• IL DEBUTTO DI MENTANA

“Open”, giornale fluido. Cioè di limitata consistenza

Il debutto del giornale di Enrico Mentana all'insegna del gener fluid. Un argomento di cui, come noto, si discute in tutti i bar e le piazze d’Italia, che coinvolge e tormenta l’opinione pubblica più della crisi economica. 

«Ogni mattina mi sveglio e decido se essere uomo o donna». Quella che, anni fa, sembrava una boutade di Vladimir Luxuria (Wladimiro Guadagno) oggi è diventata una faccenda maledettamente seria. L’ormai maturo/a trans più celebre d’Italia ha fatto scuola, al punto che il quotidiano on line Open di Enrico Mentana, che-di-più-moderni-e-aperti-e-aggiornati-e-giovani-e-liberi-e-disinvolti-e-fighi-e-fuori-dal-coro-proprio non-ce-n’è, ha avuto la geniale idea di esordire martedì 18 dicembre, nella sezione Le nostre storie, promuovendo il gender fluid. Che in soldoni è un modo più elegante e raffinato per dire la stessa cosa cui si riferiva il buon Vladimir: essere uomo o donna, maschio o femmina, è un residuo del passato, una gabbia da cui venir fuori, termini non più di moda e da superare.

Insomma, si deve uscire da un’antiquata logica binaria, per entrare nel mare aperto della fluidità di genere, di un terzo genere (la parola sesso ormai è tabù) indefinito, che oscilla un po’ di qua e un po’ di là. Open la presenta così, a noi comuni mortali: “Le storie e le emozioni dei giovani italiani che non si identificano nei generi maschile e femminile”. Un argomento di cui, come noto, si discute in tutti i bar e le piazze d’Italia, che coinvolge e tormenta l’opinione pubblica più della crisi economica, del campionato di calcio, del festival di Sanremo. 

A fare da testimonial al gender fluid, per provare a convincerci, cinque ragazzi (o ragazze, o non so che…) con i loro vissuti anche sofferti. Raccontano - con brevi filmati - il felice approdo al genere che non c’è (ancora). Elia, 31 anni, che lavora in un supermercato (biologicamente femmina, ha deciso di utilizzare un nome maschile), ha l’onestà di ammettere: «Sono l’unica persona non binaria che io conosca». Marcello, 19 anni, studente all’Istituto Europeo di Design a Milano, prova a spiegare: «Io sono gender fluid; vuol dire che tu mi vedi come un ragazzo nel corpo di un ragazzo, e va bene. Ma allo stesso tempo, il modo in cui mi approccio e il modo in cui mi vesto non sono quello che la società definisce adatto a un ragazzo. I vestiti sono solo pezzi di tessuto. Fine». Chiaro, no?

Sulla stessa lunghezza d’onda Alvaro, 25 anni, che lavora in uno studio di fotografia con il padre. «Per me gender fluid vuol dire sentire di non corrispondere al cento per cento né al genere maschile né al genere femminile». Martu, 25 anni, studente/studentessa, ha scelto per sé un nome con la u finale, per evidenziare la sua «esigenza di un terzo genere». E rivela di aver iniziato «un processo di transizione dal genere maschile a un genere indefinitamente femminile». Per non sbagliare, pratica il poliamore (relazioni intime contemporanee con più partner, anche di sesso, pardon genere, diverso). Al contrario Gabe, 20 anni, dopo aver deciso anche lei (o lui?) di cambiare il nome di battesimo, ha iniziato invece un percorso di transizione «dal genere femminile a un genere indefinito».

La sua famiglia, confessa, non ha ancora compreso quale sia la sua vera identità. E ci credo, poveretti! Insomma, anche bravi ragazzi/ragazze, con la faccia pulita e più di un sogno nel cassetto, ma che non fanno che confermare (drammaticamente) che ormai viviamo in una società che si sta lasciando alle spalle non solo la fede, ma anche la ragione: si stanno infatti imponendo paradigmi di giudizio illogici e irrazionali, lontani dalla realtà, ma imposti ideologicamente come necessari. A costo di mostrarsi davvero ridicoli. Così l’intraprendente Elia (la commessa/commesso che lavora in un supermercato) ha deciso di fare le cose per bene, stupendo e sopravanzando tutti: ha affibbiato al suo cane due nomi, uno maschile, Cloud, e uno femminile, Priscilla. Non ha precisato però se considera il suo animale da compagnia maschio nei giorni pari e femmina nei giorni dispari, o viceversa. Ce lo faccia sapere, altrimenti non dormiamo la notte.