• CIRINNA' SCATENATA

Riso, regista contro l'utero in affitto. Un nemico del popolo

Il regista omosessuale, che ha denunciato la pratica dell'utero in affitto. Dopo l'aggressione arriva la solidarietà di Gandolfini. Ma per la Cirinnà è comunque un nemico del popolo.

Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti

La vile e deprecabile aggressione avvenuta lunedì a Roma contro il regista Sebastiano Riso -  omosessuale dichiarato che ha girato la pellicola "Una famiglia", in gara all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia – torna ad infiammare il dibattito sul suo ultimo film che racconta il dramma di una coppia, interpretata da Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel, che concepisce e vende i figli a coppie omosessuali ma anche a quelle etero che non possono averne.

Il film, come ha dichiarato il registra Riso, è ispirato a fatti autentici, documentati con l'aiuto del procuratore di Grosseto, Raffaella Capasso. Ma andiamo per ordine: Sebastiano Riso è stato aggredito lunedì pomeriggio nell’androne della sua abitazione in zona Ostiense. Portato al pronto soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli, i medici gli hanno riscontrato ferite al torace, zigomo, nonché un edema alla cornea con una prognosi di dieci giorni.

L’aggressione, compiuta da due uomini, è stata definita omofoba da tutta la stampa e lo stesso registra ha raccontato di insulti riguardanti il suo orientamento sessuale e di frasi che si riferivano chiaramente al suo film. Immediati sono arrivati i messaggi di solidarietà dal mondo delle politica e della società civile. Da parte di molti movimenti lgbt sono quindi partiti gli immancabili appelli a far approvare subito una legge contro l’omo-trans fobia. Molti i riferimenti al ddl Scalfarotto, che, andando a punire anche i reati di opinione, presenta aspetti talmente controversi da essere stato affossato dalla stessa maggioranza in Commissione alla Camera.

Condanna e vicinanza sono state espresse anche da parlamentari vicini al mondo pro family. Carlo Giovanardi (Idea) ha detto di aver apprezzato il Film e ha ribadito la condanna “nella maniera più radicale all'ignobile aggressione di cui Riso è stato vittima”. “Rimane da capire – ha aggiunto il senatore - perché i presunti omofobi siano così cretini da prendersela con un regista omosessuale che ha avuto il coraggio di documentare quanta miseria morale ci sia nella pretesa di utilizzare una donna come contenitore di un figlio da vendere a ricchi committenti".

Ancora più nette le parole del leader del Family day, Massimo Gandolfini, il quale, dopo aver deplorato i fatti, ha detto che i due aggressori “oltre ad essere omofobi e violenti, sono anche degli imbecilli ignoranti che non conoscono lo sforzo di Riso nel mettere a fuoco la diffusione di una piaga sulla quale da sempre il mondo pro family ha concentrato il suo impegno per la verità e la tutela dei bambini”.

Lo stesso Gandolfini ha stigmatizzato coloro che strumentalizzano questa aggressione per tornare ad invocare l’approvazione di leggi liberticide: “Per punire gli aggressori con pesantissime condanne, ci sono le leggi vigenti del codice penale a protezione della persona, che prescindono dall’orientamento sessuale della vittima. Abbiamo visto infatti – ha proseguito Gandolfini - che spesso leggi che si propongono di fermare un solo tipo di violenza contro singole categorie, hanno poi come unico risultato quello di limitare la libertà di parola di chi sostiene talune posizioni bio-etiche in maniera argomentata e nel pieno rispetto della legalità e del civile dibattito democratico”.

Vedere Gandolfini che solidarizza con Riso è stato davvero troppo per i guardiani del pensiero unico. Ieri, subito dopo la pubblicazione della nota del leader del Family day, Monica Cirinnà, madrina delle Unioni Civili e senatrice Pd, ha voluto esprimere un giudizio molto severo sul film del regista aggredito definendolo “dannoso per chi combatte contro l'omofobia”.

