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"Omotransnegatività", nuovo giallo sull'utero in affitto

Nel bel mezzo dello scandalo affidi di Bibbiano, da cui emerge un’ideologia anti-famiglia alimentata da militanti Lgbt e loro sodali, oggi il parlamento regionale dell’Emilia Romagna si riunisce per esaminare il progetto di legge contro la cosiddetta «omotransnegatività».

Almeno questo prevede l’ordine del giorno, ma c’è un bel punto interrogativo. Nella serata di ieri l’agenzia Dire ha scritto infatti che oggi, «a meno di clamorose sorprese», la legge non sarà discussa, ma «dovrebbe tornare in aula il 24 luglio per l’approvazione definitiva». Che cosa è successo?

Come i lettori ricorderanno, l’iter del testo sull’omotransnegatività aveva subito una battuta d’arresto ad aprile (clicca qui), quando il Pd si era spaccato a causa di due emendamenti sull’utero in affitto, volti in sostanza a escludere dai finanziamenti i gruppi promotori della sua legalizzazione e a evitare che l’accusa di essere “discriminatorio” potesse essere rivolta anche a chi si dicesse contrario a tale pratica aberrante. Ovviamente il linguaggio usato nel proporre la modifica era stato il più politicamente corretto possibile, per tenersi buoni sia il fronte di femministe contrarie alla maternità surrogata sia il fronte gay. Ma quest’ultimo si era comunque adirato, con in testa Sergio Lo Giudice, spalleggiato dalla madrina delle «unioni civili», Monica Cirinnà.

Ebbene, la spaccatura interna al Pd esiste ancora, come si intuisce sempre dall’agenzia Dire, che prosegue così: «Malgrado tutto, infatti, un accordo tra i democratici è quasi raggiunto e sarà perfezionato nelle prossime ore. Nell’intesa che si profila, ovviamente, ogni parte rinuncia a qualcosa. Un compromesso è in arrivo anche per quanto riguarda l’emendamento anti-utero in affitto, che in sostanza toglie il diritto ai finanziamenti regionali per quelle associazioni che lo dovessero sostenere. L’emendamento non sarà totalmente cancellato, ma sarà rivisto e corretto. Il punto, come spiegano i consiglieri Pd, è se questa intesa reggerà la prova della comunicazione, cioè in buona sostanza se verrà resa pubblica in maniera equilibrata e soddisfacente per tutti».

Una prova della “comunicazione” non semplicissima. Anzi. La Nuova Bussolaha appreso da fonti ben informate che Sinistra Italiana (nella coalizione di maggioranza, con il Pd) e Movimento 5 Stelle sono pronti a fare le barricate pur di discutere e votare il testo tra oggi e domani. Quindi, senza il rinvio al 24 luglio che parrebbe al momento l’opzione preferita dal grosso del Pd. Il centrodestra, dal canto suo, è pronto a fare ostruzionismo attraverso la presentazione di vari emendamenti a una legge che, spiega un referente di Fratelli d’Italia, «presenta pregiudiziali di costituzionalità». In sostanza, non c’è nulla di ufficiale nel rinvio, ma è possibile che vi si arrivi comunque per via degli emendamenti, le divisioni interne alla maggioranza e lo scarso tempo a disposizione. Quel che è certo è che né la sinistra né i grillini hanno abbandonato l’idea di una legge fortemente liberticida.

La proposta legislativa viene ufficialmente presentata come necessaria per combattere le discriminazioni contro persone che si identificano come gay o transessuali: in realtà, si tratta del solito pretesto per far avanzare l’agenda politica delle organizzazioni Lgbt, esistendo già nel nostro Paese un codice penale e un insieme di altre leggi che tutelano indistintamente tutti i cittadini.

Come dire che nella regione governata dal Pd, anziché prendere atto dell’abisso in cui sprofonda la società nello sposare un’ideologia che fa la guerra alla famiglia, ci si ripropone di approvare una legge che risponde ai desiderata dell’associazionismo arcobaleno, primo responsabile della suddetta guerra.

