• CILE

Prevale Piñera su una sinistra divisa e in crisi

Sebastian Piñera celebra la vittoria

Dicevano tutti che la competizione si sarebbe decisa nel finale sul filo di lana, e invece Sebastian Piñera ha vinto largamente, scavando un fossato di oltre 9 punti percentuali fra sé e il candidato della sinistra Alejandro Guillier. Il ballottaggio delle elezioni presidenziali cilene è finito 54,57% contro 45,43% a vantaggio dell’ex capo dello Stato e candidato della destra. L’ex magnate televisivo ripete la performance di otto anni fa, quando al ballottaggio aveva sconfitto il democristiano di sinistra Eduardo Frei, sostenuto dalle sinistre unite. Con 14 e passa punti di distacco al primo turno, quest’ultimo aveva recuperato tantissimo ma non abbastanza al secondo turno, finendo sconfitto per 51,6 a 48,3. Stavolta l’indipendente di sinistra Guillier (già conduttore di punta del notiziario di Chilevision, la tivù a quel tempo di proprietà di Piñera!) ha recuperato solo un terzo del divario registrato al primo turno, ed è finito lontanissimo. La sinistra rappresentata da Frente Amplio, la cui candidata Beatriz Sanchez al primo turno aveva creato la sorpresa raccogliendo il 20% dei consensi, cioè il doppio di quanto previsto dai sondaggi, non ha trasferito i suoi voti sul candidato di centro-sinistra, anche se molti suoi esponenti hanno dichiarato di avere votato per lui al ballottaggio, ma senza dare indicazioni di voto ai propri elettori.

Frente Amplio comprende ben 13 partiti, e viene normalmente paragonato a Podemos spagnolo, ma comprende anche forze che in Italia equivarrebbero alla neonata Liberi e Uguali. E come il partito di Grasso, Bersani e D’Alema si prefigge di far perdere il Pd di Matteo Renzi, così Frente Amplio ha voluto penalizzare il candidato del centro-sinistra in vista dell’obiettivo strategico di spostare a sinistra il baricentro politico e riguadagnare l’egemonia all’interno di tale area politica. Area politica che ha sempre espresso il governo del Cile dopo l’uscita di scena del generale Augusto Pinochet nel 1990. L’unico a interrompere la successione di presidenti democristiani di sinistra e socialisti e governi affini è stato proprio Piñera, prima nel 2009 e poi quest’anno. In Cile i capi di Stato uscenti non possono ricandidarsi dopo il primo mandato, ma possono farlo dopo aver saltato una legislatura. Questa norma costituzionale è all’origine dell’insolita successione Bachelet-Piñera-Bachelet-Piñera fra il 2005 ed oggi.

Che la disunione della sinistra abbia favorito la vittoria finale del leader di Chile Vamos (coalizione di quattro partiti di centro-destra) si comprende osservando che nella scheda per l’elezione del parlamento, che si è svolta in contemporanea al primo turno delle presidenziali, i partiti di tutte le sinistre sommati insieme hanno raccolto quasi il 55% dei voti. Ma mentre al ballottaggio non tutti hanno voluto sostenere Guillier, Piñera ha usufruito del sostegno della destra nostalgica di Augusto Pinochet, il cui candidato aveva conquistato quasi l’8% dei voti al primo turno. Fra gli sponsor del miliardario e statista cileno si è collocato anche Antonio Macri, vincitore delle presidenziali argentine nel 2015 dove a sua volta ha sbaragliato un candidato di sinistra, rafforzato da un ottimo risultato alle politiche dell’ottobre scorso: il suo aperto appoggio ha quasi causato un incidente diplomatico fra Cile ed Argentina.

I motivi della sconfitta della sinistra, che è in difficoltà in tutta l’America latina (le presidenziali che si terranno in Messico, Brasile e Colombia l’anno prossimo potrebbero concludersi con un bagno di sangue per i candidati progressisti), sono vari. La presidente uscente di sinistra Michelle Bachelet non ha promosso il populismo autoritario di una Cristina Fernandez Kirchner o di un Nicolas Maduro, ma senza sprofondare nei fallimenti argentini o venezuelani è riuscita, nel corso del suo secondo mandato, a scontentare destra, sinistra e cattolici. La crescita economica è scesa, nel corso del suo quadriennio, a una media inferiore al 2% mentre durante il primo mandato di Piñera aveva superato il 5%. Il governo si è difeso affermando di essere stato penalizzato dal ribasso dei corsi del rame, il principale articolo dell’export cileno, ma è responsabile di non avere sviluppato un’economia meno dipendente dall’esportazione di materie prime e di politiche fiscali e del lavoro che hanno fatto diminuire gli investimenti. La Bachelet ha cercato di andare incontro al movimento degli studenti che rivendicava la gratuità degli studi universitari, che in Cile sono molto costosi, ma non ha fatto abbastanza secondo loro: i massimi rappresentanti del movimento si sono candidati con Frente Amplio, determinando il suo successo che ha portato via voti a un centro-sinistra allargato fino al partito comunista.  

Infine poco successo ha avuto il tentativo della Bachelet di raccogliere consensi per la sinistra facendosi paladina dei cosiddetti diritti civili: sotto la sua presidenza sono state approvate una legge che legalizza l’aborto in alcune circostanze e un’altra che istituisce unioni civili fra persone dello stesso sesso, mentre è stato presentato un disegno di legge per l’introduzione del matrimonio omosessuale. A queste iniziative Chile Vamos si è opposto, ma resta da vedere se potrà modificarle o annullarle nel corso della nuova legislatura: prima di andarsene la Bachelet ha lasciato un regalo avvelenato per i suoi successori, riformando in senso proporzionalista la rappresentanza parlamentare. Dopo il successo di Frente Amplio e i buoni risultati di altre formazioni minori, il parlamento cileno è frammentato e ingovernabile; solo coalizioni fra partiti poco affini possono garantire la governabilità. Il discorso estremamente moderato di Piñera nelle ore successive alla vittoria indica la sua disponibilità a fare il possibile per garantire la stabilità del paese. Non introdurrà la gratuità degli studi universitari, ma cercherà di facilitare le condizioni alle quali gli studenti ripagano i debiti contratti per frequentare l’università, e garantirà forme di assistenza sanitaria universale. Lotterà contro il narcotraffico e la corruzione, che è arrivata a sfiorare la presidente uscente Bachelet. E soprattutto ricorderà agli elettori che la sua vittoria ha evitato di trasformare il paese, da sempre un modello di gestione economico-finanziaria oculata e dagli anni Novanta anche un modello di democrazia dove gli avversari si rispettano, in un Chilezuela, che sarebbe gradito ad alcune componenti di Frente Amplio ma sgradito alla grande maggioranza dei cileni.