• IL PAPA E IL SUDAMERICA

"Operazione lawfare": l'assist di Bergoglio alla Kirchner

In piena campagna elettorale l'ex presidente argentina Cristina Kirchner attribuisce alla strategia della guerra giustizialista del lawfare le sue grane penali che le impediscono di ricandidarsi alla guida del Paese. La stessa parola è usata dal Papa nell'incontrare proprio i giudici panamericani. 

Da Tangentopoli a Berlusconi fino ad arrivare ai giorni nostri, gli italiani sono abituati a sentir parlare di uso politico della giustizia. Ma il difficile equilibrio tra i due poteri non è affatto un unicum tutto italiano. In Argentina, ad esempio, il tema è reso di strettissima attualità dall'inizio del primo processo per corruzione contro Cristina Kirchner. L'ex inquilina della Casa Rosada è accusata di aver favorito l'assegnazione di appalti pubblici per infrastrutture stradali nel sud della provincia di Santa Cruz a Lázaro Báez, un imprenditore vicino a lei e a suo marito. Questo procedimento giudiziario - primo di una serie - si apre mentre il Paese si prepara alle fondamentali elezioni presidenziali di ottobre.

La ex Capo di Stato, a lungo indicata come la sfidante in pectore di Mauricio Macri, ha scelto di fare un passo indietro e di appoggiare Alberto Fernández, di cui sarà vicepresidente in caso di vittoria. L'elezione consentirebbe alla Kirchner di avvalersi di nuovo dell'immunità parlamentare che le ha evitato fino ad oggi l'applicazione delle misure cautelari richieste. La Kirchner ha commentato l'inizio del processo, parlando di "persecuzione in piena campagna elettorale" di cui sarebbe responsabile il governo attualmente in carica.

E la scorsa settimana un assist importante sembra essergli arrivato dal suo connazionale più illustre: papa Francesco, infatti, incontrando in Vaticano i giudici panamericani riuniti nel Vertice su diritti sociali e dottrina francescana, ci ha tenuto ad esprimere la sua "preoccupazione per una nuova forma di intervento esogeno negli scenari politici dei Paesi attraverso l’uso indebito di procedimenti legali e tipizzazioni giudiziarie".

Bergoglio ha fatto esplicito riferimento al "lawfare", termine tratto dalla contrazione tra "law" e "warfare" usato per indicare il fenomeno dell'utilizzo di procedure giudiziarie allo scopo di colpire avversari e raggiungere determinati obiettivi politici. Si tratta di un'espressione ormai presente quasi quotidianamente nel dibattito interno di molti Paesi del Sudamerica. L'Argentina non è esclusa: proprio Cristina Kirchner ha attribuito gli otto processi contro di lei in patria alla strategia del "lawfare", orchestrata - a suo dire - con la complicità di potenze straniere, e di cui sarebbe vittima insieme ad altri leader delle forze di sinistra del continente. Lei stessa ha fatto ricorso all'espressione "lawfare" per descrivere la situazione che la riguarda in prima persona. 

A spiegare meglio il significato di questo fenomeno ci ha pensato il papa nel suo discorso pronunciato presso la Casina Pio IV: "Il lawfare - ha detto il pontefice ai giudici partecipanti - oltre a mettere in grave pericolo la democrazia dei paesi, generalmente viene utilizzato per minare i processi politici emergenti e propendere alla violazione sistematica dei Diritti sociali". "Per garantire la qualità istituzionale degli Stati - ha continuato - è fondamentale rilevare e neutralizzare questo tipo di pratiche che derivano dall’impropria attività giudiziaria in combinazione con operazioni multimediatiche parallele".

L'intervento del papa non è certo passato inosservato in Argentina: Cristina Kirchner ha colto al volo l'occasione per rilanciare le parole del pontefice sul suo profilo Facebook, presentandole come una sorta di endorsement personale. Non sono mancate le critiche di chi ha bollato come troppo politico il discorso fatto da Bergoglio il 4 giugno, mentre sui media nazionali si è tornato a parlare dell'attivismo di molti dei suoi amici argentini nel fronte d'opposizione a Macri.

C'è stato anche chi, invece, si è limitato a ritenere strumentale l'uso fatto dalla Kirchner del discorso pronunciato alla Casina Pio IV. Tuttavia, manca di credibilità la tesi di chi sostiene che la presa di posizione di papa Francesco sia stata pronunciata ad hoc per favorire la presidente peronista. L'interesse del pontefice per il "lawfare" in America Latina, infatti, risale ad un periodo ben precedente rispetto alla campagna elettorale attualmente in corso nella sua terra d'origine.

Già più di un anno fa, a poco più di un mese dall'arresto dell'ex presidente brasiliano Lula, Bergoglio ne aveva fatto cenno indiretto nel corso di un'omelia a Santa Marta, dicendo che “nella vita civile, nella vita politica, quando si vuole fare un colpo di Stato (...) i media incominciano a sparlare della gente, dei dirigenti, e, con la calunnia, la diffamazione, li sporcano" aprendo le porte alla giustizia che “li condanna, e alla fine si fa il colpo di Stato”.

E proprio negli stessi giorni in cui Lula finiva dietro le sbarre per corruzione, Francesco accolse in Vaticano l'avvocatessa Carol Proner, autrice di libri che definiscono "golpe" quello che è avvenuto in Brasile nel 2016. Dalle mani della giurista, la stessa che definì la lettera inviata in carcere dal pontefice all'ex leader del Partito dei Lavoratori un "documento storico (...) che registra l'uso del diritto per fini politici", Bergoglio ricevette una relazione proprio sul lawfare.

Un tema, dunque, che ha mostrato di avere a cuore in più di un'occasione e a prescindere dall'andamento della campagna elettorale in Argentina. La denuncia della diffusione del fenomeno in Sudamerica è finora rimasta per lo più relegata - soprattutto in Occidente - nel bagaglio narrativo del mondo politico-culturale socialista e socialisteggiante. Il discorso del papa alla Casina Pio IV, quindi, potrebbe 'sdoganare' quella che finora è stata considerata dai più una teoria 'alternativa' per spiegare la fine della stagione bolivariana e il conseguente spostamento a destra del continente latinoamericano.