• OMOFOBIA

Phil, quando l'uomo non è un Barilla

Una dinastia di cacciatori e imprenditori, un reality show di grande successo e un personaggio noto a tutti gli americani. Phil Robertson, il "signore delle anatre" ha detto quale fosse il punto di vista cristiano sull'omosessualità. Licenziato. Ma non rinnega.

Phil Robertson

Con una barba così, da vecchio patriarca del Sud degli Stati Uniti e con i suoi modi rozzi oltre ogni limite del concepire italiano, lo si riconosce lontano un miglio. Come Barilla è sotto attacco della macchina del fango più politicamente corretta del mondo. Contrariamente a Barilla, non mostra alcun pentimento.

È Phil Robertson, il fondatore della dinastia dei “Duck Commander”, una famiglia di cacciatori della Louisiana che ha iniziato a produrre richiami artigianali per le anatre nel 1972 ed è diventata ricchissima, alla testa di un vero e proprio impero della caccia. Sono stati cooptati dal network televisivo A&E per la produzione di un reality show, un vero e proprio documentario in tempo reale, sulla loro attività di cacciatori e imprenditori, ma anche sulla loro vita di devoti cristiani. La serie ha un successo immenso negli Stati Uniti, dove ha attratto 14 milioni di telespettatori. Ed è conosciuto fino in Italia, dove la serie è stata distribuita per Discovery Channel, con il titolo di “I signori delle anatre”.

Fino a qui tutto bene: una storia da sogno americano nelle paludi della Lousiana. Tutto bene finché nella casa dei Robertson non è arrivato un giornalista, di GQ, una delle testate più radical chic d’America. È stato accolto da Phil e dal suo clan con estrema gentilezza, come riporta lui stesso, per intervistare questi strani uomini così barbuti e così credenti, così lontani dallo scintillio e dagli abiti griffati di Manhattan. Ed ha registrato l’irripetibile. Una roba peggio di quella detta dal nostro signor Barilla.

Phil ha iniziato a distruggere sistematicamente tutti i dogmi del politically correct, a colpi di Bibbia. È partito dalla natura: «Guardi qui – ha detto al suo incuriosito intervistatore, mostrandogli la meraviglia della foresta in cui erano – L’Onnipotente ci ha donato tutto questo. Genesi 9: è dove gli animali diventano selvaggi e Dio dona a loro lo stato di natura selvaggia. Dopo il diluvio universale: è quando gli animali diventano selvaggi. Fino a quel momento tutti erano vegeratariani. Dopo il diluvio, l’Onnipotente disse: “Vi dono tutto adesso. Gli animali sono selvaggi”»

Poi la storia: la Louisiana era uno stato schiavista, fino alla fine della Guerra Civile. Dopodiché, per un secolo, rimase uno stato segregazionista fino alle riforme dei diritti civili introdotte da Eisenhower negli anni ’50 e completate da Kennedy e Johnson negli anni ’60. Ma della sua infanzia in uno stato segregazionista, Phil dice: «Non ho mai visto coi miei occhi un nero maltrattato. Nemmeno uno. Dove vivevo io erano tutti contadini. I neri lavoravano assieme a noi. Coltivavo il cotone assieme a loro. Io ero come i neri, perché ero un bianco emarginato. Andavamo assieme per i campi e loro cantavano, erano felici. Non ho mai sentito uno di loro dirmi cose come “questi bastardi dei bianchi”, nemmeno una parola! Prima che arrivassero i sussidi, prima del welfare state, ci si chiede: “ma come potevano essere felici”? Lo erano eccome, nessuno di loro suonava il blues!».

Phil visse il “sogno” sessantottino come tanti altri ragazzi ribelli: l’incontro con il rock, con la liberazione sessuale e con la droga. Quando era ventenne provò a disfarsi di tutta la famiglia. Moglie e figli: via, li cacciò di casa perché ne era stufo. E fu in quel momento che dovette essersi accesa una lampadina nella sua mente. «Dovetti toccare il fondo prima di incontrare Cristo» dice della sua conversione. Si riconciliò con la famiglia. Nel 1972 mise in piedi la sua piccola azienda di caccia e gettò le fondamenta del suo impero. Dichiara di destare le grandi città e di voler riportare l’America ai suoi valori tradizionali, cristiani. «Tutto quel che dovete fare e guardarvi attorno e vedere che cosa ne è delle società che hanno eliminato, o non hanno mai conosciuto Gesù. Vi faccio quattro esempi: Nazisti? Niente Gesù. E guardate che cosa hanno fatto. Gli scintoisti? Hanno iniziato a far qualcosa di veramente brutto a Pearl Harbor. C’era Gesù con loro? No. I Comunisti? Neanche loro. Gli islamisti? Zero Gesù. Negli ultimi ottant’anni sono sorte ideologie in cui Gesù non poteva entrare. E guardate all’incredibile numero di omicidi commessi da queste quattro ideologie».

Questa intervista avrebbe contenuto materiale molto forte e “scorretto” già così com’era. Ambientalismo, storia anti-razzista e multiculturalismo, insomma il curriculum imparaticcio di ogni studente medio americano, era già stato picconato a sufficienza. “Ma che cos’è per lei il peccato, dal suo punto di vista?” gli chiede il giornalista Drew Magary, che evidentemente voleva coglierlo definitivamente in fallo. Ed ha la risposta che cercava: «Iniziamo con il comportamento omosessuale e poi allarghiamo la visuale: bestalità, dormire in giro con questa e quella donna e poi con questa donna e quell’uomo». Poi cita la lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1 Corinzi 6, 9).

Non si tratta di “vietare”, di “reprimere” o di “istigare violenza”, perché San Paolo parla chiaro: non ci si deve illudere. Non parla di violenza dell’uomo sugli uomini, ma di un rapporto dell’uomo con Dio. Si pecca di fronte a Dio e alla propria coscienza, anche mantenendo piena libertà. E questo il cristiano Phil Robertson lo sa bene, tanto è vero che lo ha anche spiegato con chiarezza: «Non siamo noi a giudicare qualcuno, o a dire se entrerà in Paradiso o all’Inferno. Questo è il lavoro dell’Onnipotente. Noi amiamo tutti, anche i peccatori, diamo loro la buona novella di Gesù, anche se sono omosessuali, ubriaconi o anche terroristi. Lasciamo che sia Dio a decidere su di loro, più tardi. Capisce cosa intendo?».

Il giornalista di GQ probabilmente lo ha capito. Le associazioni della comunità gay americane, evidentemente no, considerando che hanno definito quell’intervista uno degli “attacchi” più eclatanti contro la comunità Lgbt. La portavoce di Glaad, una delle principali lobby pro-gay degli Usa, dichiara allo Huffington Post che il signor Robertson ha addirittura infangato il cristianesimo e non sia rappresentativo degli abitanti del suo stato, a suo dire favorevoli al matrimonio gay. Il network televisivo A&E ha subito “licenziato” (dalla sua famiglia?) il vecchio cacciatore.

Phil Robertson e i suoi, comunque, non demordono. Nel comunicato che hanno rilasciato, dopo aver ringraziato i loro sostenitori per le loro preghiere, ribadiscono che: «Phil è un uomo del Signore che segue gli insegnamenti della Bibbia. E i più importanti comandamenti che Gesù ci ha donato sono “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore” e “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Phil non ha mai istigato odio contro alcuno. Siamo delusi dal fatto che Phil sia stato messo in mezzo a questa bufera per aver espresso la sua fede, il che è un diritto protetto dalla Costituzione».