• ECOLOGISMO

Rivoluzione anti-industriale: il vero volto di M5S

Del Movimento 5 Stelle, probabile futuro primo partito d'Italia, si parla molto, ma si sa poco. Apparentemente "populista", il movimento cela la sua vera natura: quella di un partito ecologista di massa. Che propone un modello di decrescita tecnologica e industriale per realizzare un'utopia verde.

Di Maio

Il partito che, alle prossime elezioni, potrebbe conquistare il maggior numero di voti è il Movimento 5 Stelle. Sui pentastellati ci si interroga se siano realmente competenti e onesti come dicono, specie dopo lo scandalo “rimborsopoli”. Fanno parlare di sé per le loro numerose epurazioni, che pure contrastano con l’ostentata democrazia interna. E ci si chiede quanto sia tutelata, questa democrazia, sul loro sistema di voto, la piattaforma Rousseau. Perché questi sono i loro unici biglietti da visita: essere nuovi alla politica, essere governati dalla democrazia diretta e, soprattutto, essere onesti. E’ sulla base di queste caratteristiche che la gente li vota o non li vota. Ma queste sono le forme. Qual è la sostanza? Qual è il loro programma? In poche parole: il M5S è il primo partito di massa con un’agenda ecologista radicale.

Dove hanno fallito i Verdi, hanno successo i pentastellati. Non perché ora le idee dell’ecologismo piacciano di più, ma perché, semplicemente, i pentastellati non ne parlano troppo. Nel loro programma, che pure è pubblico, si legge chiaro e tondo l’obiettivo principale: un nuovo modello di sviluppo. “Per definire una strategia concreta di sviluppo economico è necessario comprendere i limiti degli attuali paradigmi che guidano i sistemi di produzione e di consumo del nostro paese – si legge sul programma, alla voce “sviluppo economico” - I limiti allo sviluppo imposti dalla finitezza del pianeta e delle risorse a disposizione danno l’opportunità di mettere in atto nuovi modelli di sviluppo che tengano conto anche della capacità dell’ambiente di assorbire i rifiuti prodotti dal metabolismo ambientale”. Linguaggio abbastanza contorto, che però riassume bene il pensiero dell’economista classico Malthus, il teorico della finitezza delle risorse che più di due secoli fa prevedeva (quando l’umanità era costituita da poco più di 1 miliardo di individui) che le risorse agricole non sarebbero state più sufficienti per sfamare un’umanità in crescita.

I pentastellati considerano ormai superato un modello di sviluppo fondato sulla crescita e propongono l’alternativa della “economia circolare”. Che spiegano così: “in sostanza propone il superamento del modello lineare prendendo in conto un sistema economico di produzione e di scambio che, lungo tutti gli stadi del ciclo di vita dei prodotti, mira ad aumentare l’efficacia dell'utilizzazione delle risorse e diminuire l'impatto ambientale sviluppando allo stesso tempo il benessere delle persone”. In sostanza: tutto si ricicla e riutilizza. Se i parametri macroeconomici usati fino ad oggi, fra cui il Prodotto Interno Lordo, misurano una recessione, in caso di applicazione di questa nuova forma di economia, i pentastellati propongono di cambiare il modo di prendere le misure: “Parallelamente a questo, occorre utilizzare misuratori economici del benessere umano, creando un nuovo modello di misura che tenga conto dei limiti posti dal modello lineare e sia proporzionato misurando il benessere effettivo e non meramente analitico​, mediante i cosiddetti indicatori di benessere economico e sostenibile (BES)”.

L’Ue propone una riduzione delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 e l’aumento delle fonti energetiche rinnovabili al 27% del fabbisogno entro la stessa scadenza. Ed è un obiettivo difficile, considerando la bassa e incostante produttività di fonti rinnovabili quali l’energia solare o l’eolico, che dipendono da forze naturali non sempre disponibili, quali il sole e il vento. I pentastellati, pur senza fissare alcuna scadenza, propongono di superare il 27%: vogliono il 100% di energie rinnovabili. A patto che tutti consumino meno energia: “Il M5S propone, come primo punto dell’agenda, una importante riduzione dei consumi finali di energia del Paese. A parità di servizi erogati, una maggiore efficienza ed un uso più razionale dell’energia dovranno essere i punti cardine su cui imperniare ogni decisione (…) Come secondo punto, il M5S propone un graduale ma deciso passaggio alle sole fonti rinnovabili per alimentare il sistema. Questa trasformazione, che dovrà riguardare tanto il settore termico quanto quello elettrico, porterà a soddisfare la totalità dei consumi finali di energia termica da fonti quali quella solare, le bioenergie e la geotermia, mentre la produzione di energia elettrica dovrà avvenire tramite un utilizzo massivo della fonte solare, una marcata crescita di eolico e idroelettrico e un consolidamento nell’uso delle bioenergie e del geotermico realmente sostenibili”.

Gli stessi pentastellati ritengono prioritario lo sviluppo dell’agricoltura, anche con misure fortemente protezionistiche, più vicine ai programmi dei partiti di estrema destra. Ma mai parlare di nuove tecnologie in agricoltura: “Riteniamo opportuno che le etichette dei prodotti alimentari di origine animale e loro derivati riportino obbligatoriamente l’indicazione dell’eventuale presenza di OGM nei mangimi utilizzati per l’alimentazione animale. Per quanto riguarda gli OGM, oltre a continuare a sostenere il divieto della ricerca in campo aperto, intendiamo bandire anche le nuove frontiere della biotecnologia cisgenesi e genome editing”. Si dichiara guerra anche alla chimica: “interruzione delle autorizzazioni eccezionali dei prodotti fitosanitari; il divieto effettivo di irrorazione dell’area così come previsto dal PAN (Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei fitosanitari)” e si incoraggia la “diffusione dell’agricoltura biologica e biodinamica”. Se i raccolti vengono contaminati? “… lotta biologica, con l'utilizzo di antagonisti naturali provenienti da altri areali”.

Il peso maggiore nel programma pentastellato ce l'ha, manco dirlo, l’Ambiente. Che si basa su alcuni principi fondamentali. Il primo dei quali “è quello della separazione della tutela ​predisposta in favore delle risorse naturali, ​dalla tutela della salute umana ​e della qualità della vita, rendendo giuridicamente rilevante ​qualsiasi pregiudizio recato alle risorse naturali, indipendentemente da un danno, o da un grave rischio diretto di danno, alla salute dell’uomo”. Questo punto è fondamentale: non si tutela l’ambiente per l’uomo, ma l’ambiente per l’ambiente. L’uomo non è più considerato al centro del creato, ma solo una delle tante parti di “Madre Terra”. Un leitmotiv che ritorna sempre, anche nel programma di politica estera: “Ci impegneremo, inoltre, con tutti i popoli del Mediterraneo che hanno a cuore le stesse esigenze, a sviluppare nuove forme di relazioni internazionali che garantiscano pace e stabilità, nonché nuovi modelli di produzione compatibili con la preservazione della Madre Terra e dell'eguaglianza sociale (…) Riteniamo che l’Europa abbia bisogno di nuovi partner finanziari interessati a promuovere un nuovo tipo di sviluppo più equo e bilanciato”.

Era il sogno/incubo di Gianroberto Casaleggio (1954-2016), vero padre del Movimento: una terra abitata da un’umanità ridotta a 1 miliardo di individui, tutti connessi, tutti elettori di un unico governo mondiale chiamato Gaia, senza confini, senza religioni e senza finanza. E senza libertà.