a cura di Benedetta Frigerio
  • Filippine

Nuovo attentato nell’isola di Mindanao

 

È salito a 21 il bilancio dei morti causati dall’attentato terroristico alla cattedrale di Jolo, nell’isola di Mindanao, Filippine, compiuto domenica 27 gennaio. Lo ha annunciato il segretario alla difesa Delfin Lorenzana confermando inoltre che ancora sussistono dubbi su come l’attentato dinamitardo è stato realizzato: se cioè i terroristi hanno fatto esplodere le due bombe tramite dispositivi a distanza, come un video sembrerebbe confermare, oppure sono stati due terroristi suicidi a farsi saltare in aria. Anche la rivendicazione dell’Isis suscita perplessità, ad esempio perché – ha spiegato Lorenzana – l’Isis rivela sempre i nomi degli attentatori suicidi e in questo caso non lo ha fatto. Tutto fa pensare – sostiene il segretario alla difesa e con lui le autorità militari – che gli autori dell’attentato siano i militanti del gruppo armato Abu Sayyaf, e di una delle sue fazioni, Ajang-Ajang. L’atto terroristico sarebbe la reazione di Abu Sayyaf al fatto che interlocutore del governo, durante i colloqui di pace che hanno portato all’autonomia della regione come rivendicato dagli indipendentisti islamici per decenni, sia stato il Moro Islamic Liberation Front che adesso probabilmente guiderà l’autorità di transizione e il governo del Bangsamoro, la nuova entità politica nata dal referendum popolare che pochi giorni prima dell’attentato ha ratificato la nascita della suddetta regione autonoma. I leader della Chiesa cattolica hanno sostenuto il progetto autonomista, ritenendolo necessario a dare finalmente pace a Mindanao e a “porre rimedio alle ingiustizie storiche contro la comunità musulmana”. Mentre le indagini proseguono, un altro attacco dinamitardo è stato messo a segno il 30 gennaio, questa volto contro una moschea. Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio qualcuno ha lanciato una granata dentro una moschea di Zamboanga, uccidendo due persone e ferendone quattro.