Rimane appunto il mistero sui contenuti precisi del testo che verrà discusso oggi (o rinviato), come già sottolineavano in un comunicato del 4 luglio Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vicepresidente di Pro Vita & Famiglia, che si chiedevano: «La comunità Lgbt ordina, il Pd obbedisce?». Brandi e Coghe si soffermavano poi sull’assurdità di una legge sull’«omotransnegatività», a maggior ragione dopo l’emersione del caso dei bambini strappati illegittimamente ai genitori: «Dopo lo scandalo sugli affidi di minori a Bibbiano, con una legge del genere chi proverà a denunciare anomalie o illeciti compiuti da una coppia omosessuale, come è emerso dall’inchiesta Angeli e Demoni, sarà accusato di omofobia? Non si possono negare le libertà costituzionali eppure qualcuno sta tentando di farlo. Per di più l’accusa di omofobia è soggetta alla percezione della vittima, quindi è a rischio l’oggettività del reato».

A chiedere chiarezza anche Citizen Go, con un post su Facebook di Filippo Savarese: «CitizenGO Italia chiede al presidente Bonaccini di chiarire la posizione del Pd regionale sull'utero in affitto, e soprattutto chiarire i rapporti tra alcuni dei principali promotori della Legge e alcuni tra i principali indagati nello scandalo affidi Angeli e Demoni in Val d’Enza».

Tra i promotori della legge sull’omotransnegatività c’è la piddina Roberta Mori, presidente della commissione regionale per la Parità. Lo stesso Savarese aveva fatto notare in un altro post che la Mori - referente di Ready, cioè la rete delle pubbliche amministrazioni gay friendly - aveva sostenuto, pochi giorni prima dell’emersione dello scandalo di Bibbiano, un incontro dal titolo «Affido e adozioni nel mondo Lgbt+», organizzato per il 13 giugno dal famigerato Cassero Lgbt Center(quello della messa in scena gravemente blasfema della Passione di Gesù) e che vedeva tra i partecipanti l’assistente sociale Federica Anghinolfi, la sua ex compagna Fadia Bassmaji e l’attuale compagna di quest’ultima, Daniela Bedogni, tutte e tre indagate con pesanti accuse a loro carico (clicca qui). La Mori risulta estranea all’inchiesta Angeli e Demoni, ma rimane il problema all’origine e cioè quello di promuovere, nella linea propria del Pd, eventi gay che veicolano una cultura distruttiva del tessuto familiare e sociale.

Tornando al nodo dell’utero in affitto, deve essere chiaro che si tratta solo di un aspetto, per quanto enorme, del problema, in quanto è l’intera legge sull’«omotransnegatività» a essere inaccettabile. Ricordiamo che la sua versione originaria prevede politiche per «prevenire e superare» le cosiddette situazioni discriminatorie, «anche potenziali» (art. 1): sembra la stessa logica del perseguimento del pre-crimine vista in film fantascientifici come Minority Report. Senza dimenticare che il linguaggio usato nel testo per definire «omofobia» e «transfobia» è estremamente vago, rendendo del tutto arbitrarie le eventuali accuse di «discriminazione».

Se per la Cirinnà e le organizzazioni gay perfino contestare l’utero in affitto è “omofobo”, è evidente che pure sostenere pubblicamente che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna e che i bambini devono poter crescere con mamma e papà sarà (e lo è già) considerato “omofobo”. Così come viene ormai fatto passare per “transfobo” dire che somministrare ormoni bloccanti della pubertà costituisce abuso su minori e, in generale, che il “cambiamento di sesso” è una menzogna.

La proposta di legge emiliana favorisce poi, sempre avvalendosi di un linguaggio ben camuffato, la diffusione di corsi veicolanti l’ideologia gender nelle scuole, il finanziamento delle associazioni Lgbt, percorsi preferenziali di inserimento lavorativo, il controllo dei contenuti trasmessi da televisioni e radio con segnalazioni da parte del Corecom nei casi di espressioni ritenute offensive dai soliti gruppi Lgbt, la riserva agli stessi di spazi radiotelevisivi, eccetera. Se non si amano le dittature, è un testo che va respinto in toto.

http://lanuovabq.it/it/omotransnegativita-nuovo-giallo-sullutero-in-affitto