• CASO LAMBERT

Oggi il verdetto su Vincent, il disabile ‘reo’ di vivere

Per le 17 di oggi è attesa la pronuncia della Cassazione francese, che in sede plenaria dirà se la Corte d’Appello aveva la competenza per ordinare la ripresa di idratazione e nutrizione per il 42enne tetraplegico.
AGGIORNAMENTO (h. 17): La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello, e dunque l'ospedale di Reims è di nuovo legittimato a interrompere i sostegni vitali di Vincent, facendolo morire di fame e di sete. Rimane l'incertezza sul quando.
 

 

AGGIORNAMENTO (h. 17): La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello, e dunque l'ospedale di Reims è di nuovo legittimato a interrompere i sostegni vitali di Vincent, facendolo morire di fame e di sete. Rimane l'incertezza sul quando.


Come comunicato nella seduta plenaria di lunedì 24 giugno, oggi pomeriggio la Cassazione si pronuncerà sul caso di Vincent Lambert. La decisione è attesa per le 17. Come ricorda Le Figaro, i giudici della più alta corte francese non sono chiamati a decidere sul merito della continuazione o meno delle cure - che per Vincent consistono essenzialmente nel ricevere cibo e acqua - bensì dovranno pronunciarsi su una questione principalmente tecnica, stabilendo se la Corte d’Appello di Parigi avesse la competenza per ordinare la ripresa di una regolare idratazione e nutrizione a favore del quarantaduenne disabile.

Ordine che i giudici d’Appello avevano provvidenzialmente emesso la sera del 20 maggio, accogliendo il ricorso d’urgenza degli avvocati dei genitori di Vincent, e interrompendo così l’iter per l’eutanasia che era stato avviato dall’ospedale di Reims al mattino di quello stesso giorno. La corte parigina aveva dichiarato la propria competenza sulla base dell’illegittimità dell’atto consistente nella violazione della «libertà personale» di Vincent e del suo diritto alla vita. Non si tratta cioè di una semplice questione che ricade nella giustizia amministrativa, come vanno invece sostenendo coloro che vorrebbero privare il tetraplegico francese delle cure di base; e quindi la Corte d’Appello ha avuto le sue fondate ragioni per ordinare ai medici di garantire i sostegni vitali e chiedere allo Stato il rispetto degli impegni internazionali presi con l’Onu, attendendo il pronunciamento del Comitato per i diritti dei disabili, come quest’ultimo organo aveva già richiesto invano per due volte a maggio.

I suoi genitori, il fratello David e la sorella Anne chiedono da tempo che Vincent possa essere trasferito in una struttura specializzata, dove poter ricevere, oltre a cibo e acqua, quanto gli è stato negato in questi anni: sedersi di tanto in tanto su una poltrona, essere accompagnato per una passeggiata nel parco, avere delle sedute di fisioterapia. Almeno sette centri si sono già offerti in questo senso. I genitori, Viviane e Pierre, si sono detti anche pronti ad accudire il figlio a casa, come ricorda la petizione del comitato Je soutiens Vincent. Ma per l’appunto ogni soluzione che preveda Vincent fuori dal Center Hospitalier Universitaire (CHU), l’ospedale universitario di Reims, è stata fin qui negata. Che cos’è questa se non violazione della libertà personale?

Di contro, la moglie Rachel (tutore legale del marito), il nipote Francois (che gode di grande visibilità mediatica) e altri sei tra fratelli e sorelle chiedono che a Vincent vengano tolti i sostegni vitali, eventualità che comporterebbe la sua morte per fame e per sete. Con loro fanno fronte comune: l’ospedale, il procuratore generale della Cassazione, il governo Macron, protagonista di commenti pilateschi subito prima delle Europee, tramutatisi nell’attivo perseguimento dell’eutanasia su Vincent subito dopo le elezioni (vedi qui), attraverso il ricorso presentato contro la citata decisione della Corte d’Appello.

Indicative della pervicacia con cui buona parte dell’apparato statale francese sta cercando di far morire Lambert sono le dichiarazioni rese dai legali durante l’udienza di lunedì in Cassazione. «Da quando è stata presa la prima decisione di interrompere i trattamenti, sono stati aditi più di 30 tribunali», ha detto l’avvocato dello Stato, che poi ha aggiunto: «In questo caso avete 34 decisioni che vanno tutte nella stessa direzione». In realtà, ci sono stati anche giudici (non solo quelli di Appello) che avevano annullato le disposizioni mortifere dell’ospedale. E in ogni caso bisognerebbe ricordare che la vita di una persona innocente non si toglie a colpi di maggioranza.

A prendersi la scena è stato poi Patrice Spinosi, il legale di Rachel. Spinosi ha attaccato pesantemente i giudici della Corte d’Appello, che secondo lui «hanno creduto di essere meglio autorizzati di tutti quelli che si sono riuniti prima di loro per decidere di questo tragico destino. La decisione della Corte d’Appello di Parigi non è una decisione di giustizia, è un colpo di mano giuridico, niente di più. è una decisione irresponsabile perché è necessariamente senza alcun futuro». L’avvocato della moglie di Vincent è quindi arrivato a chiamare la sentenza del 20 maggio «un colpo di Stato», compiuto da giudici «che hanno messo la loro passione davanti alla loro ragione». Beh, proprio coloro che stanno avendo a cuore la sorte di Vincent (i genitori, innanzitutto) sono quelli che in questa vicenda stanno usando la ragione più degli altri: almeno due perizie mediche ordinate dai tribunali in sei anni di battaglia legale hanno confermato quanto direbbe il comune buonsenso, cioè che dare cibo e acqua al quarantaduenne disabile non costituisce «irragionevole ostinazione».

Per inciso, Patrice Spinosi - impegnato in varie dispute giudiziarie di portata internazionale, in cui lui ha rappresentato la parte più “progressista” (avallo dell’utero in affitto incluso) - era stato inserito già nel 2011 nella «lista dei più potenti avvocati in Francia» creata da GQ, e per l’edizione 2015-2016 è stato riconosciuto come «il più potente avvocato in Francia». Singolare che un uomo così influente si interessi di far arrivare al più presto alla morte Vincent, la cui vicenda potrebbe sfociare in un pericoloso precedente giurisprudenziale e anche in una legge ancora più pro eutanasia dell’attuale Claeys-Leonetti.

Nell’udienza di giorno 24, in rappresentanza dei genitori di Vincent aveva parlato Claire Le Bret-Desaché, ricordando che «il diritto alla vita è il primo di tutti i diritti. Esso condiziona tutti gli altri [diritti], che gli sono subordinati». E si era così rivolta alla corte: «Se voi, giudici, non proteggete il diritto alla vita, allora chi lo proteggerà?».

Infine, c’era stato l’intervento del procuratore generale della Cassazione, Francois Molins: «Consacrare il diritto alla vita come valore supremo avrebbe l’effetto di rimettere in discussione la legge Leonetti o l’aborto», evidentemente intoccabili per Molins. La cui logica, tuttavia, non fa una grinza. Sul disabile ‘reo’ di vivere Vincent Lambert si gioca infatti una battaglia che è anche una scelta di civiltà: o si sceglie la sacralità della vita o si scelgono aborto ed eutanasia. Non ci sono vie di mezzo.