gliela diamo noi, a nessuno, guardandolo in faccia, verrà in mente Dio. Ogni battaglia sull'uomo è una battaglia su Dio.

Non so se nella sua intervista Salvini avesse in mente tutti questi retroscena, anche se ha dato prova di avere una consistenza non solo politica. Non so, come dicevo all'inizio, se queste cose potrà portale a compimento. E' comunque positivo che in questa epoca successiva alla ribellione del 4 marzo e quindi ancora molto instabile, qualcuno con grandi responsabilità dica queste cose e tocchi questi temi.