a cura di Francesco Boezi
  • ACCADEMIA VITA

Paglia e il nuovo modo di essere pro-life

paglia

Giovedì prossimo si terrà la prima assemblea generale della rinnovata Pontificia Accademia per la Vita (5 - 7 ottobre). Monsignor Vincenzo Paglia, neo presidente nominato da papa Francesco, è intervenuto in Sala stampa per introdurre i lavori della rinnovata compagine dell’Accademia.

Dopo i nuovi statuti sono arrivate le nomine dei nuovi membri dell’accademia, nomine che hanno fatto discutere per una certa discontinuità con il passato (vedi QUI). Ma proprio monsignor Paglia ha spiegato che le novità in atto sono per sintonizzarsi con un nuovo paradigma dell’essere pro-life, molto meno concentrato sull’esigenze etiche fondamentali che derivano dalla posta in gioco di leggi civili come quelle sull’aborto o sull’eutanasia.

«C’è stato un rinnovo generazionale», ha detto Paglia, «per rispondere anche a un nuovo impegno della stessa Accademia dopo l’enciclica “Laudato si’”, dopo l’esortazione apostolica “Amoris laetitita”, dopo che è stato inserito nel nuovo Dicastero il tema della vita, oltre ai laici e alla famiglia, proprio per dare una larghezza che le compete, ossia considerare la vita non semplicemente un universale astratto».

«Essere Accademia per la Vita», dice Paglia, «vuol dire avere una preoccupazione per tutto l’arco dell’esistenza umana, come essa si concretizza, avere la preoccupazione per tutte le situazioni legate in qualche modo alla qualità stessa della vita, avere preoccupazione per i legami che ci sono tra una ecologia integrale e una ecologia umana, tutto questo ha richiesto un nuovo avvio della Pontificia Accademia per la Vita che troverà, potremmo dire, la sua carta magna, o comunque il suo nuovo indirizzo, nella relazione introduttiva che il prossimo 5 ottobre farà papa Francesco».

«È ovvio», sottolinea il presidente dell’accademia, «che essere pro life richiede anche all’accademia stessa di ripensare il valore semantico del termine vita, che non può essere ristretto ad alcune prospettive specificatamente bioetiche». E ancora: «Se dobbiamo essere pro life dobbiamo essere sempre, comunque e dovunque pro life. Nel caso per esempio del tema dell’immigrazione, un tema che l’Accademia sente suo è quello della malattia, la salute e l’immigrazione, tema che rischia di essere precompresso a volte con pregiudizi. È un tema che abbiamo a cuore e vogliamo studiare in modo globale e internazionale. (…) In questo senso l’orizzonte è vasto, chi è pro life deve considerare tutti i temi relativi alla pena di morte, alla malattia, alle armi, e via dicendo ed è importante che partecipino discipline non solo mediche ma filosofiche, teologiche, bibliche antropologiche psicologiche e oltre».