a cura di Anna Bono
  • Sri Lanka

Prime difficoltà per gli sfollati tamil rientrati a casa dopo 25 anni

Sono ancora in attesa di riceve l’autorizzazione a riprendere possesso delle terre di cui erano proprietari i cattolici tamil che il 23 aprile scorso sono ritornati nell’isola di Iranaitheevu, nello Sri Lanka, dopo 25 anni da sfollati a causa della guerra civile. “La nostra bella e fruttuosa isola – hanno detto all’agenzia di stampa AsiaNews – è diventata una giungla. Le case sono state distrutte. Per questo aspettiamo i permessi per ricostruire e riprendere le attività commerciali. Altrimenti sarà difficile sopravvivere”. Dal loro ritorno, in attesa dei permessi governativi, 50 famiglie vivono nei locali in rovina della chiesa, del convento delle suore della Sacra Famiglia e della scuola cattolica. “È davvero penoso – dicono - vedere cosa è successo alla nostra isola, all’amata chiesa, alla scuola e alla casa delle missioni. Non riusciamo a concepire le forze negative che si sono scatenate qui”. Nel 1992 sull’isola c’erano 125 case, due chiese cattoliche, un dispensario e cinque pozzi. “Tutto ciò che chiediamo – dicono gli sfollati ad AsiaNews – sono i permessi duraturi per poter tornare ad abitare qui, e un aiuto per ricostruire la scuola per i nostri figli e per individuare fonti d’acqua potabile. Non chiediamo altro, possiamo guadagnarci da vivere con quello che abbiamo”. Ma già si profilano dei problemi. Quelli che hanno già ripreso la pesca per risparmiare carburante hanno attraccato le barche in certo un punto della costa. Ma il 5 maggio “sono arrivati alcuni funzionari della Marina e ci hanno ordinato di non attraccare le nostre barche qui, ma di portarle oltre il molo. Non riusciamo a capire tale richiesta: c’è tanto spazio!”.