• LO SCENARIO

Polveriera Centrodestra:è tutti contro tutti

Il clima nello schieramento uscito vincitore da tutte le ultime elezioni regionali è esplosivo. La situazione di maggior tensione è quella di Forza Italia, lacerata al suo interno da guerre intestine che crescono di intensità giorno dopo giorno, anche a causa dell’indebolimento della leadership di Silvio Berlusconi.

Mentre gli alleati di governo si dividono su tutto, dalla politica estera a quella economica, passando per la questione immigrati e le norme anticorruzione, il centrodestra somiglia sempre più a una polveriera.

Il clima nello schieramento uscito vincitore da tutte le ultime elezioni regionali è esplosivo e non è escluso che ci siano novità subito dopo le europee, sia per quanto riguarda possibili scissioni dentro i partiti sia per quanto riguarda governi alternativi.

La situazione di maggior tensione è quella di Forza Italia, lacerata al suo interno da guerre intestine che crescono di intensità giorno dopo giorno, anche a causa dell’indebolimento della leadership di Silvio Berlusconi. Quest’ultimo, alle elezioni del 26 maggio per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, correrà come capolista in tutte le circoscrizioni, esclusa quella dell’Italia centrale, dove il capolista sarà il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Gli azzurri hanno stretto accordi con forze minori, dai centristi alla Sudtiroler Volkspartej, nel tentativo di superare quella soglia psicologica del 10% considerata fondamentale per evitare il fuggi fuggi di quadri dirigenti ed elettori. Ma hanno anche scontentato molti leader che avrebbero voluto candidarsi. Il caso più eclatante è quello di Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, che avrebbe voluto presentarsi alle europee, forte del suo ampio consenso nelle regioni del sud. Le è stato impedito, non si capisce bene se dallo stesso Tajani, timoroso di prendere meno voti di lei, o dal cerchio magico Ronzulli-Pascale-Rossi-Ghedini, che condiziona ogni scelta del Cavaliere. Quest’ultimo, però, ha detto in più occasioni che avrebbe visto bene la Carfagna alla guida del suo partito.

Sempre tra le fila azzurre sta combattendo una battaglia tutta sua il governatore della Liguria, Giovanni Toti, che strizza l’occhio alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, nel tentativo di dar vita a quel fronte sovranista in grado di assicurare alla Lega i voti necessari per sganciarsi dai Cinque Stelle, qualora la conflittualità tra Carroccio e pentastellati dovesse degenerare. Secondo i bene informati, sarebbero in molti tra i forzisti a caldeggiare questa soluzione, che consentirebbe al centrodestra di tornare anche al governo nazionale, spedendo all'opposizione gli odiati grillini. Decine di parlamentari eletti in Forza Italia avrebbero già la valigia in mano per traslocare in un nuovo contenitore di centrodestra.

Ecco perché allo stesso Toti e ai suoi andrebbe benissimo se il partito della Meloni registrasse un ottimo risultato alle europee e se Forza Italia rimanesse sotto il 10%. A quel punto la diaspora verso i lidi salviniani e filo-governativi risulterebbe quasi naturale e probabilmente inarrestabile.

Berlusconi scende in campo in prima persona proprio per scongiurare tale scenario, che consentirebbe a Matteo Salvini di realizzare il suo desiderio più forte: prosciugare Forza Italia senza dover fare accordi con il Cavaliere. Anche la Meloni, che nei giorni scorsi ha attaccato il presidente del Parlamento europeo Tajani proprio per lanciare un messaggio ostile a Berlusconi, lavora per un governo Lega-Fratelli d’Italia-fuoriusciti di Forza Italia e, se occorresse, transfughi pentastellati.

Eh già, perché anche dentro i Cinque Stelle c’è un’atmosfera in ebollizione. Da una parte ci sono i governativi alla Luigi Di Maio, disposti a fare accordi con tutti pur di non dover lasciare la poltrona; dall’altra ci sono i duri e puri alla Roberto Fico, che non vedono l’ora di sganciarsi dall’abbraccio (che reputano mortale) con la Lega per ritornare alla purezza del Movimento e valutare eventuali nuove intese a sinistra con un Pd rigenerato almeno in parte dalla cura Zingaretti.

C’è chi addirittura azzarda che dopo le europee ci saranno tre scissioni: una nei Cinque Stelle, una in Forza Italia e un’altra nel Pd, con i renziani pronti a mollare il neosegretario Nicola Zingaretti per entrare in una forza centrista con i fuoriusciti di Forza Italia. Tali sommovimenti potrebbero rivoluzionare la geografia politica e proiettare la legislatura verso un bivio: ampio rimpasto di governo o elezioni anticipate.

Ora tutto questo appare fantapolitica, ma se arrivassero risultati sorprendenti dalle urne del 26 maggio tutto diventerebbe possibile.

Va da sé che sui precari equilibri politici pesino anche le incertezze dell’economia, in particolare per quanto attiene alla leva fiscale. Sulla flat tax la Lega si gioca buona parte della sua credibilità con gli imprenditori e i professionisti del nord, mentre sull’aumento dell’Iva né il Carroccio nè i Cinque Stelle possono permettersi passi falsi. Ove dalle urne europee uscisse una maggioranza simile a quella attuale, i vincoli per la nostra economia non si attenuerebbero affatto e diventerebbe difficile per il governo Conte dare seguito a tutti gli impegni presi e mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. E a quel punto perfino un “governo del Presidente” a guida Mario Draghi potrebbe tornare d’attualità.