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Rees-Mogg e i cattolici al tempo del governo Johnson

L’esecutivo presieduto dall’ex sindaco di Londra fa ben sperare i ‘papisti’ d’Oltremanica, grazie all’impegno preso con i cristiani perseguitati, la nomina all’Istruzione di Williamson e soprattutto del capofila della Brexit e neo leader della Camera dei Comuni, Rees-Mogg. Che ama la Messa in rito antico e difende i principi non negoziabili.

Boris Johnson è il primo premier britannico della storia a esser stato battezzato cattolico. L'ex sindaco di Londra, infatti, ricevette il sacramento per volere della madre Charlotte ed ebbe come madrina Lady Rachel Billington, figlia di Lord Frank Pakenham, noto esponente laburista e settimo conte di Longford, nato protestante e convertitosi in tarda età al cattolicesimo.

Il nuovo primo ministro ha compiuto, invece, il percorso inverso, diventando anglicano negli anni degli studi universitari a Oxford. A prescindere dalla confessione d'appartenenza del successore di Theresa May, il Gabinetto da lui presieduto fa ben sperare i ‘papisti’ d'Oltremanica. Segnali positivi sono arrivati già durante la campagna per la leadership dei Tories, durante la quale la questione della persecuzione dei cristiani nel mondo, molto sentita dallo sfidante Jeremy Hunt, è assurta in cima all'agenda del partito, come confermato da un tweet di Johnson in cui quest’ultimo si impegnava, una volta divenuto premier, a far diventare prioritaria la difesa della libertà religiosa.

Suscita buone aspettative anche la nomina all'Istruzione di Gavin Williamson, contestata in questi giorni dalla stampa progressista per i tre voti contrari dati in Parlamento alla legalizzazione dei cosiddetti “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. Nel nuovo incarico l'ex Segretario della Difesa si troverà a gestire la delicata pratica - disposta dal suo predecessore e in vigore dal 2020 - dell'introduzione nelle scuole elementari di corsi obbligatori sulle relazioni tra gay e transgender.

L'attuale esecutivo, inoltre, presenta un solo membro favorevole all'eutanasia e al suicidio assistito: Robert Jenrick.

Nel Paese dei casi Alfie Evans e Charlie Gard, particolarmente degna di nota è la presenza nel Gabinetto, in qualità di leader della Camera dei Comuni, di un esponente politico che ha paragonato le pratiche eutanasiche alle esecuzioni di un serial killer. Si tratta di Jacob Rees-Mogg, uno dei capifila più conosciuti e amati dei Brexiteers, astro nascente del Partito Conservatore e tra i più bersagliati dalla propaganda pro-Remain. I suoi oppositori, oltre alla campagna (da lui vinta) per portare il Regno Unito fuori dall'Ue, non gli perdonano la nettezza delle sue posizioni sui cosiddetti principi non negoziabili, in conformità - come ama ripetere - con quelli che sono gli insegnamenti di Santa Romana Chiesa.

Rees-Mogg si è detto molto preoccupato per le proposte sul fine vita arrivate in Parlamento in questi anni, dichiarando di temere che possa realizzarsi quanto avvenuto con l'aborto, ovvero “usare casi molto preoccupanti per consentire circostanze eccezionali che, abbastanza rapidamente, diventano la norma”. In un intervento in una trasmissione radiofonica, il leader della Camera dei Comuni ha evidenziato come i “Paesi che hanno adottato l'eutanasia hanno scoperto che sono stati introdotti abusi e che sono state uccise persone che non volevano esserlo", evidenziando il rischio che, con una legislazione permissiva in materia, ci possano essere famiglie non così amorevoli in grado di far pressione sugli anziani. "Il servizio sanitario - ha aggiunto - è lì per prendersi cura di te, non per ucciderti".

Da anni i conduttori televisivi mainstream sembrano volerlo mettere in difficoltà con domande insidiose sulle questioni etiche (probabilmente sull'onda di quanto successo all'ex segretario liberal-democratico Tim Farron che preferì addirittura dimettersi perché stanco di quel trattamento mediatico), ma senza i risultati sperati: in ogni occasione, infatti Rees-Mogg continua a confermare di “prendere sul serio gli insegnamenti della Chiesa cattolica”, dichiarandosi quindi “completamente contrario all'aborto”, definito “moralmente indifendibile” perché “la vita inizia al momento del concepimento”. Il politico conservatore ha confessato di provare “una profonda tristezza” per i 190.000 aborti in un anno registrati nel Regno Unito, giudicando l'interruzione di gravidanza come “una delle grandi tragedie del mondo moderno”.

Grazie al suo aspetto da classico gentleman inglese e il lessico elegante, la sua figura è diventata una delle più riconoscibili nei dibattiti parlamentari e televisivi. Con educazione ma anche con fermezza, Rees-Mogg non si è mai tirato indietro neanche di fronte alle provocatorie domande sulla legittimazione delle unioni tra persone dello stesso sesso: “Il sacramento del matrimonio - ha affermato - è uno ed è definito dalla Chiesa e non dallo Stato”, aggiungendo che l'unico possibile in questo senso è quello tra un uomo e una donna. Da ‘papista’, ha difeso la sua posizione ripetendo più di una volta che questo è “l'insegnamento della Chiesa cattolica, che accetto”. La coerenza che dimostra tra fede professata e attività politica gli è valsa critiche, ostracismi, contestazioni e aggressioni. Alcuni militanti dell'estrema sinistra, sorprendendolo a passeggio con la famiglia, non hanno risparmiato nemmeno il figlio piccolo, urlandogli in faccia che suo padre è una “persona orribile”.

Da parte sua, Rees-Mogg continua ad appellarsi alla libertà religiosa e a rivendicare il suo diritto a lasciarsi ispirare dal cattolicesimo nella conduzione della sua attività politica. Un cattolico che - anche per la sua particolare formazione e sensibilità - dà ancora più fastidio in certe cerchie britanniche, in cui continua a sopravvivere lo storico sentimento antiromano: il nuovo leader della Camera dei Comuni, infatti, ha ammesso tranquillamente di pregare il Rosario ogni giorno, ama frequentare la Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano [“Penso che sia più ricco, (...) si concentra di più sull'Eucaristia, piuttosto che sulle altre parti della Messa che a mio avviso sono meno centrali, ed è più raccolto, c'è più silenzio", ha dichiarato in un'intervista], prova una profonda ammirazione per il Sillabo di Pio IX, di cui apprezza la “visione tradizionale della Chiesa e dello Stato”.

L'ascesa di un profilo di questo tipo all'interno dei Tories e il suo ingresso nel Gabinetto Johnson potranno favorire almeno in minima parte il “lievito del messaggio cristiano nella vita pubblica” di un Paese che in questi ultimi anni si è distinto per episodi di grave intolleranza laicista?