In un lungo post sul suo profilo Facebook la parlamentare dem ha esordito dicendosi vicina al regista: “Spero guarisca presto”. Detto questo, la Cirinnà si è quindi lanciata in una durissima critica contraria all’opera di Riso: “Ho visto il film ‘Una famiglia’ e, senza infingimenti, ho detto al regista che è un film dannoso per chi combatte contro l'omofobia per affermare l'uguaglianza di tutti gli amori e di tutte lo coppie”.
“Il film – si legge ancora sul profilo della Cirinnà - confonde tratta di bambini e gestazione per altri, che il regista nelle interviste odierne continua a chiamare utero in affitto, dimostrando la sua totale estraneità al dibattito culturale che faticosamente stiamo affrontando in tanti, soprattutto le stesse Famiglie arcobaleno i cui figli sono ancora esclusi da ogni tutela”. 

“Nel film ho ritrovato tutti i pregiudizi e gli stereotipi usati contro i gay – ha aggiunto l’esponente del Pd -, rappresentati come gente che vuole i figli per capriccio ed egoismo, e addirittura li compra togliendoli a una madre disperata, proprio gli argomenti che tutti gli omofobi usano regolarmente dentro e fuori il parlamento”.

“Penso che il cinema – ha proseguito -, come ogni altra forma di arte e cultura, debba inserirsi pienamente nel dibattito culturale che attraversa la società sostenendo sempre i cambiamenti positivi sui diritti e il riconoscimento delle nuove realtà. Con dolore noto che questo non è accaduto con il film di Riso”.

La Cirinnà ha chiuso il post menzionando la nota di solidarietà del Family day: “Le parole pronunciate oggi da Gandolfini a sostegno del film non fanno che rafforzare questo mio convincimento”.

La vicenda ha avuto il merito di ricordarci che ci sono parlamentari della Repubblica che ritengono che raccontare la realtà di madri disperate perché hanno venduto i propri figli, alla stregua di prodotti prenotati da altre coppie – come hanno dimostrato anche tante inchieste giornalistiche – è un “argomento da omofobi”. Se passa questo principio senza alcuna contestazione, sono quindi da considerarsi omofobi non solo oltre il 90% degli italiani contrari alla maternità surrogata, ma anche la stragrande maggioranza degli omosessuali che condanna espressamente il ricorso a questa pratica e le numerose sigle femministe e di lesbiche che si battono per la messa al bando dell’utero in affitto.

Tra l’altro la Cirinnà sostiene che la sua valutazione sul film sarebbe avvalorata dalla posizione diametralmente opposta che esprime Gandolfini, come a dire che il buon senso non può mai risiedere in una battaglia portata avanti da determinati gruppi. La Cirinnà nella sua divisione manichea tra buoni e cattivi, ci permette di riconoscere ancora una volta la furia ideologica che conduce a negare l’agibilità a chiunque resti fuori dal recinto del politicamente corretto. La senatrice dalle note simpatie animaliste pretende anche di indicare quale sia il compito della “settima arte”, ovvero sostenere “sempre i cambiamenti positivi sui diritti e il riconoscimento delle nuove realtà”.

Insomma guai se il grande schermo offre riflessioni su fenomeni antropologici senza precedenti come i metodi di filiazione per le coppie gay e la frammentazione della riproduzione sessuata, con una madre che dona gli ovuli, una donna che offre, dietro pagamento, il proprio utero in affitto e un donatore di seme. Non fosse mai che l’arte ci faccia interrogare sul diritto dei bambini a non essere oggetto di mercimonio, a non essere programmati fin dal concepimento privi dei genitori biologici, a non essere distaccati dal seno della madre nei primi mesi di vita e a conoscere le proprie origini. Nulla deve disturbare la narrazione Mainstream e anche il cinema deve essere appiattito sulla magnifica agenda progressista. Conforta solo il fatto che agitare il fantasma dell’omofobia – anche contro gli stessi omosessuali – sembra ormai una strategia sempre meno efficace.