a cura di Francesco Boezi
  • NEW YORK

Onu, la Santa Sede "spara" contro il gender

In questi anni la sede delle Nazioni Unite a New York è stata molto spesso il palcoscenico prediletto per la promozione di un'agenda all'insegna della political correctness. E' in questa cornice frequentemente "ostile" che è arrivata una netta presa di posizione contro l'ideologia gender da parte del Vaticano. Partecipando ad un incontro dal titolo "Protecting femininity and human dignity in women’s empowerment and gender equality policies", monsignor Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu ha fatto un intervento in cui ha messo in guardia dai pericoli che l'affermazione di un concetto di identità di genere può avere anche sulla condizione delle donne. "E' importante - ha detto monsignor Auza - non sacrificare la dignità e il carattere distintivo della donna".

Nel mettere in evidenza i rischi insiti nell'ideologia gender, il presule ha citato papa Francesco che, nel paragrafo 56 di "Amoris Laetitia", ha scritto in tal proposito: "questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare".

Il diplomatico vaticano ha poi denunciato una delle forme di discriminazione ai danni delle donne più frequenti nella società di oggi e di cui non si parla quasi mai sui media: "Uno dei contesti più importanti in cui la piena dignità delle donne deve essere riconosciuta, promossa e tutelata - ha affermato - riguarda il matrimonio, la maternità e la vita familiare. Le donne non possono prosperare quando sono vittime del pregiudizio - e una delle forme più comuni di discriminazione contro le donne oggi accade riguardo all'esercizio del significato materno della loro femminilità". Parole che fanno tornare alla mente del pubblico italiano, ad esempio, la polemica suscitata - anche da esponenti istituzionali - dalla trasmissione di uno spot pubblicitario che rappresentava una normale scena di vita familiare, con la mamma occupata a servire a tavola il pasto alla figlia.

Contro l'impostazione ideologica di chi vorrebbe capovolgere il diritto naturale, monsignor Auza ha coraggiosamente ricordato che "l'uguaglianza e responsabilizzazione (delle donne, ndr) non dovrebbe mai implicare l'essere costretti ad adattarsi alle categorie maschili nella società, ma ad avere una società adattata sempre più alla sua femminilità e dignità". E in tal senso rientra anche la valorizzazione del suo ruolo di madre: "abbiamo bisogno - ha continuato il presule filippino - di aiutare le donne, gli uomini e i bambini, ad apprezzare meglio la piena grandezza della donna, che include non solo i doni che condivide con l'uomo, ma anche i doni unici che riguardano la sua femminilità, come la sua capacità di comprendere la maternità non solo come un atto riproduttivo, ma come uno stile di vita spirituale, educativo, affettivo e culturale".

Questo, dunque, l'obiettivo che dovrebbero porsi anche gli organismi internazionali se vogliono davvero proteggere le donne, specialmente alla luce della conclusione della recente 63esima sessione della Commissione sullo status delle donne (CSW). (Nico Spuntoni)