• LA LETTERA

Quegli spot Rai per le adozioni alle coppie gay

La Rai, anzi la mamma Rai (come dice di se stessa) ha approfittato del clima sdolcinato per propinare agli italiani alcune chicche, tutte tese a sponsorizzare , in modo spudorato, il ddl Cirinnà, attualmente in discussione in Parlamento, che introdurrebbe  nel nostro Paese il matrimonio tra persone omosessuali, con la conseguente possibilità di adozione e relativo “utero in affitto”.

 

Biagio Antonacci

Caro direttore,

ancora buon “vero” Santo Natale. Il “mondo” ha pervaso di “buonismo” vuoto e banale (fino ad essere stucchevole) le festività che ricordano, è bene non dimenticarlo, la venuta di Dio tra di noi. E la venuta di Dio pone un drammatico problema alla nostra libertà: dire sì oppure no a questo straordinario avvenimento. Si preferisce, invece, eludere questa domanda, preferendo un più comodo sentimentalismo, basato su un ipocrita “volemose bene”.

La Rai, anzi la mamma Rai (come dice di se stessa) ha approfittato di questo clima sdolcinato per propinare agli italiani alcune chicche, tutte tese a sponsorizzare , in modo spudorato, il ddl Cirinnà, attualmente in discussione in Parlamento, che introdurrebbe nel nostro Paese il matrimonio tra persone omosessuali, con la conseguente possibilità di adozione e relativo “utero in affitto”. Ecco alcune di queste chicche.

Martedì 22 il Tg3 nazionale delle 14.20 trasmette la “notizia” che le famiglie “arcobaleno” hanno prodotto un video/spot per dimostrare quanto siano felici e sereni i bambini che vivono in famiglie di omosessuali e mentre il commentatore ne parla, il Tg ha fatto vedere quasi tutto lo spot, concludendo con l’auspicio che il ddl Cirinnà venga approvato il più velocemente possibile, per tutelare i diritti (quali?) di queste persone. É stato istituzionalmente gravissimo che un Tg del servizio pubblico abbia usato un notiziario per far passare come “notizia” una iniziativa assolutamente privata. E’ come se i Tg trasmettessero come notizia il nuovo spot della Fiat per una sua auto. 

Duplice è stata la scorrettezza della Rai. Una scorrettezza professionale, perché ha trasmesso uno spot che dovrebbe avere posto solo nei momenti pubblicitari e a pagamento. E una scorrettezza politica (la Commissione di Vigilanza tace), perché mentre è in discussione una legge in Parlamento, il servizio pubblico non può favorire apertamente una delle soluzioni, peraltro senza alcun contradditorio. Abbiamo scritto in parecchi ai dirigenti Rai, ma, almeno per ora, nessuna risposta. 

Mercoledì 23 sera, durante la trasmissione condotta da Panariello, il cantante Biagio Antonacci, dopo avere cantato uno dei suoi pezzi per reclamizzare (gratis?) il suo nuovo album e il suo prossimo tour, parlando con il conduttore, ha detto che in quest’anno nuovo egli vuole adottare un bambino, perché occorre aiutare i piccoli e per questo tutte le famiglie, sia quelle tra eterosessuali sia quelle tra omosessuali, dovrebbero adottare dei bambini e per questo anche lui ha auspicato la pronta approvazione della legge in questione, affinché il suo grande sogno sia reso possibile. Anche in questo caso, grande è la scorrettezza di una Rai che permette l’introduzione in uno spettacolo di varietà di una tematica così delicata ed ancora in discussione. Ed è grave che il duo Panariello/Antonacci si sia prestato a questa sponsorizzazione.

Giovedì 24 mattina, durante una di quelle trasmissioni strappalacrime della vigilia di Natale, una coppia di lesbiche ha praticamente ripetuto lo stesso show. In radio Rai, poi, episodi del genere sono quasi quotidiani.Si dice che più di due indizi fanno una prova. Mi pare che, in questo caso, si sia raggiunta la prova che la Rai in quanto tale ha deciso di sponsorizzare il ddl Cirinnà, rinunciando quindi alla sua funzione, che è quella di rendere un servizio pubblico, in cui sia sempre garantita la par condicio. E il tutto sta avvenendo nel quasi silenzio generale. Caro direttore, permettimi un’ultima osservazione. Tutta la questione dei nuovi diritti viene fatta passare sotto il manto dell’amore: è importante che ci sia l’amore e poi tutto il resto non conta. Mai la parola amore viene travisata ed abusata come in questi casi. É un dei primi frutti del “buonismo” imperante. Ne riparleremo, perché Gesù era buono, ma non buonista.