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Osservatore Romano, la ribellione di Lucetta Scaraffia

Subbugli continui nei media vaticani: dimissioni di Lucetta Scaraffia dalla guida di Donne Chiesa Mondo, mensile "femminile" dell'Osservatore Romano. Assieme a lei si dimettono 11 redattrici, in conflitto con la linea editoriale del nuovo direttore Andrea Monda che lo scorso dicembre aveva preso il posto di Giovanni Maria Vian.

Lucetta Scaraffia

Non sembra conoscere pace il mondo della comunicazione vaticana. A pochi mesi dalle dimissioni a sorpresa di Greg Burke e Paloma García Ovejero dalla direzione della Sala Stampa della Santa Sede, ieri sono arrivate anche quelle di Lucetta Scaraffia dalla guida di Donne Chiesa Mondo, mensile "femminile" dell'Osservatore Romano. Il passo indietro della storica e di altre 11 redattrici è stato annunciato con un editoriale pubblicato sul numero di aprile e rilanciato anche dal blog Settimo Cielo. Nell'articolo - dai toni tutt'altro che concilianti - Scaraffia ha spiegato che "non ci sono più le condizioni per continuare la (...) collaborazione con L’Osservatore Romano" perchè la linea autonoma del mensile non avrebbe "trovato l'appoggio della nuova direzione (...), indirizzata piuttosto a depotenziare Donne Chiesa Mondo, avviando collaborazioni e iniziative che appaiono concorrenziali, con l'effetto di mettere le donne l'una contro l'altra invece di sollecitare confronti aperti, e dimostra così di non considerare i membri della redazione interlocutori sufficientemente 'affidabili"'.

Secondo la docente di Storia Contemporanea alla Sapienza, questo modo di agire avrebbe riaperto le porte "alla selezione delle donne che parte dall’alto, alla scelta di collaboratrici che assicurano obbedienza", decretando una caduta nell’"autoreferenzialità clericale". Un pesante j'accuse che mette nel mirino Andrea Monda, nominato alla guida dello storico quotidiano vaticano lo scorso dicembre al posto di Giovanni Maria Vian. Quest'ultimo era stato il principale sponsor del mensile nato nel 2012 e con la sua sostituzione, secondo quanto raccontato da Scaraffia in un'intervista concessa sempre ieri all'Huffington Post per spiegare le ragioni del suo gesto, si sarebbe aperta una fase di "delegittimazione crescente" ai danni della sua redazione. Questo "clima di sfiducia" sarebbe all'origine delle dimissioni della direttrice e di altre 11 giornaliste che hanno scelto di fare un passo indietro "prima di essere logorate del tutto". Scaraffia ha comunicato la decisione e le sue motivazioni anche a papa Francesco con una lettera resa pubblica sempre ieri in cui, informandolo del processo di delegittimazione di cui sarebbe stata vittima insieme alle sue collaboratrici, ha rivendicato il lavoro svolto in questi sette anni.

Le accuse rivolte nell'editoriale hanno trovato spazio anche nella lettera al pontefice: "ci sembra - vi si legge - che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili". Le dimissioni di Lucetta Scaraffia non hanno sorpreso il noto vaticanista Sandro Magister che, in un post pubblicato sul suo blog Settimo Cielo lo scorso gennaio, aveva descritto lo scenario di una "campagna d'inverno" in atto portata avanti da chi vorrebbe che tutti i media vaticani esprimessero in maniera più accentuata la linea dell'attuale pontificato. Secondo la ricostruzione del giornalista dell'Espresso, la riforma della comunicazione vaticana affidata a uomini di fiducia come Paolo Ruffini e Andrea Tornielli, che del Dicastero apposito sono stati nominati rispettivamente prefetto e responsabile editoriale, avrebbe implicato un controllo maggiore di tutti i media interni, anche quelli tradizionalmente più legati alla Segreteria di Stato. Il processo di accentramento che ha coinvolto questi organi sarebbe all'origine dei recenti cambi al vertice dell'Osservatore Romano e della Sala Stampa della Santa Sede. Nell'articolo su Settimo Cielo, Magister aveva fatto esplicito accenno all'autonomia di cui aveva sempre goduto la rivista Donne Chiesa Mondo durante la direzione Vian. La sostituzione di quest'ultimo aveva lasciato presagire l'emergere di quelle "difficoltà" di cui ha parlato Scaraffia nell'intervista di ieri all'Huffington Post. Non a caso, interpellato dal La Nuova BQ sulle novità di ieri, il vaticanista ha confermato l'impressione che le dimissioni della storica possano rappresentare la "caduta dell'ultimo bastione di autonomia nei media vaticani".

