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Salvini accerchiato, governo ancora in bilico

Con il Pd e i 5 Stelle che cercano di trarre giovamento dal Russiagate, il ministro dell’Interno potrebbe anche far saltare l'esecutivo, visti pure gli ultimi sondaggi che danno la Lega in ulteriore crescita nonostante le voci di fondi russi. Berlusconi spinge per le elezioni anticipate, ma è probabile che prima verrà approvata la legge di bilancio.

Due giorni fa, la convocazione al Viminale delle parti sociali da parte di Matteo Salvini per discutere di manovra, flat tax e riduzione delle tasse sul lavoro, ha fatto perdere le staffe al premier Giuseppe Conte. Era proprio lo scopo di Matteo Salvini, che ha tentato di uscire dall’angolo in cui i Cinque Stelle e Palazzo Chigi l’avevano confinato a seguito dello scoppio del Russiagate.

Chiaro il tentativo di accerchiamento del leader del Carroccio da parte di tutti gli altri, dai magistrati ai Cinque Stelle, smaniosi di tornare a rivendicare una “superiorità morale”. Al tentativo di ridimensionamento del Capitano contribuiscono, sia pure non dichiaratamente, tutti i partiti di opposizione, dal Pd a Forza Italia.

Non è un caso che Silvio Berlusconi sia tornato a chiedere con insistenza elezioni anticipate per consentire al centrodestra unito, con Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, di andare al governo. Considerazioni peraltro realistiche, visti gli ultimi sondaggi che danno la Lega in ulteriore crescita di consensi nonostante le voci di fondi russi nelle casse del partito di Salvini.

La cosiddetta “finestra” utilizzabile dal Capitano per far saltare il tavolo e far scorrere i titoli di coda della legislatura si chiude il 20 luglio. Ma forse in realtà si è già chiusa, sia perché Matteo Salvini non può tagliare i ponti con i Cinque Stelle con il caso Savoini ancora non chiarito, sia perché il Capo dello Stato avrebbe comunque il dovere istituzionale di esplorare altre soluzioni governative prima di rassegnarsi allo scioglimento anticipato delle Camere. Quindi niente elezioni il 29 settembre e quasi sicuramente neppure in ottobre, quando dovrà entrare nel vivo la discussione sulla manovra finanziaria.

Se ne riparlerà con ogni probabilità subito dopo l’approvazione della legge di bilancio, che peraltro dovrà contenere misure impopolari e quindi destinate a erodere il consenso delle due forze di governo.

Il vicepremier leghista ha capito che solo sull’economia potrebbe trovare quell’incidente di percorso in grado di fargli scaricare sull’alleato pentastellato la colpa della fine prematura dell’esperienza di governo e quindi ha convocato al Viminale quel discusso vertice con le parti sociali. Gli intenti di Salvini erano diversi: distogliere l’attenzione dal Russiagate, far innervosire il premier e tenere buoni i ceti produttivi che scalpitano e gli chiedono di staccare la spina al governo.

La presenza al tavolo di confronto del sottosegretario leghista Armando Siri, recentemente rimosso dal governo per guai giudiziari, è stata letta come una provocazione sia da Conte che da Luigi Di Maio. Entrambi hanno accusato Salvini di aver scavalcato Palazzo Chigi e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, principali attori nella definizione dei cardini della manovra finanziaria.

Il leader del Carroccio si è difeso dicendo che lui non vuole sostituirsi al premier, ma solo dare un contributo alla discussione sui principi da inserire in manovra. Un avvertimento neppure troppo celato sulla flat tax, nel senso che una manovra debole su quel versante non potrebbe avere l’appoggio leghista. L’ipotesi emersa dal confronto con le parti sociali al Viminale è di una flat tax al 15% per i redditi fino a 55.000 euro, ma la strada è ancora lunga e certezze non ce ne sono.

Tornando al Russiagate, che finirebbe per offuscare la figura di Salvini in mancanza di un chiarimento definitivo sugli incontri avuti dai suoi uomini con i vertici del governo russo, c’è qualcuno che vede una manina internazionale, anche se a trarre giovamento finora sono stati gli avversari nazionali del leader leghista, in particolare Pd e Cinque Stelle.

Forse l’obiettivo è impedire che la Lega prenda un commissario europeo e conti di più nella “nuova” Europa, che al pari della vecchia appare saldamente ancorata all’asse franco-tedesco. Oppure semplicemente un disegno orchestrato da servizi segreti internazionali ha ricevuto sponde anche all’interno dei confini italiani. Presto per dirlo. Restano però in piedi tutte le ipotesi, da quella delle elezioni anticipate a quella di un governo tecnico che faccia la prossima manovra finanziaria e porti il Paese al voto in primavera. In mezzo c’è una terza ipotesi, che molti continuano a considerare alquanto stravagante: un’intesa Pd-Cinque Stelle già in questa legislatura. Fantapolitica? Lo capiremo prestissimo.