• Riflessioni

Omosessualismo, negazione del cristianesimo

Nella crescente campagna per la legittimazione dell’omosessualità – di cui la Nuova BQ sta dando dettagliata notizia – è in gioco una questione che sembra ancora più drammatica del gioco di potere di una lobby vaticana e anche di una semplice deviazione culturale. Se, per fare un esempio, in non pochi cinema cattolici viene proiettato e spesso magnificato un film in cui un aitante professore plagia e sottomette al suo piacere un ragazzino quindicenne, allora non bastano più le categorie di “potere” o di “cultura” a spiegare quanto accade. Forse, non basta nemmeno la “morale” in sé a dare ragione: c’è qualcosa di più profondo che sta entrando nelle coscienze dei semplici come tentazione radicale.

Vale la pena interrogarsi su quale sia la reale posta in gioco, il rischio vero nascosto sotto questo tentativo, che sembra andare purtroppo sempre più a segno anche nel popolo cattolico. E vale a maggior ragione dato che, a ben vedere, è in gioco la questione più grave di tutte: il pericolo di svuotare alla radice la pretesa cristiana. Quest’ultimo non è certo una novità: si tratta di un attacco antico come il “mondo” (quel mondo che fin da principio “non ha accolto” Gesù), ma ai nostri giorni sta raggiungendo una radicalità nuova, forse definitiva, perché va dritto all’origine del desiderio del cuore dell’uomo.

Che cosa dice infatti il suddetto mondo all’uomo contemporaneo, leggendo bene tra le righe dell’eguaglianza di ogni amore? Che non c’è infine nessuna risposta vera, buona al desiderio che inizia nella sua carne.

Questa è la sottile disperazione nascosta sotto l’accettazione della normalità omosessuale: ogni desiderio erotico è vero in sé, è buono in sé, proprio perché in fin dei conti non c’è nessuna realtà che corrisponda veramente all’attesa del cuore umano. Ma se il desiderio dell’uomo non ha una risposta vera all’origine della sua stessa carne, come potrà averla alla fine del suo destino? Se tutte le vie dell’attrazione carnale sono uguali e quindi non esiste una via buona all’inizio dell’umano, perché ci dovrebbe essere quella Via che conduce infine alla Verità e alla Vita? E, venendo al dunque, se la bellezza della donna non è più quella verità che completa la carne dell’uomo - diventando uguale a qualsiasi attrazione - perché dovrebbe essere possibile la bellezza di Cristo come risposta  reale, carnale appunto, al desiderio infinito del cuore umano? Difficile immaginare un attacco più radicale alla pretesa di Gesù, perché, come detto, è una disperazione portata proprio all’origine della libertà dell’uomo, ovvero a quel “desiderio” e a quella “carne” in cui si gioca il cuore dell’esperienza umana elementare nell’incontro con Cristo, la Verità fatta uomo.

E difatti questa “disperazione amorosa” si allarga in tutti i luoghi dove si costruiscono i rapporti umani più grandi: se non c’è qualcosa di vero e di buono all’origine dell’amore, è sempre più difficile dar vita a un matrimonio, far nascere figli, educarli davvero basandosi sulla solo desiderio dell’io. E allo stesso modo, non è un caso che la stessa fede in Cristo – nell’epoca del totale soggettivismo sulla verità e ora anche sull’amore – sia vissuta sempre più come una simpatia (ondivaga come l’emozione) verso il  Suo messaggio di misericordia e sempre meno come risposta reale, viva al desiderio infinito del cuore.

Già perché in sintesi, l’omosessualismo – inteso come ideologia che strumentalizza la persona che vive il dramma dell’inclinazione omosessuale, negandolo - è infine un relativismo portato nella carne: come il relativismo introduce una disperazione nell’intelletto affermando che non esiste una verità (perché tutte le opinioni sono ugualmente vere), così l’omosessualismo introduce una disperazione all’origine del desiderio affermando che non esiste una “carne vera” (perché tutte le “opinioni amorose” sono vere in quanto tali) in cui il desiderio stesso possa iniziare a compiersi.

Difficile immaginare bomba più potente di questa per rendere a priori insignificante il fatto cristiano: dopo aver dichiarato nei secoli passati la totale autonomia della scelta morale e della ragione, il mondo di cui sopra ora sembra muovere il passo decisivo dichiarando anche la totale autonomia del desiderio – ovvero di ciò che più potentemente muove l’uomo - dalla bellezza vera che ad esso può rispondere, fin nella sua origine.

Insomma, quella “dittatura del relativismo”, da cui ha messo in guardia con tutte le sue forze il papa emerito, sembra voler fare ai giorni nostri un passo decisivo per impadronirsi di tutto l’uomo fino al suo stesso cuore e trasformarsi così da “dittatura” in vero e proprio “totalitarismo” (i cui segni sono ben visibili, con tanto di intimidazioni  morali – e non solo - per i non allineati).

Difficile non vedere in tutto questo affannarsi quotidiano “per l’uguaglianza degli amori” - con epicentro proprio nel mondo cattolico  – il capolavoro di un Ingannatore oltre-umano (come ci ricorda a intervalli regolari papa Francesco), capace di abbindolare tanti cuori a disperare sul tema più grande che c’è, l’amore, e a convincerli per giunta che si tratti al contrario di una sorta di carità verso gli oppressi (ma evidentemente non ci può essere carità laddove si nega disperatamente la verità sull’umano) e di liberazione per tutti gli uomini.

Forse, i segni dei tempi ci stanno dicendo che la speranza dell’uomo è affidata infine alla bellezza della donna, per tante ragioni offuscata negli ultimi secoli e soggetta più di ogni altra a mistificazioni e inganni; e in particolare alla bellezza di “una” donna, colei che proprio un secolo e un anno fa (il 13 ottobre) a Fatima venne a metterci in guardia dal male che sarebbe venuto e ci indicò la stupenda via per sconfiggerlo.

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