• CINZIA BACCAGLINI

Ravenna, ripristinare l'assegno di gravidanza, una battaglia per la vita

Ripristinare l'assegno di gravidanza per donne che hanno difficoltà economiche: lo chiede una petizione, a Ravenna, dove questa forma di sussidio è stata recentemente sospesa. E' un'altra forma di aiuto alla vita che costa poco e permette di salvare molti nascituri. La parola a Cinzia Baccaglini, psicologa, prima firmataria.

Cinzia Baccaglini

In ogni battaglia c’è una parte destruens e una costruens, uno sforzo per abbattere, cancellare e distruggere il male e uno sforzo per edificare e costruire il bene. Prendiamo ad esempio la lotta contro l’aborto. Da una parte si chiede – almeno tra coloro i quali sono davvero pro-life - l’abrogazione di leggi ingiuste, si smascherano le plurime menzogne del fronte abortista, si criticano le condotte di pseudo cattolici che tentano di coniugare abortismo e appartenenza alla Chiesa cattolica. Su altro fronte si marcia per la vita (http://www.marciaperlavita.it/), si portano testimonianze di donne che hanno scelto di non uccidere il proprio bambino riconoscendo l’orrore dell’aborto e insieme la bellezza di essere madri, ci si impegna nelle scuole perché i giovani comprendano la preziosità della propria sessualità e molto altro. Un modo per combattere per la vita con tale spirito propositivo è anche quello di voler aiutare economicamente le mamme in dolce attesa che si trovano in difficoltà.

Il Comitato Carlo Camerani ha lanciato una petizione popolare da presentare all’amministrazione comunale di Ravenna per ripristinare l'assegno di gravidanza per donne che durante la gravidanza hanno difficoltà economiche. Ne parliamo con la psicologa Cinzia Baccaglini, prima firmataria della petizione e presidente del Movimento per la Vita di Ravenna.

Dottoressa, che cos’è questo assegno di gravidanza?

È un contributo che era elargito alle madri in condizioni di fragilità economica, originariamente di 254 euro, dal quarto mese di gravidanza alla nascita del bimbo per cittadine con residenza ravennate o con carta di soggiorno o permesso di soggiorno a tempo indeterminato sempre residenti nel Comune, per mamme sole con un reddito Isee inferiore ai 9200 euro lordi l’anno e a salire, a seconda dei coefficienti familiari, e sprovviste di altre tutele. Contributo che veniva integrato in un progetto personalizzato attraverso la richiesta alle assistenti sociali, di modo da realizzare una sinergia con tutti gli altri aiuti programmati sia istituzionali che del volontariato. Sulla base dei dati forniti dalla stessa Amministrazione comunale, solo nel 2016 su 1062 nati le mamme che hanno beneficiato di questo contributo sono state 59.

Qual è la sua storia?

Questo beneficio viene previsto dal 2000 come uno degli elementi inseriti all’interno del pacchetto a sostegno alla genitorialità che prevedeva anche altre forme di sostegno. Successivamente fu decurtato il suo budget, non certo per mancanza di richieste, e ne fu spostata l’erogazione dal quarto al quinto mese, abbassando l’ammontare mensile a 800 euro complessivi fino a sospenderlo inopinatamente nel maggio 2017, nonostante pendesse la richiesta del sussidio da parte di 21 mamme. Perciò abbiamo chiesto ragione all’Amministrazione comunale di questa interruzione.

Perché avete sentito la necessità di questo assegno?

Da qualche anno in tutta Italia funzionava bene, allora, il Progetto Gemma dal terzo mese fino al primo anno di vita del bambino come reale aiuto al salvataggio dall’aborto del concepito, esclusivamente su base di donazioni volontarie di singoli e gruppi. Ci chiedemmo se non fosse possibile far sì che proprio l’ente locale si potesse far carico dell’aiuto economico perlomeno in quel delicato periodo della gravidanza per la sua prossimità ai problemi concreti delle persone sul territorio, alla luce delle esperienze da noi raccolte al Centro di aiuto alla vita, storicamente impegnato nella difesa di ogni concepito sempre e comunque e nell’ascolto dei vissuti e delle difficoltà concrete delle madri. Coinvolgemmo alcuni esponenti politici – sia della maggioranza a guida Ds sia dell’opposizione - e constatammo la loro trasversale disponibilità a integrare anche questa forma di sostegno all’interno di un pacchetto di aiuti nel contesto delle politiche economiche a favore della genitorialità e della famiglia

Faccio l'avvocato del diavolo: non si può intendere questo assegno come una specie di riscatto? Io donna abortisco se non pagate. Non è una specie di mercificazione del bambino?

Aiutare le mamme ad accogliere i propri bimbi attraverso il loro cuore e la loro mente significa non solo far loro riconoscere il volto umano del loro figlio ma anche prendere realisticamente atto di esigenze concrete, laddove ve ne siano. È decisamente incoerente proprio in questo momento di crisi economica per tanti e di recessione, di disoccupazione e di lavoro precario, sottovalutare questo elemento all’interno della complessità delle motivazioni portate. Non è un mistero tutto ciò che accade nel mondo del lavoro femminile, riguardo sia alle donne single che a quelle già madri, dove non è affatto raro che una nuova gravidanza sia criterio di licenziamento o di non rinnovo del contratto. Si tratta di un sostegno specifico circoscritto nel tempo, per gli ultimi sei mesi della gravidanza. È altrettanto perlomeno incoerente che un'amministrazione comunale tolga, forse per risparmiare (?), anziché aumentarlo, un budget di circa 50.000 euro annui per aiutare bimbi, mamme e famiglie e ne trovi più di 80.000 euro per sostituire le fioriere antiterrorismo da cemento grezzo in marmo rosso di Verona esclusivamente per motivi estetici .

Chi può sottoscrivere la petizione e dove si può andare a firmare?

Possono sottoscrivere la petizione – promossa dal Comitato dedicato alla meravigliosa figura del medico Carlo Camerani, presidente del Centro di aiuto alla Vita locale fino alla sua scomparsa nel luglio 2018 -  tutte le persone residenti nel territorio comunale di Ravenna, italiani o stranieri, con almeno 16 anni di età.  La petizione può essere altresì firmata da tutte le persone non residenti nel territorio comunale, italiani e stranieri, con almeno 16 anni di età, che in qualsiasi parte del territorio comunale esercitino la propria attività prevalente di lavoro e di studio. Inoltre, è possibile sostenere la richiesta attraverso la raccolta firme lanciata da Generazione Voglio Vivere compilando il form presente alla pagina https://www.gen-vogliovivere.it/raccolta-firme-assegno-gravidanza/?origine=DN-eomi-swci-yohd.

Quali sono i primi riscontri ottenuti dalla petizione?

La petizione è stata lanciata il 25 gennaio scorso, durante una conferenza stampa in Comune. In soli 15 giorni, è stato superato abbondantemente il traguardo delle 350 firme, necessario perché sia esaminata dagli organi amministrativi preposti, che sono o le Commissioni consiliari o il Consiglio comunale. Sono pervenute, allo stato attuale, oltre 1200 adesioni alla raccolta di firme online di Generazione Voglio Vivere a supporto della petizione.

Questa proposta è spendibile solo per Ravenna oppure estensibile anche in altri comuni?

Io penso che laddove ci siano cittadini impegnati nei vari settori della vita pubblica, sociale ed ecclesiale con la mente aperta e lo sguardo volto ai bisogni delle persone si possa e debba fare rete di competenze e di esperienze. Pertanto, anche questa specifica esperienza ravennate può essere proposta e realizzata anche nel contesto di altre comunità locali.