• LIBIA

Per Tripoli si combatte ancora, il mondo guarda altrove

Con gli attacchi portati dalle truppe del generale Haftar, è saltata la tregua tra le due fazioni che si combattono per il controllo di Tripoli. In oltre quattro mesi di combattimenti ci sono stati 1.200 morti e oltre 100mila sfollati. La situazione è bloccata ma non c'è neanche alcun segno di sforzi diplomatici credibili.

Quando, il 10 luglio, la proposta di una mini-tregua era stata accolta da entrambe le fazioni che si combattono per il controllo di Tripoli, sembrava giustificato un timido ottimismo circa l’ipotesi di poter in futuro consolidare una sospensione delle ostilità in corso dal 4 aprile scorso, quando prese il via l’offensiva dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar contro la capitale.

In fondo si trattava davvero di una brevissima tregua, da concludersi alle 15 di oggi dopo la festività musulmana di Eid al Adha (la festa del Sacrificio) mentre sul campo di battaglia oltre 4 mesi di combattimenti non hanno sbloccato la situazione: non ci sono né vincitori né vinti ma solo oltre 1.200 morti, 5mila feriti e 105 mila sfollati dai sobborghi di Tripoli.

Sabato Haftar aveva accettato la tregua proposta dall'Onu annunciando che "fermerà tutte le operazioni militari alla periferia di Tripoli", come aveva detto il suo portavoce, colonnello Ahmad al-Mesmari nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bengasi. Poche ore prima anche il governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj si era espresso a favore della tregua impegnandosi addirittura a far tacere le armi fino a martedì 13 agosto ma ponendo 4 condizioni:

  • che il cessate il fuoco fosse rispettato in tutte le zone dei combattimenti,
  • fosse accompagnato dallo stop ai movimenti di truppe per evitare che la tregua venisse utilizzata dal nemico per riposizionare o rifornire i propri reparti
  • che includesse un divieto di voli di ricognizione nell'intero spazio aereo libico,
  • che venissero sospesi i decolli di aerei e droni dalle basi aeree 

Richieste rese vane dai bombardamenti effettuati ieri dalle forze di Haftar che hanno di fatto interrotto la tregua dopo meno di 24 ore.

La tv libica al-Ahrar ha reso noto su Twitter che "le forze dell’LNA hanno rotto la tregua delle Nazioni Unite bombardando l'aeroporto tripolino di Mitiga e il mercato di un quartiere residenziale nell'area di Souk Al-Juma".

Il comando militare governativo di Tripoli ha annunciato che "le milizie del criminale di guerra, il ribelle Haftar, violano la tregua dell'Eid al Adha dopo aver bombardato sporadicamente la zona di Souq Al Jum' la mattina del primo giorno di festa. Tre civili sono stati feriti". In seguito al bombardamento sull' aeroporto di Mitiga delle forze fedeli al maresciallo Khalifa Haftar, sono stati sospesi i voli nell'unico scalo aereo attivo a Tripoli.

Sabato, nelle stesse ore in cui veniva annunciata la tregua, un'autobomba è esplosa a Bengasi uccidendo 3 dipendenti dell'Onu e ferendone altri 8. Un attentato che forse non è da mettere in relazione al conflitto in atto intorno a Tripoli ma al permanere di cellule terroristiche legate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, attive o dormienti in diverse aree della Libia.

Nei giorni precedenti la tregua le forze aeree del GNA avevano colpito la base aerea nell’oasi di Jufra, base logistica in cui confluiscono truppe, mezzi, munizioni e carburante per le forze di Haftar, che a loro volta hanno replicato colpendo con i droni l’aeroporto di Misurata dove hanno distrutto un cargo ucraino che trasportava armi per le milizie del GNA. Incursioni aeree con i droni Wing Loong 2 (velivoli cinesi gestiti da contractors al soldo degli Emirati Arabi Uniti, alleati di Haftar) avevano colpito anche l’aeroporto di Mitiga, bersagliati da Haftar anche con razzi e artiglieria.

Nei prossimi giorni sono prevedibili una intensificazione delle operazioni dell’LNA intorno a Tripoli e nell’area di Giarabulli (per tagliare la continuità territoriale tra Tripoli e Misurata) grazie anche all’arrivo di mercenari sudanesi e possibili tentativi del GNA di conquistare l’oasi di Jufra per strappare al nemico un’altra base logistica dopo quella di Gharian conquistata nelle scorse settimane.

Nessuno spiraglio al momento per iniziative diplomatiche credibili che possano portare i contendenti al tavolo del negoziato. Nel disinteresse del mondo e dell’Europa, la battaglia per Tripoli e le sue conseguenze sembrano interessare solo all’Italia, con un ruolo particolarmente attivo nelle ultime settimane ricoperto dal vice premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha incontrato il premier di Tripoli al-Sarraj, il vice premier Ahmed Maitig e il ministro dell’Interno Fathi Bashagha.
Tuttavia, la crisi di governo in atto in questi giorni, non sembra offrire valutazioni incoraggianti circa il ruolo effettivo che Roma potrà ricoprire, almeno a breve termine.