Pasqua di Resurrezione

Il dolore vissuto da Gesù nel giorno della sua morte in croce, che i fedeli di ogni tempo rivivono, acquista senso alla luce della Resurrezione, la suprema prova della sua divinità e delle sue parole eterne: «Io sono la Via, la Verità, la Vita»

Il dolore vissuto da Gesù nel giorno della sua morte in croce, che i fedeli di ogni tempo rivivono, acquista senso alla luce della Resurrezione, la suprema prova della sua divinità e delle sue parole eterne: «Io sono la Via, la Verità, la Vita» (Gv 14, 6). La Pasqua è dunque a ragione la più grande solennità per i cristiani, il cuore e il culmine di tutta la nostra fede, che si fonda su un fatto realmente accaduto duemila anni fa, in cui il protagonista non è un dio astratto, bensì un Dio che si è fatto carne, ha assunto la natura umana nel grembo della Vergine Maria ed è vissuto dentro la nostra stessa storia. Come ci dicono non solo i segni che la Santissima Trinità ha sempre dato dall’inizio dei secoli, ma i molteplici testimoni oculari di Cristo morto e risorto. Testimoni in carne e ossa, che con la fortezza ricevuta dallo Spirito Santo dopo la Resurrezione e Ascensione di Gesù hanno subito il martirio, pur di non tacere la loro fede.

È la Resurrezione a precedere il radicale cambiamento di Pietro e degli altri apostoli, che sì erano rimasti conquistati da Gesù anche prima, ma ancora secondo debolezze, limiti e schemi tutti umani. Ecco perché, per esempio, Pietro e Giovanni, dopo la Pentecoste e la clamorosa guarigione del quarantenne storpio davanti alla porta del tempio detta Bella, al sinedrio che li imprigiona e li minaccia di non parlare più di Cristo risorto, replicano saldissimi: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a Lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4, 19-20). Avevano visto la vittoria di Cristo sulla morte, che è entrata nel mondo a causa del peccato originale e dell’inganno di Satana, l’angelo caduto per la sua superbia, il primo avversario di Nostro Signore e il primo ad aver rifiutato eternamente il suo Amore.

La sequenza liturgica di oggi restituisce un bel senso dell’evento pasquale e del combattimento escatologico che ne sta alla base: «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della Vita era morto; ma ora, vivo, trionfa». È il preziosissimo Sangue di Gesù che ci ha riscattati ed è la sua Resurrezione a essere sicura speranza di salvezza per quanti credono in Lui e osservano la sua Parola. Al riguardo, è significativo il modo in cui Matteo racconta i fatti al sepolcro e il contrasto tra le guardie (poste dagli increduli farisei e sommi sacerdoti, responsabili della crocifissione), che al vedere l’aspetto folgorante dell’angelo del Signore «tremarono tramortite», e le pie donne, animate invece dalla carità, subito tranquillizzate dal messaggero celeste: «Non abbiate paura, voi! So che cercate il Crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete».

Lo stesso sepolcro vuoto, che l’angelo disse di andare «a vedere», ci parla della Resurrezione ed è lì che accorsero Pietro e Giovanni, avvisati da Maria di Magdala: un fatto che il quarto evangelista ritenne importante da testimoniare, a beneficio dei posteri, perché fu proprio al sepolcro, alla vista del modo unico in cui erano disposti il sudario e le bende, che Giovanni, prima ancora di vedere il Risorto con i suoi occhi, «vide e credette».

La Resurrezione di Gesù è stato un evento unico e irripetibile, causa della Redenzione umana. Ma al tempo stesso la sua Pasqua si rinnova per ogni cristiano nel sacramento dei sacramenti, l’Eucaristia, attraverso la Chiesa, chiamata da Cristo a continuare la sua missione in terra per assicurare ai fedeli i mezzi necessari per la salvezza e la santificazione, anzitutto il suo Corpo e Sangue. Da qui il comando: «Fate questo in memoria di me». È la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia a rendere perenne il suo sacrificio e dono di Sé agli uomini, che nutrendosi del suo Corpo possono vivere nelle loro persone il mistero pasquale, passando dalla morte del peccato alla vita nuova in Lui. È Cristo la nostra Pasqua e sorgente della vera gioia, che ha rigenerato l’uomo e chiede a ognuno di lasciarsi attirare nel suo disegno salvifico, per essere partecipi della vita divina e risorgere nel corpo al Suo ritorno glorioso.