• NATALE DEL SIGNORE

Regalità divina nella carne: il Cielo scende sulla terra

Nella grande solennità del Natale c’è una progressione nei Vangeli che annunciano l’evento del Salvatore: il Vangelo di Matteo annuncia il compimento delle profezie al popolo eletto, Luca annuncia il Vangelo di un Salvatore per tutta l’umanità, e Giovanni aiuta a scendere nelle profondità mistiche del Verbo e della filiazione cui siamo destinati, che possiamo o no accettare accedendo così o no all’eredità; in relazione c’è una progressiva rivelazione dei Nomi di Gesù: Emmanuele, Salvatore, Consigliere, Principe della Pace.

La pagina di Luca che narra la nascita di Gesù e l’adorazione dei pastori è una delle più amate e conosciute. Guardandola da vicino, anzi mettendoci anche noi accanto ai pastori e rae-presentandola da cima a fondo possiamo individuare tre scene che strutturano il brano al cui centro è la nascita di un figlio d’Uomo avvolto in panni da una Madre Vergine sotto la custodia di un Giuseppe portatore della regalità davidica. La prima (vv. 1-3) e l’ultima scena (vv.8-14) cosa rappresentano allora?

Nella prima, i primi tre versetti annotano con cura i grandi protagonisti che fanno da cornica all’evento silenzioso e nascosto narrato nella scena centrale: l’impero romano e il suo imperatore che ordina il censimento di tutta la terra. E’ un atto con cui Cesare vuole misurare la sua potenza e affermarla pubblicamente , descriverla, così come nel racconto di Saint Exupéry il mercante contava le stelle per possederle.  Anche Davide quando fece il censimento del popolo affinché io conosca il numero della popolazione (2 Sam 24, 2) si sentì battere il cuore, non che fosse in assoluto vietato fare il censimento, ma era un atto con cui mostrava l’orgoglio per le vittorie riportate, senza tener conto della sacralità di ogni vita che appartiene innanzitutto a Dio.  Qui abbiamo un censimento di tutta la terra, un censimento universale che afferma il dominio romano su tutta la terra abitata.

Nell’ultima scena i protagonisti cambiano: il mondo celeste scende sulla terra e la inonda di gloria, mostrandosi non ai sacerdoti del tempio, non ai puri farisei ma all’infima categoria del popolo, a pastori che probabilmente non avevano nemmeno diritto di partecipare al culto; ma la corte celeste li onora con un culto specialissimo. 
Abbiamo all’inizio l’ostentazione del potere mondano, alla fine lo splendore della vera gloria divina, e al centro, nel racconto della nascita, la Persona divina nel Figlio che nasce nei panni di bambino di una famiglia di emigranti. Questa famiglia, che non ha dove poggiare il capo è però portatrice di una promessa legata alla ascendenza di Giuseppe, legata proprio a Davide quello stesso Davide che aveva fatto il censimento del popolo. Una regalità divina nascosta nella carne umana. Mentre il potere di Cesare Augusto si pretende universale, il regno del Bambino neonato è veramente universale, salva tutti, come annunciano gli Angeli.

Guardiamo a questa icona della famiglia posta al centro, fra l’ostentazione del falso potere mondano, e lo splendore della vera gloria, questa famiglia custode della vera gloria divina, guardiamola con gli occhi di san Bernardo e di von Balthasar: in Maria contempliamo la verginità unita alla fecondità, in Giuseppe la povertà l’espropriazione la paternità, il rapporto con una discendenza, l’eredità, la promessa, dunque la povertà unita alla vera ricchezza; Giuseppe nella sua povertà è il portatore della promessa e il custode dell’eredità del popolo, alla sua povera persona è legata la promessa di una regalità stabile e Gesù è la raffigurazione dell’obbedienza, l’obbedienza alla volontà del Padre; e in Gesù Bambino vediamo l’obbedienza del Figlio al Padre nella più assoluta libertà. Verginità e fecondità, povertà e ricchezza, obbedienza e libertà convivevano in armonia nello stato dell’Eden. Nella nascita di Cristo il Paradiso ritorna sulla terra. Lo dice Bernardo nel primo dei suoi sermoni natalizi dedicato a Cristo nostro paradiso, da cui sgorgano i quattro fiumi dell’Eden, che sulla croce diventeranno fiumi di sangue …   

In questa famiglia santa allora contempliamo le dimensioni di ogni vita consacrata, che monaci e religiosi esprimono con il legame dei voti, ma cui ogni credente è chiamato a partecipare mediante l’appartenenza al popolo di Dio, alla sua santità. E il coro degli angeli rappresenta quella dimensione necessarissima che è la vita liturgica, la lode di Dio espressa nella liturgia: cosa di più inutile? Eppure Dio è lì.