• EGITTO

Nuovi pretesti per uccidere i cristiani

Nuovi attacchi ai cristiani hanno funestato il fine settimana in Egitto. È successo il 5 aprile a El-Khusus, una cittadina vicino al Cairo. Ancora una volta, a scatenare la collera islamica un episodio pretestuoso.

Egitto

Nuovi attacchi ai cristiani hanno funestato il fine settimana in Egitto. È successo il 5 aprile a El-Khusus, una cittadina vicino al Cairo. Ancora una volta, a scatenare la collera islamica un episodio pretestuoso: delle scritte e una croce disegnate sui muri di un istituto religioso islamico, di cui sono stati accusati dei bambini cristiani.

Forse c’entra anche una lunga disputa tra due famiglie, una musulmana e una cristiana, e di certo la tensione era cresciuta dopo che, alcuni giorni prima, una donna cristiana era stata minacciata da un gruppo di salafiti.
Inoltre, secondo la testimonianza di Padre Suriel della chiesa di Mar Girgis raccolta dall’agenzia di stampa Asia News, alcuni imam durante gli incontri in moschea avevano aizzato i fedeli contro la comunità copta. Sta di fatto che, sparsasi la notizia dell’oltraggio, una folla furibonda ha iniziato una caccia ai cristiani e ha incendiato una chiesa battista, alcune case e un asilo. A loro volta alcuni cristiani hanno reagito incendiando la casa di un musulmano. Il bilancio dei successivi scontri proseguiti tutta la notte, anche sotto gli occhi della polizia peraltro giunta sul posto con molto ritardo, è di cinque morti, quattro cristiani e un musulmano, e una ventina di feriti.

Domenica 7, poi, all’uscita dalla cattedrale di san Marco dove si erano svolti i funerali delle quattro vittime cristiane, il corteo funebre è stato assalito da un commando armato di bottiglie molotov e pietre. Un edificio della cattedrale ha preso fuoco. Di nuovo alcuni fedeli hanno risposto lanciando pietre e negli scontri un altro cristiano è morto.
Il presidente Mohamed Morsi ha condannato le violenze contro i cristiani copti, ha espresso personalmente la sua solidarietà al patriarca copto Tawadros II e ha ordinato un’inchiesta. Ma ormai questo non basta a rassicurare la minoranza cristiana, dato il moltiplicarsi delle aggressioni man mano che i Fratelli Musulmani, di cui il presidente Morsi è espressione, estendono il loro controllo sulle istituzioni egiziane.

Ferma e autorevole è stata la condanna espressa dal grande imam dell’università di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb. “Il sangue di tutti gli egiziani è prezioso” – ha dichiarato – proteggere il paese dalle violenze settarie e dal razzismo è un dovere religioso e nazionale”. Già nei mesi scorsi il grande imam Ahmed al-Tayyeb aveva più volte affermato che quello dei Fratelli musulmani e dei salafiti non è il vero islam. Per questo i Fratelli Musulmani e i loro alleati stanno tentando di screditarlo insieme al rettore dell’università, Osama al Abd, anch’egli critico nei loro confronti, con l’obiettivo di costringere entrambi alle dimissioni. Un’occasione per attaccarli entrambi è stata la denuncia del presunto avvelenamento di 550 studenti dell’università con cibi avariati.

Un’indagine è stata avviata il 2 aprile per accertare fatti e responsabilità. A condurla è Talaat Abdallah, il procuratore capo del Cairo, schierato con gli islamisti, che ha aperto nei mesi scorsi diversi processi contro persone accusate di offese all’islam e al presidente Morsi. I docenti dell’ateneo stanno pensando di procedere all’elezione di un nuovo rettore, come è loro diritto, anche se è consuetudine che sia il capo dello stato a sceglierlo. È in gioco l’autonomia dell’ateneo, una posta estremamente alta, dal momento che l’istituto, fondato nel 970 o 972, è considerato il massimo centro mondiale sunnita di letteratura araba e di studi islamici.

L’accusa di aver avvelenato centinaia di studenti sarebbe un pretesto dei Fratelli Musulmani per attaccare il grande imam e il rettore: “al-Azhar non ha mai ricevuto un tale trattamento irrispettoso e violento – ha spiegato ad Asia News Ahmed Karim, uno dei leader religiosi dell’ateneo – nemmeno i francesi, gli inglesi o i turchi avevano osato tanto”. Anche il Gran Mufti d’Egitto, Shawky Abdel-Karim Allam si è schierato in difesa dell’università : “gli attacchi contro l’università islamica di al-Azhar – ha dichiarato – mettono a repentaglio la sicurezza di tutto il paese. Al-Azhar è e resterà sempre indipendente. Essa ha sempre servito e servirà tutto il paese senza guardare alle fazioni politiche”. Ma invece adesso le cose potrebbero cambiare.