Secondo Magister, quest'autonomia aveva consentito finora alla redazione di Donna Chiesa Mondo di pubblicare "senza passare tramite quei filtri che per tutti gli altri media sono diventati stringenti". Anche negli ultimi mesi, la rivista aveva manifestato una linea non scontata nella scelta delle tematiche rilevanti per la vita della Chiesa da affrontare: ad esempio,  il numero di settembre era stato dedicato interamente all'Humanae Vitae, enciclica difesa da una prospettiva femminile dalla stessa Scaraffia con un articolo pubblicato con grande evidenza sull'Osservatore Romano. Donna Chiesa Mondo, inoltre, aveva dato spazio alla denuncia delle condizioni di discriminazione in cui versano molte religiose, sulla cui formazione si investe poco e che non di rado sono esposte anche ad abusi. Un aspetto sottolineato con orgoglio dalla direttrice dimissionaria nella lettera scritta a papa Francesco:  "fra le molte lettere che abbiamo ricevuto dalle lettrici, fra cui numerose consacrate - ha evidenziato - sono emersi anche casi e vissuti dolorosi che ci hanno riempite di indignazione e di sofferenza. Come ben sa, non siamo state noi a parlare per prime, come forse avremmo dovuto, delle gravi denunce dello sfruttamento al quale numerose donne consacrate sono state e sono sottoposte (sia nel servizio subordinato sia nell'abuso sessuale) ma lo abbiamo raccontato dopo che i fatti erano emersi, anche grazie a molti media. Non abbiamo più potuto tacere; sarebbe stata ferita in modo grave la fiducia che tante donne avevano riposto in noi".

Le dimissioni con coda polemica non potevano non suscitare la replica di Andrea Monda, tirato in ballo nelle motivazioni del gesto nell'editoriale, nella lettera e nell'intervista: respingendo le accuse, l'attuale direttore dell'Osservatore Romano ha risposto con una nota in cui ha sostenuto di aver garantito "la stessa totale autonomia e la stessa totale libertà che hanno caratterizzato l’inserto mensile da quando è nato, astenendomi dall’interferire in qualsiasi modo sulla fattura del supplemento mensile del giornale e limitandomi a offrire il mio doveroso contributo (nel suggerimento di temi e persone da eventualmente coinvolgere)". Monda ha negato di aver voluto depotenziare il mensile al quale, ha spiegato, è stato "confermato integralmente il budget ed è stata garantita la traduzione e la diffusione in altri Paesi nonostante la necessità generale di contenere i costi della Curia".

Cosa succederà ora a Donna Chiesa Mondo? Monda ha annunciato che le pubblicazioni del mensile non si arresteranno nonostante la rinuncia della direttrice. Non c'è dubbio che Scaraffia sia stata l'anima principale della rivista come dimostra, non a caso, la decisione di seguirla presa anche dalle altre 11 giornaliste e discussa - si apprende da una fonte interna - nell'ultima riunione di redazione della scorsa settimana. Nonostante il riserbo, traspare amarezza dalla voce di una di queste redattrici che preferisce vedere anche questa complessa situazione con gli occhi di credente: "quando nasce un'esperienza significa che lo Spirito Santo l'ha suscitata perché c'erano dei determinati bisogni; quando quest'esperienza viene meno vuol dire che questi bisogni non ci sono più e probabilmente ne sono emersi degli altri".