• RAPPORTO ONU

Nuovo record di profughi nel mondo, paga l'Occidente

Il nuovo Rapporto dell'Alto Commissariato Onu in occasione della Giornata mondiale del rifugiato rileva un nuovo record di profughi nel 2018 a 70,8 milioni (inclusi 5,5 milioni di palestinesi), metà sono minorenni. Di questi, oltre 40 milioni sono sfollati e 20 quelli all'estero che hanno ottenuto lo status di rifugiato. La Siria è il paese che genera più profughi, la Turchia è quello che ne accoglie di più. Ma l'Onu dimentica di dire che l'87% dei fondi per l'assistenza ai profughi viene da Stati Uniti ed Europa.

Come di consueto, anche quest’anno, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 20 giugno, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Unhcr nell’acronimo inglese, ha pubblicato un rapporto globale sulla situazione dei profughi nel mondo.

Ancora una volta è un rapporto allarmante perché registra per l’anno 2018 un ulteriore aumento dei profughi – rifugiati e sfollati – in fuga da guerre, persecuzioni, conflitti armati, violenze e violazioni dei diritti umani: 2,3 milioni in più rispetto al 2017 e questo benché nel 2018 2,9 milioni di profughi – 2,3 milioni di sfollati e quasi 600.000 rifugiati – siano tornati a casa. Il totale è di 70,8 milioni, rispetto ai 68,5 milioni del 2017. Come tutti gli anni però, l’Alto commissariato include nel calcolo i palestinesi, 5,5 milioni, che in realtà sono sotto mandato di una agenzia Onu creata per loro nel 1949, la Unrwa, Agenzia per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi del Vicino Oriente.   

La stima dei profughi sotto mandato Unhcr è quindi di 65,3 milioni, il doppio che 20 anni fa, il numero più alto mai raggiunto. Comprende tre gruppi di persone. Quello più consistente, come sempre, è rappresentato dagli sfollati, o profughi interni, ovvero dalle persone che nel mettersi in salvo non hanno oltrepassato i confini nazionali: sono 41,3 milioni. I profughi espatriati, che hanno ottenuto lo status giuridico di rifugiato, sono 20,4 milioni. L’ultimo gruppo è quello dei richiedenti asilo. Sono i profughi all’estero che godono di protezione internazionale, ma che ancora attendono di sapere se sarà loro accordato lo status di rifugiato. Alla fine del 2018 erano 3,5 milioni. Il numero più elevato di nuove richieste di asilo è stato presentato da cittadini venezuelani: 341.800.  

Nel dettaglio, uno dei dati più rilevanti è che nel 2018 un profugo su due, per un totale di circa 10 milioni, erano minori, 111.000 dei quali orfani o comunque soli, privi di referenti adulti. Altro dato evidenziato nel rapporto dell’Unhcr è che quasi quattro profughi su cinque sono lontano da casa da almeno cinque anni. Uno su cinque è profugo da almeno 20 anni. È il caso ad esempio di decine di migliaia di somali sotto protezione internazionale in Kenya e in Etiopia, vittime del conflitto scoppiato in Somalia nel 1991 e non ancora del tutto risolto. Il rapporto rileva inoltre che un numero crescente di profughi vive in contesti urbani e non in campi profughi e in aree rurali. Nel 2018 la loro percentuale è salita al 61%.

Quanto alle nazionalità dei rifugiati, si confermano i dati del rapporto precedente. Il 67% dei rifugiati è originario di cinque stati. Il gruppo più numeroso è quello dei siriani, 6,7 milioni. Seguono gli afghani, 2,7 milioni, i sudanesi del sud, 2,3 milioni, i birmani, 1,1 milioni e i somali, 900.000. Cambiano in parte rispetto al 2017 i paesi che ospitano più rifugiati, ma per il quinto anno consecutivo la Turchia è il paese che ne ospita di più: 3,7 milioni. Gli altri stati sono: Pakistan, 1,4 milioni, Uganda, 1,2 milioni, Sudan, 1,1 milioni, Germania, 1,1. Tuttavia in termini di rapporto tra rifugiati e popolazione, il Libano continua a essere il primo paese, con un rifugiato ogni sei abitanti, seguito dalla Giordania, con un rapporto di uno a 14, e dalla Turchia, con un rapporto di uno a 22.

Nel presentare il rapporto 2019, l’Alto Comissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, ha commentato: “Ad ogni crisi di rifugiati, ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa. Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune”.

Considerando con preoccupazione la costante tendenza all’aumento delle persone costrette a fuggire per sottrarsi a violenze e persecuzioni, Grandi ha però sottolineato come elemento positivo e motivo di fiducia le “manifestazioni di generosità e solidarietà, specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati. Stiamo inoltre assistendo a un coinvolgimento senza precedenti di nuovi attori, fra cui quelli impegnati per lo sviluppo, le aziende private e i singoli individui, che non soltanto riflette ma mette anche in pratica lo spirito del Global Compact sui Rifugiati”.

Non si può, anzi non si deve fare a meno di rilevare che l’Alto Commissario Grandi con queste parole fa torto a chi mette l’Unhcr in condizione di assistere quei 20 milioni di rifugiati. Il Commissario cita infatti come esempi positivi solo i paesi che ospitano la maggior parte dei rifugiati, quasi tutti africani e asiatici essendo che le situazioni di crisi si verificano soprattutto in quei due continenti. Omette invece di spiegare che i rifugiati, e con loro 41 milioni di sfollati e 3,5 milioni di richiedenti asilo, sono sotto mandato della sua agenzia il cui bilancio di circa otto miliardi di dollari all’anno è coperto per l’87% da fondi forniti da Stati Uniti, Unione Europea e paesi europei: donatori pubblici e privati che continuano generosamente a contribuire nonostante i continui scandali di cui sono protagonisti molti dei paesi che ospitano più rifugiati: sottrazione di fondi e aiuti, persino di generi alimentari e medicinali, numero di profughi gonfiato per ottenere più denaro dall’Unhcr, altro denaro estorto agli stessi profughi da chi è incaricato di assisterli.