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Salvini e le "famiglie" omosex, poca coerenza logica

Matteo Salvini è intervenuto due giorni fa a Domenica Live, il programma di intrattenimento di Canale 5 condotto da Barbara D’Urso. La presentatrice ha rivolto al Ministro dell’Interno una serie di domande, tra cui alcune riguardanti le cosiddette famiglie arcobaleno e il Congresso Mondiale delle Famiglie che si terrà a fine marzo a Verona (clicca qui, dal minuto 8.42" in avanti). La D’Urso, superfluo a dirsi, fa il tifo per le coppie omosessuali perché “basta l’amore”, come si suol dire.

Inizialmente Salvini ha affermato che la famiglia è solo quella composta da papà, mamma e figlio. Poi ha aperto anche alle “famiglie” composte da single (o si riferiva solo allo stato di vedovanza?), successivamente ha affermato che non ha problemi ad accettare anche le “famiglie” arcobaleno. “Nessuno vuole andare a smontare quello che c’è” ha detto Salvini in merito alle coppie omosessuali, però poi ha aggiunto: “Altro paio di maniche se tu mi domandi se è questo che mi auguro per il futuro del nostro Paese. […] Il bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà, ha diritto ad essere adottato se ci sono una mamma e un papà”. Infine sulle relazioni omosessuali il Ministro dell’Interno ha detto che basta che i due lo facciano bene e che si divertano.

In breve un colpo al cerchio e un colpo alla botte: liceità morale dell’omosessualità, della “famiglia” arcobaleno e dunque dell’omogenitorialità, ma non legittimità giuridica di queste tre realtà. Una tesi insostenibile. Infatti se le relazioni omosessuali possono venire qualificate come nuclei familiari dal punto di vista morale, non si vede il motivo per non riconoscerle anche dal punto di vista giuridico. Idem per quanto riguarda la filiazione omosessuale. Data la premessa (erronea) di carattere morale, per coerenza logica sarebbe doveroso accettare anche le relative conclusioni di natura giuridica (altrettanto erronee). Se la prassi è da benedire, ne consegue che anche il diritto si adeguerà.

Ovviamente queste argomentazioni sono state così articolate da Salvini per non scontentare nessuno. Vero è che l’ordinamento giuridico può lecitamente tollerare alcune condotte moralmente riprovevoli, ossia considerarle eticamente non buone e dannose per il bene comune ma non tanto da intervenire con strumenti sanzionatori, ma Salvini non ha espresso un giudizio negativo su omosessualità, convivenze omosex e omogenitorialità, bensì positivo.

Ma c’è poi un altro corno del problema che riguarda l’intervista rilasciata alla D’Urso. Se Salvini è realmente contrario al riconoscimento giuridico della “famiglia” arcobaleno e dunque della filiazione omosessuale, dovrebbe battersi per abrogare la legge sulle unioni civili. Infatti questa legge ha legittimato il “matrimonio” omosessuale (le differenze tra unioni civili e matrimonio sono quasi inconsistenti) e dunque ha riconosciuto giuridicamente la “famiglia” omosessuale. Perlomeno dovrebbe intervenire per evitare che il comma 20 dell’art. 1 della legge possa venire interpretato dai giudici come passepartout per aprire alle adozioni a favore di coppie gay (e così è quasi sempre stato interpretato dai magistrati).

Nella intervista di due giorni fa, in cui si vedeva che Salvini era in difficoltà su queste tematiche perché tentava di far quadrare il cerchio, pareva che in merito al tema famiglia e omosessualità l’unica cosa da evitare sia l’utero in affitto. Il resto ben venga. Ma l’utero in affitto è solo l’esito ultimo di premesse antropologiche e dunque anche giuridiche aberranti. In breve è abbastanza sterile ammonire di non mangiare alcuni frutti velenosi quando si è deciso che non si vuole sradicare la stessa pianta che produce tali frutti.

Salvini interverrà al prossimo Congresso Mondiale delle Famiglie. Sarà prevedibile che, visto l’uditorio, si spingerà ben oltre dal dichiarare che la maternità surrogata è una follia. Ecco noi vorremmo coerenza intellettuale in tutto e sempre: prima, durante e dopo le varie kermesse mondiali sulla famiglia.

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