• MARO'

Quando la codardia si traveste da diplomazia

Nessuna svolta sui marò data dal nuovo governo Letta. Latorre e Girone verranno con ogni probabilità estradati come due criminali e c’è da scommettere che a Roma qualcuno cercherà di spacciare questa resa all'India per un successo.

Marò

Sulla vicenda dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre è calato un silenzio “politico” teso forse a risparmiare amarezze mediatiche al governo Letta appena insediatosi. Un basso profilo che preannuncia comunque la resa dell’Italia. Una resa incondizionata agli abusi giuridici di Nuova Delhi, determinata dai pasticci e dall’inadeguatezza del governo Monti ma che l’esecutivo appena insediatosi a Roma non ha né la forza né la capacità di ribaltare. 

Con amaro pragmatismo il ministro degli Esteri Emma Bonino ha ribadito nei giorni scorsi che in vista del processo ai due militari “non mancheremo di affermare le nostre convinzioni sul diritto internazionale" ma ha ammesso che accetteremo che a giudicarli sia una corte civile e straniera, addirittura un tribunale speciale, perché “bisogna ora trovare un modo di riportarli a casa".
Per riportare in Italia, definitivamente, Latorre e Girone, l’Italia rinuncia quindi a ricorrere a un arbitrato internazionale e di fatto accetta la sovranità giudiziaria dell’India, inaccettabile non solo perché i fatti addebitati ai due marò sono accaduti fuori dalle acque territoriali indiane, ma anche perché nessun militare è stato mai processato da un Paese straniero per azioni compiute al servizio del suo Paese.

Difficile del resto attribuire responsabilità al governo Letta, specie dopo l’ignobile balletto del governo Monti che prima aveva annunciato che Latorre e Girone sarebbero rimasti in Italia al termine della licenza elettorale e poi li aveva rimandati a Delhi in seguito alle minacce di rappresaglie commerciali indiane.
L’obiettivo dell’attuale governo sembra quello di riportare a casa i due militari il più presto possibile limitando se possibile i danni all’immagine dell’Italia e a quel che resta del prestigio nazionale. Per questo il premier ha ordinato ai ministri la gestione collegiale della vicenda (che Letta ha messo tra le priorità del suo mandato), un basso profilo mediatico e ha riconfermato l’ex vice ministro Staffan De Mistura come inviato speciale perché, nonostante in India non goda di molta considerazione, conosce il caso per averlo seguito fin dall’inizio.

"Escludo una condanna a morte per i marò" per i quali "ci avviamo a una soluzione equa e rapida grazie al dialogo con l'India" ha assicurato la Bonino alle Commissioni Esteri e Difesa riunite al Senato. L’ipotesi di una condanna a morte non è stata mai una minaccia concreta ma è stata utilizzata dal governo Monti per giustificare il voltafaccia che ha riportato in India Latorre e Girone in cambio, disse l’ex premier, della garanzia di Nuova Delhi che non verrà applicata nei loro confronti la pena di morte.

Per non trasformarsi nell’ennesima umiliazione internazionale, la strategia remissiva dell’Italia ha bisogno che la giustizia indiana giunga in breve tempo a un verdetto. Che sarà senza dubbio di colpevolezza dal momento che gli inquirenti (l’agenzia antiterrorismo NIA) presenteranno in tribunale gli elementi raccolti dalla polizia del Kerala, come ha confermato il quotidiano The Hindu. Prove scricchiolanti, perizie false o costruite ad arte e testimonianze contraddittorie che serviranno a inchiodare i due militari.
Il ministro degli esteri, Salman Kurshid, ha detto di prevedere un verdetto in “due o tre mesi” e una condanna che tenga conto della “buona fede” dei due marò, convinti di sparare a pirati e non a pescatori. Tempi che però potrebbero allungarsi per la necessità di tradurre tutti gli atti in italiano e per ascoltare i videoconferenza le testimonianze degli altri quattro fucilieri imbarcati sulla Enrica Lexie e dei membri dell’equipaggio della petroliera. 

Gli indiani sono già pronti ad attribuire all’Italia le causa del prolungamento del processo anche se a livello politico i giochi sembrano ormai chiusi.
Il viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli ha detto che “in questo momento la collaborazione con le autorità indiane è ottima e sono già state concordate "le regole di ingaggio" per il giudizio che gli indiani si apprestano a dare sui due fucilieri, così come sono già state concordate anche le condizioni successive a una sentenza.
Questo mi permette di dire", ha concluso Pistelli, "che la cosa è avviata correttamente e aspettiamo solo che finisca". In pratica la condanna è certa, la pena sarà mite e potrà essere scontata in Italia perché, come ha ricordato la Bonino, l'accordo tra Italia e India che consente di rimpatriare persone condannate per scontare la pena da scontare nel Paese d'origine “è stato firmato ed è entrato in vigore il primo aprile.
Latorre e Girone verranno quindi estradati come due criminali e c’è da scommettere che a Roma ci sarà pure qualcuno che cercherà di spacciarlo per un successo.